Recensione a cura di Edoardo Todaro
Carmen Mola: della serie le apparenze ingannano. Coloro che si approcciano per la prima volta con Carmen Mola ritengono di aver a che fare con una nuova autrice del panorama spagnolo. Dobbiamo dire che la prima parte di quanto detto non corrisponde a verità perchè Carmen Mola sono tre autori in uno. Ma se quanto detto vale per i neofiti di Carmen Molla, chi invece lo conosce già si trova di fronte ad una domanda importante: dopo “ La sposa gitana “ e “ La rete porpora “ Carmen Mola riuscirà a stare sul livello dei precedenti? Inizi a leggere e dici che no, a questo giro Mola non è riuscita a ripetersi, però un consiglio mi permetto di darlo: arrivate a pag 394 e capirete che sì anche in questo caso Carmen Mola ha scritto un noir all’altezza dei precedenti. Anche in questo caso, protagoniste le BAC, brigada de analisis de casos, la cui coordinatrice, Chesca, “ scompare “. Una scomparsa anomala viste le condizioni in cui si trova,nuda e polsi e caviglie legati al letto. BAC una squadra affiatata da Buendia ad Ortuno; da Rentero alla nipote Reyes; a Zarate che deve far fronte al venir fuori di profondi dissidi. Ma se ci ricordiamo il secondo, “ La rete porpora “, sappiamo che l’ispettrice Elena Blanco ha lasciato le BAC., e nonostante questo, viste le sue capacità, torna in gioco con il suo passato che riaffiora. Ritorniamo a Chesca: chi è? cosa nasconde la sua identità. Chesca ed Elena unite non solo dall’essere insieme nelle BAC ma dalla scomparsa del figlio/a, compagne, amiche, colleghe; Elena con le proprie tecniche d’investigazione, come ad esempio il fissare negli occhi il sospettato per vedere segnali di rimorso o colpevolezza; lasciare da solo il sospettato per fargli saltare i nervi; con una domanda che si ripete in modo ossessivo: qual è il limite del nostro dolore? In questo nuovo caso c’è il capodanno cinese ed i maiali, sì i maiali con il loro odore ed i farmaci che vengono dati per rilassare e/o attenuare gli impulsi sessuali; le usanze contadine del tenere nascosto il figlio di cui ci si vergogna; lo sfondo con i quartieri popolari che di giorno abbondano di turisti e la notte si riempiono di scatole di cartone , vecchie trapunte e materassi sudici. Un ritmo che ti fa arrivare all’ultima pagina e che, visti i continui riferimenti al cannibalismo, potrebbe indurre a diventare vegetariani. Ma su tutto una cosa certa è quella che ci viene indicata da Carmen Mola: “ nessuno torna indenne dall’inferno “. Speriamo solo che Mola prosegua, dopo essere arrivato al terzo caso dell’ispettrice Elena Blanco, a darci ancora pagine piene di adrenalina dandomi la possibilità di consigliarne la lettura.


