Il cavallo di ritorno
Il cavallo di ritorno è quello che si fa alle auto nuove: te la rubano e poi ti chiedono un riscatto. Ma cosa succede se il cavallo di ritorno viene fatto con i morti e con i monumenti? Le cose si complicano quando ai furti si aggiungono una serie di omicidi che sembrano essere commessi da un serial killer. I delitti e i furti sono collegati? Per il commissario Peppenella, tifoso juventino in una Napoli cruda e surreale allo stesso tempo, è un bel rompicapo. Le indagini lo porteranno ad un’amara verità e a vivere un dramma personale che sembra senza via d’uscita.
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Peppe Lanzetta, scrittore, attore e drammaturgo, con questo romanzo è la prima volta che si cimenta con il genere “giallo”. Direi che il risultato è sicuramente incoraggiante. A mio modo di vedere è un giallo atipico, dove al posto di lunghe e ripetute indagini, stressanti interrogatori o pedinamenti vari, ci si concentra sulle vicende personali dei vari protagonisti, che l’autore alterna tra loro con maestria e tempismo. Ne vengono fuori dei magnifici “ritratti” di personaggi diversissimi tra loro come caratteri e stili di vita, ma tutti abituati a vivere e sopravvivere in quella incredibile città, unica al mondo, che è Napoli. Una città difficile da capire se non ci si vive e difficile da raccontare, che può essere ostile o accogliente, tragica o meravigliosa, cruda o tenerissima.

Il personaggio del Commissario Ugo Peppenella creato da Lanzetta è un uomo semplice, che conquista subito il lettore per le sue umane debolezze, i suoi vizi, le sue ostinazioni, insomma la sua normalità (a parte il peso, 120 chili…): è un accanito fumatore, grande divoratore di kebab, che mangia a qualsiasi ora, amante delle bionde, intese come birre, con una salute non proprio di ferro; colesterolo altissimo e varie ernie al disco. Mettiamoci anche una figlia scapestrata che non fa altro che creargli grattacapi di cui deve occuparsi da solo, da quando sua moglie è venuta a mancare un paio di anni prima, e il fatto di essere tifoso della Juventus in una città come Napoli non rendono la vita del nostro Commissario tra le più comode e tranquille.

I suoi due subalterni, gli agenti Caputo e Martusciello, sono due “macchiette” straordinarie, che danno vita a ripetuti e piacevolissimi dialoghi con il Commissario, sempre pronto a denigrarli, ma anche a gratificarli quando occorre. Ma tutti i dialoghi sono godibilissimi, spesso infarciti di battute, ricchi di ironia e di sarcasmo, e non mancano frasi nella straordinaria “lingua“ napoletana. Anche le situazioni che si narrano sono a volte grottesche, rasentando ora il dramma ora la farsa, spesso al limite dell’inverosimile; ma a pensarci bene neanche tanto, se consideriamo che tutto ciò si svolge a Napoli… Napoli, una città dove tutto è possibile, dove il bene e il male non sono mai così nettamente separati, dove il buono e il cattivo non è mai sempre l’uno o sempre l’altro.

Una lettura che scorre veloce e che spinge il lettore a leggere tutto di un fiato questo piacevolissimo romanzo giallo.

 

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