Recensione a cura di Alice Mignani Vinci
“Mi hanno definito «giustiziere mascherato». Mi Piace. Sa di Batman, sa di Phantom…La Nemesi non ha bende davanti agli occhi. La Nemesi ci vede benissimo, contrariamente alla Giustizia con la sua bilancina ridicola in mano. La Nemesi ha la spada e le ali. Io la balestra e la moto.”
L’opera di Carcano e Maimone si apre con una dedica a tutte le donne vittime di violenza e di femminicidi, all’indomani dell’introduzione a fine 2025 nel nostro ordinamento di una specifica fattispecie di reato che disciplini questo crimine, una vera e propria piaga sociale. Il Sagittario, segno zodiacale sotto cui è nata anche la sottoscritta, creatura mitologica che rimanda al dualismo, nella sua rappresentazione a metà fra uomo e animale, ma anche ad una valenza guerriera che si incarna nell’arco e frecce di cui è dotata la figura. Quindi azzeccata l’idea di un giustiziere mascherato, armato di balestra, che come un dio vendicatore dà la caccia a coloro, esclusivamente uomini, che hanno giovato di storture e benevolenze marce della giustizia. Il romanzo è un thriller col sapore della cronaca nera, venato di noir, che strizza l’occhio al reale, mescolandolo con la fantasia: tra le sue pagine fanno capolino eventi storici reali come la strage di Via Palestro a Milano del 1993, ma echeggiano anche vittime di femminicidio come Giulia Cecchettin ed emblemi di coraggio nati dalla tragedia come Gisèle Pelicot. I personaggi principali non brillano per originalità ma si sposano alla perfezione con la vicenda che prosegue con ritmo incalzante, seppur sia necessario leggere l’opera tutta d’un fiato per non ritrovarsi sperduti fra salti temporali e passaggi di prospettiva, tra incursioni storiche e pennellate di cronaca fosca. In effetti si ha l’impressione che il Sagittario potrebbe cavalcare la scena del nostro mondo reale, sulla sua moto Kawasaki Ninja 750, assurgendo a simbolo di nemesi della corruzione, sul teatro di una Milano mai così torbida, ingenerosa, marcia: soliti palazzi grigi…solito cielo senza sole. La scrittura è cruda, asciutta con pochi orpelli, ricorda quella del premiato duo Lugli – Del Greco e di opere recenti che mescolano celebri delitti con reinvenzioni letterarie. Senz’altro l’elemento migliore che risalta, incuriosisce a proseguire e giungere all’ultima pagina è proprio lui (o lei?), il Sagittario, assassino mascherato che risulta vivido, credibile, ci accompagna quasi fino all’empatizzare con le sue gesta, tra passaggi ironici e confessioni in prima persona. Non è il cattivo, non è l’eroe, si pone in medias res, nella crepa tra Bene e Male, sullo sfondo di vite misere segnate dalla cattiva stella, personaggi loschi, giustizie di cartapesta. Affrontando temi importanti come il bullismo, la criminalità di strada, la giustizia che non appartiene a tutti, così come la possibilità di una vita dignitosa. Ma al centro della scena, autentica freccia nel cuore della narrazione, resta il Sagittario e il suo mistero, ciò che ci trascina e invoglia a proseguire nella lettura, domandandoci fino all’ultimo: chi si cela sotto il casco e la tuta in pelle nera?
