Un avenir radieux
Traduzione di Elena Cappellini
Dopo due anni per me di attesa, finalmente è arrivata la terza puntata della tetralogia di Pierre Lemaitre relativa agli anni “gloriosi” della Francia (1945-1975) dopo la trilogia dedicata agli anni tra le due guerre.
Lemaitre è uno dei miei autori preferiti perché, come dice nell’introduzione, “Come romanziere, rimango fedele al mio piacere di lettore: ciò che conta per me è crederci”. E ancora in un’intervista: “È l’arte del romanziere costruire un meccanismo molto complesso, un meccanismo da orologiaio, con un sacco di ingranaggi che devono girare nella giusta direzione, con articolazioni, con sistemi di causa e conseguenza, e fare in modo che questo complicato meccanismo, quando lo metti nell’orecchio del tuo lettore, faccia un leggero ticchettio”.
Vi assicuro che mantiene sempre le promesse.
Usa la storia con la S maiuscola facendone lo sfondo per una storia sempre con la S maiuscola, ma ai più sconosciuta, utilizzandola per i suoi romanzi dove ha resuscitato, osando, la grande tradizione dei padri della letteratura francese, Dumas, Hugo e Balzac e il modello letterario dostoevskiano di cercare sempre la parte negativa (se non addirittura il male) in ogni gesto del nostro vivere sociale.
Costruisce atmosfere e personaggi curati nel dettaglio: di ciascuno scopriamo gli aspetti più torbidi, i voltafaccia, i cambi di strategia ma anche il lato più umano con tutto il corredo di rimorsi e di rimpianti che tengono avvinto il lettore.
La sua tecnica narrativa risente dei trascorsi legati al polar: le trame sono un susseguirsi turbinoso di vicende storiche e personali. Al lettore l’opportunità di scoprire se e fino a che punto Lemaitre resti fedele alla storia vera.
Lemaitre utilizza nella narrazione sia le caratteristiche del romanzo d’indagine, sia gli elementi di mélo, avventura e feuilleton dei suoi autori preferiti e li esalta attraverso la tecnica cinematografica
Con il suo consueto brio e il suo straordinario senso della narrazione, il mio scrittore “popolare” preferito ci propone su un piatto d’argento la terza parte dell’affresco dedicato ai membri della famiglia Pellettier, tutti tornati in Francia, costretti a liquidare le loro attività in Libano a causa della crisi di Suez, e ai “gloriosi Trenta”, segnati da una forte crescita economica, dalla piena occupazione e dall’esplosione dei consumi di massa.
Lemaitre “sfoglia ancora una volta il secolo”, agitando nel suo prolifico calderone di romanziere le questioni della geopolitica, dell’evoluzione della morale e della crescita economica.
In Le grand monde (2022) ci ha portato tra Beirut e Saigon, avvalendosi delle guerre coloniali e delle epiche appropriazioni indebite finanziarie, nel secondo volume, Le silence et la colère (2023) il suo interesse si è spostato sulla marcia cieca del progresso, sulle sfide della condizione della classe operaia e sulla questione dell’aborto.
Ora passa a Un radieux futur, un titolo ironico perché il romanzo punta il dito proprio contro questo paradosso di un “futuro radioso” promesso all’inizio degli anni Sessanta, ma che, in realtà, ha gettato le basi per le più grandi disgrazie del nostro mondo contemporaneo. Questo terzo episodio brillante e coinvolgente e ricco di azione della saga dei Pelletier fa la radiografia della società alla luce del nostro tempo e riesce ancora una volta a coniugare l’intrattenimento accessibile a tutti con il romanzo sociale e politico, qui sottile presagio delle catastrofi che ci preoccupano oggi, dall’esaurimento delle risorse ai limiti del capitalismo, dai rischi climatici allo sgretolamento della democrazia, dal riscaldamento globale, all’agricoltura intensiva, dalla minaccia nucleare al consumo eccessivo in tutti i settori decostruendo il mito di quegli anni non così gloriosi.
L’intera azione si svolge nell’arco di due mesi tra aprile e maggio del 1959: è il periodo della Guerra Fredda, due anni prima dell’erezione del Muro di Berlino, Praga è un teatro ombra in cui si scontrano gli interessi divergenti dell’Est e dell’Ovest. Mentre i francesi continuano la loro corsa verso le promesse democratiche della società dei consumi, dall’altra parte della cortina di ferro, la capitale cecoslovacca pullula di spie e informatori.
Aver letto o meno i testi precedenti è ininfluente perché ci si (ri)familiarizza molto rapidamente e con piacere con i personaggi di questo romanzo con i suoi macchinari ben oliati. Tornato in Francia con Angèle dopo aver venduto la fabbrica di sapone di Beirut, Luigi, il patriarca dei Pelletier, vede la sua salute declinare e i suoi discendenti prendere strade che a volte lo lasciano perplesso. I suoi figli hanno ormai raggiunto la maturità.
François, che è sposato con la dolce e sorda Nine, che sta per rilevare il suo laboratorio di rilegatura di libri antichi e ha due adorabili bambini piccoli, fa il giornalista per un quotidiano, e ha dovuto affrontare la museruola dei media da quando ha contribuito a creare il primo notiziario della televisione francese.
Hélène, sposata con Lambert sta iniziando il suo quarto mese di gravidanza, fondatrice e conduttrice di un innovativo programma radiofonico notturno, ha avuto l’idea di stabilire un contatto diretto con gli ascoltatori, ed è stato un successo.
Jean, il maggiore della famiglia Pelletier, anche se, infelicemente sposato con la terribile, tirannica e manipolatrice Geneviève, che concepisce il suo rapporto con il mondo solo attraverso l’astrologia, rimane con le sue tribolazioni di eterno perdente segretamente preda delle sue frustrazioni e dei suoi demoni criminali. Mentre la loro attività specializzata in biancheria per la casa prospera, riporteranno con loro la loro figlia decenne, Colette, cresciuta tra Beirut e la periferia di Parigi dai nonni. Con grande sfortuna della bambina e del suo gatto, Giuseppe, Colette ritrova suo fratello Philippe, il figlio viziato da sua madre. I due bambini pagheranno il prezzo dei principi educativi della madre, esperta in abusi psicologici.
Sopra di loro, intorno a loro, dietro le quinte, dappertutto, la Direzione Generale dell’Intelligence francese, il “Servizio”, abile a giocare con il gusto patriottico e con il ricatto più abietto, deve esfiltrare in Francia uno dei suoi agenti che è stato appena compromesso e lo fa usando François, che, come giornalista per il telegiornale fa da accompagnatore a Praga di una delegazione di industriali francesi, accetta di partecipare a questa missione di controspionaggio. Una “collaborazione” che pone una serie di dilemmi morali per questo ex combattente della resistenza.
È un omaggio a John le Carré, soprattutto con il personaggio di Georges Chastenet, un ufficiale in carica presso la Direzione Generale dell’Intelligence francese, chiaramente ispirato allo Smiley de La talpa. Questa esfiltrazione, montata in fretta e furia, è ricca di colpi di scena. La trama, sapientemente messa insieme, tiene con il fiato sospeso fino all’epilogo.
Ciascuno dei Pelletier, a suo tempo, deve scegliere tra il suo interesse e il suo dovere, e per alcuni tra la ragione del cuore e la ragione di Stato. Un dilemma a tratti straziante.
I libri di Lemaitre sono una scrittura semplice per avventure intricate, che mescolano intimità, notizie e i movimenti fondamentali di una società che sta cambiando. In questa nuova opera, che ci porta attraverso brevi capitoli tra tutti i membri della famiglia, dovremmo dire tra tutte le coppie non solo coniugali messe alla prova del tempo: Jean e Geneviève, François e Nine, i genitori, Louis e Angèle. È anche una questione di legame fraterno: quello un po’ caotico tra François e Jean, e quello di Colette con il fratello Philippe. Per i due fratelli adulti, e nonostante i ricordi d’infanzia condivisi a Beirut, le tensioni accumulate negli anni, i risentimenti, le gelosie, sono terreno fertile per la loro rivalità. Per Colette e Philippe, tutto deve essere costruito prosciugando prima la palude fangosa dell’influenza materna, trovando in un nuovo attaccamento un conforto e una sicurezza che gli adulti non sono in grado di dare loro. Questo aspetto è senza dubbio l’aspetto più toccante del libro, in cui vediamo emergere un personaggio pieno di promesse, di cui si vive la trasformazione e della quale si può facilmente immaginare un ruolo a venire.
I personaggi sono ricamati con tanta cura, dai principali ai minori sono profondamente umani e si confrontano con le situazioni o dilemmi morali in modo realistico appassionando il lettore. Per quelli secondari, Lemaitre riesce sempre a trovare un piccolo dettaglio, una particolarità per dar loro profondità. Tutti hanno una voce singolare a cui conferiscono densità e potenza, nessuno di loro lascia indifferenti, alcuni si amano, altri si odiano. E questa è senza dubbio la grande forza di Pierre Lemaitre. Infonde a questa saga familiare il dovere di ricordare, un contesto sociale riccamente documentato e un brio raramente eguagliato.
È un meraviglioso romanzo popolare, mai pretenzioso, senza cadere nel semplicismo o nell’autocompiacimento. L’autore continua il suo lavoro di esplorazione del Novecento attingendo a tutti i generi letterari con un talento che non vacilla. Qui sperimenta la soddisfazione non dissimulata nell’arte del romanzo di spionaggio, che mescola con la saga familiare e la cronaca sociale. Frutto di un meticoloso lavoro di documentazione che ci riporta persino agli incidenti nucleari del 1957 di Kyshtym (URSS) e Windscale (Inghilterra). Incidenti non rivelati alla popolazione civile locale per non apparire deboli all’Altro Blocco. il romanzo dipinge lo spirito e la verità di un’epoca con sorprendente vividezza e con un acuto senso delle situazioni, dei personaggi e dell’azione, venato dall’umorismo nero dell’autore.
Lemaitre ha un vivaio di storie incredibili con questa famiglia Pelletier che impasta da anni, dove ognuno ha un carattere allo stesso tempo banale, terrificante e gioioso, descritto con maestria, così come l’orchestrazione dei colpi di scena e della suspense portano il lettore ad imbarcarsi nel libro con la certezza di trascorrere un raro momento di piacere fino all’inevitabile fitta di tristezza quando il testo finisce, perché vorrebbe continuare a seguire la famiglia Pelletier ancora per molto tempo. Sarà per il prossimo libro e il conto alla rovescia è già iniziato.

