Triora è un paese che sembra avere qualcosa da nascondere. Sarà la sua storia, saranno le leggende che lo hanno reso famoso come il borgo delle streghe, saranno quelle stradine che sembrano riportare indietro nel tempo. Di certo, fin dalle prime pagine di Il borgo delle streghe di Luisa Ferrero, ho avuto la sensazione che non fosse semplicemente il luogo nel quale si svolge la storia, ma una presenza vera e propria, capace di dare alla vicenda un’atmosfera particolare, inquieta, quasi magica. Ma non di quella magia rassicurante: qui c’è qualcosa che mette in allerta.
La storia prende avvio dal ritrovamento in mare, a Imperia, del cadavere di un uomo morto da tempo e ucciso con un’arma bianca. Un particolare piuttosto singolare accompagna il corpo: un ciondolo raffigurante Cerbero, creatura mitologica che, come scopriremo, ha un legame anche con Triora. Da questo elemento prende il via un’indagine che porterà il commissario Leo Farri e l’ispettore Denis Ghinazzi a muoversi tra presente e passato, cercando di ricostruire una vicenda nella quale nulla sembra essere davvero casuale.
A loro si affianca Mara Pozzi, consulente informatica e hacker, un personaggio che ho trovato particolarmente interessante. Il suo modo di muoversi nel mondo digitale aggiunge alla squadra investigativa un elemento decisamente contemporaneo e permette di seguire piste che altrimenti sarebbero difficili da percorrere. E poi c’è Lisa, la sorella di Mara, arrivata a Triora per uno stage in biblioteca, che diventa in qualche modo il nostro punto di ingresso nel paese e nelle sue storie.
Intorno a loro si muove una serie di personaggi che contribuisce a rendere la vicenda sempre più articolata. C’è Michela, la coinquilina di Lisa, ragazza dal carattere difficile e apparentemente chiusa in sé stessa. C’è Angela, che gestisce un ristorante e che custodisce ricordi e informazioni legati al passato di Triora. E c’è Adua, la donna che tutti chiamano “la strega”, personaggio che sembra quasi appartenere naturalmente a un paese nel quale storia e superstizione sono così profondamente intrecciate.
Ma a un certo punto il romanzo cambia registro, portandoci dalla Triora delle leggende a una realtà molto più vicina ai nostri giorni: chat, social network, challenge e la ricerca di emozioni sempre più forti.
Ho trovato interessante proprio questo contrasto. Da una parte c’è una Triora antica, misteriosa, legata alle streghe, alle superstizioni e a un passato che continua a farsi sentire. Dall’altra troviamo un mondo completamente diverso, nel quale ciò che accade deve essere filmato, condiviso, mostrato. Due percorsi apparentemente lontanissimi che l’autrice riesce a far convivere all’interno della stessa storia.
Una parte che mi ha conquistata è stata l’ambientazione. Triora viene raccontata in modo da farla percepire al lettore, non soltanto da farla vedere. Le sue atmosfere, la sua storia e il suo legame con le leggende delle streghe creano quella sensazione di inquietudine che avevo cercato già dalle prime pagine e che accompagna buona parte della lettura. È un luogo nel quale viene spontaneo chiedersi cosa sia realmente accaduto in passato e cosa, invece, appartenga alla leggenda.
Anche l’intreccio parte molto bene. I diversi elementi vengono introdotti progressivamente e creano curiosità e voglia di capire come siano collegati tra loro. Il cadavere, il misterioso ciondolo, Triora, i personaggi che sembrano avere qualcosa da nascondere e i capitoli ambientati nel passato costruiscono una serie di domande che spingono a continuare.
Una riflessione: quanto può essere pericoloso il bisogno di provare emozioni sempre più forti quando si perde la percezione del limite? Quando tutto diventa una sfida, una prova da superare, qualcosa da raccontare agli altri, anche ciò che dovrebbe suscitare paura o orrore può finire per essere considerato soltanto un gioco?
Il borgo delle streghe è quindi un giallo nel quale il mistero nasce dall’incontro di elementi molto diversi: il fascino antico di Triora, le sue leggende, un’indagine che parte da un cadavere e arriva a coinvolgere persone e vicende lontane nel tempo, ma anche un mondo contemporaneo fatto di tecnologia, social e ricerca di visibilità.
Non è soltanto Triora a nascondere qualcosa. Anche le persone che la abitano, o che vi arrivano, hanno storie che meritano di essere scoperte. E forse è proprio questo che mi ha accompagnata per tutta la lettura: la sensazione che, dietro ciò che appare, ci sia sempre qualcosa che ancora non conosciamo.

