L’uomo marchiato
I clienti eccentrici non sono una novità per Cormoran Strike. Ma la donna che lo accoglie nella sua fatiscente e isolata casa nel Kent, Decima Mullins, sembra un po’ più che eccentrica. Visibilmente agitata, vuole che Strike indaghi sul cadavere dell’uomo che mesi prima è stato trovato, nudo e orribilmente mutilato, nel caveau di un negozio di argenti a Covent Garden. Il corpo è stato subito identificato dalla polizia, ma lei è convinta che si tratti di un’altra persona, più precisamente del suo fidanzato, di cui aveva perso le tracce proprio in quei giorni. Molte cose non quadrano nel racconto e nel comportamento della donna, ma è possibile che lei stessa sia vittima di un drammatico raggiro. Per quanto scettici, l’investigatore e la sua socia Robin Ellacott decidono di accettare l’incarico. In breve tempo si troveranno a indagare non solo su un brutale omicidio, ma su un caso che si allarga e si infittisce sempre più, tra indecifrabili simboli massonici, contrasti interni alle forze di polizia e interferenze della stampa. Nel frattempo, mentre sul campo si confermano una coppia imbattibile, Robin e Strike cercano di mettere ordine nelle loro incerte vite private. E forse è giunto il momento di guardarsi negli occhi e confessare ciò che da tempo fingono di non sapere. Le intricate dinamiche poliziesche ed emotive che hanno fatto amare questa serie a milioni di lettori nel mondo crescono d’intensità in questo romanzo che, tra piste false e colpi di scena, dipinge un monumentale ritratto dei bassifondi di Londra e della società inglese.
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Traduzione di Laura Serra e Andrea Berardini

Siamo arrivati all’ottavo capitolo delle storie del carismatico duo di investigatori privati, il veterano dell’esercito con una gamba sola Cormoran Strike e la sua coraggiosa e onesta socia in affari Robin Ellacott.

L’uomo marchiato conta ben 1088 pagine. La tendenza di Galbraith a sfornare un romanzo di successo ha suscitato in passato parecchie lamentele da parte dei critici, che sostenevano che una potatura giudiziosa avrebbe giovato alle sue trame. I libri sono rimasti decisamente enormi (così come le vendite: fino al 2024, la cifra sbalorditiva di venti milioni di libri era stata venduta in oltre cinquanta paesi). Galbraith, altrimenti nota come J.K. Rowling, non è mai stata una che si inchina ai suoi detrattori e ha continuato a produrre tomi corposi.

Siamo abituati dalle avventure di Hogwarts all’ attenzione di Rowling per i numeri; ha continuato a dedicare la stessa attenzione alla numerazione simbolica e letterale nei libri di Strike. Prima della fine del primo capitolo, viene presentato il primo personaggio non seriale, Decima Mullins. Decima è una delle Parche, la dea del parto che misura la durata della vita di una persona. Sembra proprio che si adatti al personaggio: neomamma che vuole che l’agenzia provi che il padre del proprio figlio sia morto. Il suo nome introduce l’uso del numero dieci in tutto il libro. Il libro è suddiviso in dieci segmenti di lunghezza variabile, più un epilogo. Dato che la Rowling ha chiarito di voler realizzare una serie di dieci libri, sapere che mancano solo altri due libri pone ulteriore enfasi sugli eventi di questo e ricorda al lettore anche la differenza di età di dieci anni tra Cormoran e Robin.

Un cadavere grottescamente smembrato viene trovato nella camera blindata di un negozio di argenteria nella City di Londra. La polizia afferma che il corpo è quello del rapinatore a mano armata Jason Knowles, ma non tutti accettano questa conclusione, inclusa Decima Mullins, che, convinta che il morto sia in realtà il padre improvvisamente e misteriosamente scomparso del suo bambino appena nato, si rivolge a Strike per aiutarla a dimostrarlo.

Scettici, Strike ed Ellacott accettano il caso con riluttanza, ma, mentre studiano le prove, la trama non fa che infittirsi. Il negozio di argenteria, situato accanto alla Freemasons’ Hall, è specializzato in manufatti massonici e, tra le altre mutilazioni, il corpo del morto è stato inciso con un marchio massonico. Ci sono altri uomini scomparsi le cui descrizioni potrebbero corrispondere a quelle del cadavere. In breve tempo, Strike ed Ellacott si ritrovano a interrogarsi non su un solo potenziale omicidio, ma su quattro.

La talentuosa ma manipolatrice ex agente di polizia del Metropolitan, Kim Cochran, si è unita all’agenzia e sembra intenzionata a smuovere le acque. E come se tutto ciò non bastasse, Mullins si rivela avere stretti legami familiari con Charlotte Campbell Ross, l’ex fidanzata defunta di Strike, mentre emergono voci negative sulle sue passate relazioni.

Galbraith tiene in mano il filo di tutte e quattro le possibili indagini per omicidio, ognuna ricca di finte e colpi di scena inaspettati. Con così tanti spunti e personaggi, a volte è difficile tenere traccia di chi ha fatto cosa e perché, ma la sicurezza di Galbraith è tale che la cosa non ha importanza: il desiderio di tornare indietro e verificare un punto sembra considerevolmente meno urgente della pulsione di scoprire cosa succederà dopo.

Come sempre con Galbraith, le vite personali dei detective giocano un ruolo fondamentale nella storia, tanto quanto il mistero sempre più labirintico. Nel corso della serie, Robin si è sposata, ha divorziato e ora ha una relazione da due anni con un detective di nome Ryan Murphy, a sua volta coinvolto in un caso difficile. È un bravo ragazzo che si prepara a chiederle di sposarlo. E ovviamente è palese al lettore che lei non sia veramente innamorata di lui. Robin e Cormoran hanno una certa alchimia da anni e Murphy chiaramente se ne accorge; anche se cerca di comportarsi da bravo ragazzo, il suo fondato risentimento nei confronti di Strike traspare di tanto in tanto. Inoltre emerge a suo carico un episodio deprecabile, degno di una rottura, solo che Robin è troppo perbene per lasciare un fidanzato, pertanto la faccenda si prolunga.

Non è un’impresa da poco mantenere i lettori coinvolti in una relazione che è stata sull’orlo del precipizio per sette libri, ma Galbraith ci riesce con disinvoltura, accrescendo l’affezione del lettore per questa coppia coinvolgente ed esasperante, mentre Strike promette a se stesso, e al lettore, che questa volta dirà finalmente a Ellacott cosa prova per lei.

Uno dei tratti distintivi di questa serie è sempre stato il modo in cui bilancia la vita privata dei personaggi con i misteri. Questo equilibrio è sempre stato perfetto in passato, con un buon mix di indagini e drammi interpersonali (famiglie, traumi, salute e, naturalmente, la continua e lenta tensione latente tra Cormoran e Robin). Secondo me in questo ultimo libro invece viene dato troppo spazio alle vicende private dei due protagonisti, anche perché sembra che non abbiano imparato nulla dalle loro esperienze passate e alimentino conflitti tra loro, principalmente a causa della mancanza di comunicazione sincera.

A causa del numero di sospettati e vittime, la trama è intricata di sottotrame e depistaggi e la Rowling dissemina così tanti indizi, riferimenti oscuri e vicoli ciechi che diventa eccessivamente complessa e rallenta il ritmo. Ci sono massoni, terroristi, famiglie disfunzionali e trafficanti di sesso, il tutto mescolato insieme. Strike deve rivisitare la famiglia della sua ex, Charlotte, e c’è anche un’apparizione del padre, una rock star da cui si è allontanato da tempo.

Attraverso questa lente Rowling dipinge un quadro dei vari strati sociali della Londra contemporanea e, come quei classici romanzi inglesi che cita a ogni inizio capitolo, questo libro è in realtà un grande arazzo con un cast enorme di personaggi in cui ci si muove come spettatori di un gioco di ruolo open world, in cui la trama è solo una guida vaga per il viaggio.

L’Uomo Marchiato è sia un romanzo poliziesco di ampio respiro, sia uno studio psicologico, la cui mole è pari alle sue ambizioni.

Credo che la lunghezza dei libri della serie sia una caratteristica distintiva propria e un ottimo modo per immergersi in misteri più profondi e complessi e in uno studio dei personaggi più approfondito di quanto si possa trovare di solito nella narrativa poliziesca. Qui c’è una buona scrittura, come sempre, e alcuni sviluppi e scene interessanti, ma 1088 pagine sono veramente troppe e penso sinceramente che questo libro sia troppo lungo.
Ho anche il dubbio che l’autrice non riesca a cogliere appieno il punto di vista maschile e quindi c’è qualcosa di un po’ troppo addomesticato in Cormoran Strike. È un duro con un passato difficile, un veterano di guerra disabile con disturbo da stress post-traumatico e un detective coriaceo, con un lato dolce, che passa gran parte del libro a deprimersi su come fare la sua mossa con Robin senza passare per un idiota. Ritengo che il suo modo di pensare spesso assomiglia più a quello che una donna immagina che un uomo pensi, invece che assomigliare a come pensa un uomo.

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