Il recinto dei pazzi
La fuga da un ospedale psichiatrico è il fulcro di un romanzo polifonico che intreccia storie d’amore insolite, strascichi d’orrore della Seconda guerra mondiale, follie autentiche o presunte e strambe amicizie come quella tra Giovanna e Francesco. Lui, orfano ventenne, è afflitto da ingiustizie, violenze e un’opprimente tristezza. Lei, trentacinquenne ricoverata per condotta indecente, è consumata dall’ossessione di fuggire dal manicomio. Entrambi degenti lavoratori, hanno il permesso di spostarsi tra i padiglioni, confrontarsi e persino elaborare un piano d’evasione. Adriana, la sedicenne di cui Francesco si innamora, è tra le pazienti tranquille. Epilettica a causa di una caduta in tenera età, rifiuta il cibo. Vuole rimpicciolire: tornare bambina, ne è certa, le permetterà di riconquistare l’affetto della famiglia. Un’altra prospettiva ci conduce al reparto dei criminali: Celeste, mosca bianca rinchiusa in una sezione maschile, rivela un passato di segregazione domestica imposta dai genitori, il suo aspetto inquietante e i primi segni di squilibrio mentale. Sollecitata dal dottor Bugatti a ricordare “la pagina mancante”, custode di un atroce delitto, si rivolge a lui in un flusso di coscienza, consapevole che nessuno potrà mai ascoltare la sua voce. L’annuale ballo di primavera diventa l’occasione propizia: la sorveglianza si allenta ed è consentito danzare in coppia. Abbracciati in un Quickstep, i due amici si defilano verso la scappatoia segreta.
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Autore Promettente
Marika Campeti
Marika Campeti è nata a Roma nel 1979. Nel 2002 si è laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo. Dopo gli studi ha svolto i suoi primi lavori nella post-produzione televisiva e cinematografica come rilevatrice dialoghi e assistente al doppiaggio. Attualmente è caporedattrice per la rivista letteraria Writers Magazine Italia diretta da Franco Forte. Insegna danza orientale dal 2005. Ha pubblicato quattro romanzi , un romanzo breve e curato due antologie: Il segreto di vicolo delle Belle (Apollo Edizioni 2018), Lo scorpione dorato (Augh edizioni 2020) Neravorio (Augh edizioni 2022) L’ultimo respiro di Mara (Bertoni editore 2023), Giochi di coppia (Delos Digital 2024), 365 racconti gialli, thriller e noir (Delos Digital 2024), La notte della menta (Settechiavi, novembre 2024).

Ci sono romanzi che ti travolgono con la trama, e altri che ti si insinuano dentro con la voce. Il recinto dei pazzi di Luana Troncanetti appartiene alla seconda categoria: non si legge soltanto, si ascolta. È un coro di anime ferite che parlano all’unisono, ma ognuna con un timbro unico, irripetibile, umano fino al dolore. Luana Troncanetti costruisce una scrittura corale potente e tridimensionale, che non ha mai paura di sporcarsi di realtà. Non edulcora, non consola, racconta. Racconta la follia, l’emarginazione, la fragilità, ma soprattutto racconta la dignità.

L’autrice ci porta dentro un manicomio che è insieme luogo fisico e metafora dell’esclusione, e lo fa attraverso personaggi che sembrano respirare: Adriana, che vuole rimpicciolire per essere amata di nuovo; Francesco, orfano e sarto dell’anima; Giovanna, donna “non conforme” che si trucca come gesto di libertà; Celeste, prigioniera della sua stessa mente; Santina, che legge fiabe per credere ancora nella salvezza.

Sono tutti lì, vivi, in carne, ossa e dolore. L’autrice porta il lettore a interrogarsi sul confine labile tra follia e normalità. Chi è il vero pazzo? 

La prosa della Troncanetti è precisa come un bisturi e poetica come una carezza. Ogni frase pulsa di un’emozione vera, mai costruita. C’è compassione ma non pietismo, c’è denuncia ma anche tenerezza.

La sua scrittura è lucida e materna insieme, come lo sguardo di chi conosce l’abisso ma non smette di cercare la luce.

E poi c’è il ritmo: un montaggio narrativo che intreccia voci, memorie, confessioni, fino al desiderio viscerale di una fuga per la ricerca della libertà…e dell’amore. 

Il recinto dei pazzi è un romanzo che non si dimentica. Ti rimane addosso come il profumo acre di un corridoio ospedaliero, ma anche come il sorriso fragile di chi, nonostante tutto, continua a credere nella bellezza.

È un libro che parla di follia, ma in realtà parla di noi, di ogni piccolo recinto che costruiamo attorno a ciò che non comprendiamo.

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