La canzone di Medea
«Mi chiamo Medea, e sono qui per aiutarti.» Medea appare quando tutto sembra già deciso. Attraversa il Messico al volante della sua Jetta verde militare, raggiungendo donne in pericolo: figlie di soldati, amanti di sicari, ragazze cresciute in un mondo che dispone dei loro corpi e delle loro vite. Le aiuta a interrompere una gravidanza, a sottrarsi a relazioni rischiose, a cercare una via d’uscita. Compare dove nessuno osa guardare, portando con sé erbe, farmaci e parole. Ma soprattutto una possibilità: quella di scegliere. Dove la violenza è quotidiana e l’amore si confonde con il controllo e con l’abuso, Medea diventa sorella, strega, complice. Non giudica: resta. Attorno a lei prende forma un coro di voci indisciplinate, in cui la rabbia convive conl’umorismo nero, il dolore con il desiderio, la perdita con la possibilità di ricominciare. Con una lingua elettrica e carnale, Dahlia de la Cerda riscrive il mito di Medea nel cuore del Messico contemporaneo, intrecciando brutalità e tenerezza e restituendo voce a chi è stato ridotto al silenzio. Un romanzo di sorellanza e insurrezione, di distruzione e cura, che racconta la forza ostinata di riscrivere il proprio destino. Perché «non siamo ciò che hanno fatto di noi, ma ciò che facciamo di ciò che hanno fatto di noi».
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Penna Esordiente
Marika Campeti
Marika Campeti è nata a Roma nel 1979. Nel 2002 si è laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo. Dopo gli studi ha svolto i suoi primi lavori nella post-produzione televisiva e cinematografica come rilevatrice dialoghi e assistente al doppiaggio. Attualmente è caporedattrice per la rivista letteraria Writers Magazine Italia diretta da Franco Forte. Insegna danza orientale dal 2005. Ha pubblicato quattro romanzi , un romanzo breve e curato due antologie: Il segreto di vicolo delle Belle (Apollo Edizioni 2018), Lo scorpione dorato (Augh edizioni 2020) Neravorio (Augh edizioni 2022) L’ultimo respiro di Mara (Bertoni editore 2023), Giochi di coppia (Delos Digital 2024), 365 racconti gialli, thriller e noir (Delos Digital 2024), La notte della menta (Settechiavi, novembre 2024).

Recensione a cura di Marika Campeti

Ho chiuso questo romanzo con la sensazione di aver attraversato qualcosa di difficile da raccontare. È una lettura dura, spesso spietata. La violenza non viene addolcita né nascosta e il bello è che non viene neanche enfatizzata. La violenza è normalità. E con la crudezza di alcune scene o linguaggio, emerge la poesia, e ti travolge.

La riscrittura del mito di Medea è un’idea bellissima dell’autrice. Qui Medea non è soltanto un richiamo alla tragedia classica: diventa una presenza, una donna che arriva quando il mondo sembra averti già tolto ogni possibilità di scelta. Ogni volta che pronuncia «Mi chiamo Medea, e sono qui per aiutarti», è impossibile non pensare che, prima o poi, ogni donna dovrebbe incontrare una Medea così in un momento di fragilità. Qualcuno che non giudica, non impone, ma resta accanto.

 Ho apprezzato molto anche la scrittura di Dahlia de la Cerda. È diretta, essenziale, velocissima. Nelle prime pagine ho avuto la sensazione di correre insieme alle donne che raccontano le loro storie, quasi senza riuscire a prendere fiato. Poi succede qualcosa di curioso: non ti accorgi più della corsa. Il ritmo diventa naturale e ti ritrovi completamente immersa nelle loro vite, intrecciate tra loro come una scacchiera, capitolo dopo capitolo.

È un romanzo che parla di violenza, controllo, abuso e maternità, ma anche di sorellanza, di scelta e di resistenza. Non cerca di rendere bello ciò che è terribile, ma riesce comunque a trovare spazio per la tenerezza e per la speranza.

Non è una lettura semplice e credo che proprio per questo lasci il segno. Consiglio la lettura alle donne, ma soprattutto agli uomini. C’è bisogno di più uomini che leggano storie di donne.

 

 

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