La casa editrice Einaudi edita un libro particolarmente divertente e curioso, scritto da Yukito Ayatsuji, ed intitolato I delitti della casa decagonale. Un romanzo così definito:
“Diabolico, ricco di enigmi e colpi di scena, un geniale tributo ad Agatha Christie”.
In effetti pare di leggere il libro intitolato Dieci piccoli indiani, ma con le dovute differenze.
In un’isola deserta, a cinque chilometri dalla costa, si trova una abitazione assai bizzarra, chiamata “la casa decagonale”, così composta:
“sala decagonale le cui dieci pareti misuravano tutti la medesima lunghezza. La peculiarità dell’edificio risiedeva nella forma conferitagli dalle dieci pareti identiche. Dentro al perimetro esterno era incastonato un ulteriore piccolo decagono i cui angoli collegati a vicenda formavano dieci blocchi. Il perimetro del salone decagonale era circondato da dieci camere trapezoidali isosceli. “
Qualche mese prima nella stessa abitazione è avvenuto un lugubre fatto: colui che possedeva ed aveva costruito la casa, Nakamura Seij, è stato trovato morto bruciato. Con lui hanno trovato la morte sua moglie, Kazu, e i due domestici a loro servizio. Il giardiniere è scomparso e tuttora non si sa nulla di lui:
“il padrone di casa aveva del kerosene sparso su tutto il corpo ed era morto arso vivo. La moglie Kazu aveva visibili segni di strangolamento, e le dita di una mano mozzata. I domestici erano stati trovati nella propria stanza, legati e con le teste fracassate a colpi di mannaia.”
Presi dalla curiosità cinque ragazzi e due ragazze decidono di trascorrere una settimana sull’isola, in ciò che rimane della casa bruciata. Sono ragazzi studenti all’università K con sede a O, nella prefettura di Oita, tutti facenti parte del Club del Giallo, i cui loro soprannomi sono:
“Ellery, ragazzo alto e dalla carnagione candida; John Dickson Carr; Leroux Gaston, un ragazzo dal viso fanciullesco, su cui spiccavano un paio di occhiali tondi; Poe, un ragazzo dai capelli trasandati, duri e una folta barba che copriva la parte inferiore del volto. Le due ragazze avevano il sopranome di Agatha e Orczy, dalla baronessa O, conosciuta per aver scritto l’opera Il vecchio nell’angolo. Infine c’era Van , il settimo ragazzo, aggiunto successivamente.”
Che accadrà durante il loro soggiorno? Il male è in agguato e mette in pericolo la vita di tutti loro.
La storia narrata si svolge su due investigazioni parallele: da una parte i sette ragazzi intrappolati nella misteriosa isola. Dall’altra sulla terraferma vi è una ragazza, Akira Kawaminami, detta Konan, che riceve una lettera inquietante:
“Chiori, che voi avete assassinato, era mia figlia.”
Chi è Chiori? Qual è il legame con i sette ragazzi sull’isola e sugli eventi che stanno accadendo?
La lettura del giallo è particolare, e molto coinvolgente. Per gli amanti del genere giallo classico richiama i capolavori superbi della maestra Agatha Christie. Per gli altri è una lettura cui si rimane catturati dal ritmo della narrazione e dai tanti misteri cui trovare una soluzione.
La trama è complessa, ma ben strutturata. I personaggi e l’ambientazione sono descritti con un linguaggio fluido e scorrevole. Unico piccolo neo: i nomi giapponesi cui ho faticato un po’ a seguire e distinguere. Nel complesso, però, una lettura di genere travolgente, precisa nei piccoli particolari, e molto emozionante.
