La banda dell’Arancia Meccanica
Erano il terrore della Roma bene, i “coatti” di periferia che sembravano usciti da un film Colpiscono nei quartieri più esclusivi della Capitale, dove la gente si sente più al sicuro. Individuano la vittima per strada, la inseguono e la derubano dopo averla picchiata. Poi, all’inizio degli anni Ottanta, il salto di qualità: cominciano a prendere di mira le ville e gli appartamenti di lusso, e non si limitano a rubare. Le case si trasformano in teatri dell’orrore, che la gang devasta e saccheggia dopo aver malmenato, stuprato e terrorizzato gli abitanti. Un incubo che vale agli spietati criminali il nome di banda dell’Arancia Meccanica. Tra le vittime ci sono anche personaggi famosi, attori e cantanti, e molti fuggono spaventati dai quartieri ricchi. Per anni, tra il 1979 e il 1983, le forze dell’ordine li inseguono invano, ma la banda sembra avere la misteriosa capacità di anticiparne le mosse. Ci vorranno oltre 700 rapine e un bottino da 15 miliardi di lire – oltre a gioielli, pellicce e orologi rubati – prima che l’incubo finisca e la gang, capitanata da un ex poliziotto, finisca in manette. Massimo Lugli trasforma la cronaca nera in letteratura, raccontando la storia angosciante e maledetta della gang che ha seminato il panico nella Roma bene. Il romanzo della banda che terrorizzò Roma. Tra gli anni Settanta e Ottanta una gang sadica e spietata spadroneggiava nei quartieri ricchi della Capitale. Come in un film, e invece era realtà. Rapine, aggressioni, stupri, torture. Come ha potuto farla franca per tanti anni? Davvero qualcuno ha coperto la banda?
La violenza fine a sé stessa, nella Roma bene di fine anni ’70, narrata senza fronzoli né sconti dalla “solita” penna magistrale di chi ha scritto la storia della cronaca nera e la romanza più vera che mai.
cproietti
Penna Leggendaria
Claudia Proietti
Claudia Proietti nasce a Roma nel 1985. Appassionata lettrice di gialli, noir e thriller, è laureata in Lingue Straniere. Pubblica molto giovane L’Alba della notte, un dark romance dalle tinte gotiche. Per anni accantona la scrittura creativa, ma collabora con diverse riviste online. Nel 2021 pubblica Imprese (im)Possibili di Animali Straordinari, raccolta di fiabe illustrate, nel 2022 il romanzo fantasy 2042 (PAV Edizioni) e il romance Parlami di me (Kdp). Nel 2023 esordisce nel noir con La coscienza del male che ottiene la menzione della giuria al Premio Nabokov 2024 sezione crime, il secondo posto al Garfagnana in Giallo 2024 (sezione “giallo classico”) e la menzione speciale al Festival Giallo Garda 2024. Molti suoi racconti sono presenti in antologie. Tra i riconoscimenti più importanti ci sono il premio al miglior racconto inedito al Garfagnana in Giallo 2023, la menzione giuria al Premio Moby Dick 2023 e il terzo posto al Mystfest Gran Giallo di Cattolica 2024. Cura la collana GiallOscuro (giallo e noir) di PAV Edizioni. Ha co-condotto la rubrica L’altro occhio nel programma Tra il dire e il male (CusanoTV). A novembre 2024 uscirà il suo secondo noir. È sposata e ha due bambine. Si occupa di ragazzi con DSA e ADHD. Ama il disegno, la pittura e la psicologia criminale.

Siamo alla fine degli anni ’70, forse il periodo di climax degli anni di piombo. A Roma infuria la criminalità “da strada”, quella caratterizzata dagli scippi, i furti e le aggressioni. Una banda, però va oltre: si insidia nelle zone in, abitate da ricche personalità dell’alta società, del mondo dello spettacolo e della politica. L’obiettivo è rubare, rubare tutto, ma non solo. Si picchia duro, si stupra senza ritegno, si denigra senza pietà per puro sfregio, come per ristabilire una supremazia animale che vada a sovvertire quella sociale. Questo è ciò che fa “La banda dell’Arancia Meccanica”. Sono imprevedibili, inarrestabili e, soprattutto, imprendibili. Sempre un passo avanti alla polizia, si intrufolano in ville, appartamenti di lusso, palazzi signorili. Le loro vittime subiscono, la maggior parte delle volte preferiscono tacere spinti da vergogna, paura e voglia di dimenticare gli abusi, come se non parlarne possa cancellarli.

Così la banda, composta da “cani sciolti” resi feroci da una vita di violenza e sopraffazione, agiscono indisturbati dal 1979 al 1983, quattro anni di puro terrore che gli fruttano un bottino esagerato e un’aura di mostruosità quasi soprannaturale. Nessuno riesce a identificarli né a catturarli. Come mai?

Questo quesito diventa il mantra di Marco Berilli, un cronista affamato di verità e notizie. La ricerca di informazioni e testimonianze non è affatto facile. È come se qualcuno, per qualche motivo, coprisse le tracce della banda, aiutandoli a restare invisibili, ad agire indisturbati.

La verità è paradossale e inimmaginabile.

Piccola “chicca”: alle scorribande di questo piccolo ma feroce gruppo criminale, è stato ispirato il film “L’odore della notte” con degli immensi Valerio Mastandrea, Marco Giallini e Giorgio Tirabassi a interpretare gli spietati rapinatori che nel film rapinano persino Little Tony costringendolo a cantare “Cuore matto” (nella realtà questa esperienza tragicomica coinvolse un altro cantante che troverete nel libro!)

Massimo Lugli non ha bisogno di presentazioni, né come cronista né come scrittore. La sua produzione vanta numerosissimi titoli, tutti di enorme validità. La sua scrittura è nuda e cruda; quando si tratta di dar voce agli ultimi, a quelli che – solitamente dopo trascorsi da vittime – diventano carnefici, Lugli non ha eguali. Il registro linguistico, i dialoghi, le descrizioni dei personaggi sono il suo campo; ma la maestria della sua penna essenziale e diretta è anche la straordinaria capacità di mutare totalmente quando, invece, si (ri)cala nei panni del giornalista o, come nel caso di altri romanzi, del commissario. La sua scrittura camaleontica è però inconfondibile per chi ne conosce la “voce”, sempre unica, sempre forte e chiara.

Ci sono dei tratti, nei suoi romanzi, così espliciti e crudi nella loro veridicità, che quasi disturbano senza, però, permettere MAI al lettore di staccare gli occhi dalle pagine, dall’inizio alla fine. La conoscenza della strada, della suburra romana (quella vera), unita a un talento innato nel raccontare i fatti, ha permesso e continua a premettere a Massimo Lugli di passare da giornalista a romanziere, tornando a giornalista e passando per opinionista e consulente in casi di cronaca, senza mai perdere di vista professionalità e capacità di comunicare che lo contraddistinguono.

Non ci si stanca mai di leggere i suoi libri, così come non ci si stanca di leggere i suoi articoli o di ascoltare i suoi punti di vista su ciò che accade intorno a noi. Perché le storie “nere” lui le conosce come nessun altro e, rimodellandole nei suoi romanzi, ce le restituisce in tutta la loro realtà, terribile e implacabile.

Come per tutti i suoi romanzi, “La banda dell’Arancia Meccanica” è una lettura imperdibile per chiunque voglia rivivere fatti di cronaca, respirando la verità dei fatti narrata dagli occhi di chi quella verità l’ha vissuta davvero e l’ha custodita con cura, per raccontarcela nel migliore dei modi.

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