Ci sono libri che cominciano con una domanda e altri che cominciano con una certezza. I complici appartiene alla seconda categoria: fin dalle prime pagine sappiamo che Joseph Lambert ha provocato un incidente terribile e che, invece di fermarsi, ha continuato la sua corsa. Non sappiamo ancora che cosa quell’episodio farà di lui, ma è proprio da qui che Georges Simenon costruisce il suo romanzo.
Joseph Lambert è un uomo benestante, rispettato, inserito nella società, con una famiglia, un lavoro e una posizione che sembrano garantirgli una vita ordinata. Ma dietro questa facciata esiste un uomo profondamente inquieto, insoddisfatto, incapace di trovare nella propria quotidianità qualcosa che lo appaghi davvero. Da tempo ha una relazione con Edmonde, la sua segretaria, un rapporto che non sembra avere le caratteristiche del grande amore e che proprio per questo risulta ancora più particolare. Tra i due esiste una complicità fatta di silenzi, di incontri e di una sorta di intesa che sembra appartenere soltanto a loro.
Poi accade l’irreparabile.
Da quel momento la vita di Lambert continua apparentemente come prima: il lavoro, la famiglia, le abitudini, le persone che frequenta. Ma niente è più veramente uguale. Simenon non sceglie di raccontare soltanto le conseguenze di una tragedia; sceglie di entrare nella mente dell’uomo che l’ha provocata e di seguirne i pensieri, le paure, le contraddizioni.
È qui che, a mio avviso, sta la forza del romanzo.
Lambert sa di avere una responsabilità, ma contemporaneamente cerca di capire se qualcuno possa averlo visto, riconosciuto, identificato. Vorrebbe quasi che tutto finisse, che qualcuno arrivasse a indicarlo come responsabile, perché forse soltanto così potrebbe liberarsi del peso che porta dentro. Eppure, nello stesso tempo, teme di perdere tutto ciò che ha costruito.
È un personaggio difficile da giudicare in modo semplice. Simenon non lo trasforma in un mostro privo di coscienza e nemmeno cerca di renderlo innocente. Lo osserva. Lo mette davanti alle proprie responsabilità e lascia che sia il lettore a seguirne il tormento.
Intorno a Lambert continua a scorrere la vita degli altri. La città torna lentamente alla normalità, le persone riprendono le loro abitudini, parlano, lavorano, si incontrano. Ma per lui quella normalità non può più essere la stessa. È come se il mondo avesse continuato a girare lasciandolo indietro, fermo a quella sera.
E proprio questo contrasto mi ha colpita: da una parte una comunità che, inevitabilmente, cerca di tornare alla vita di tutti i giorni; dall’altra un uomo che non riesce più a liberarsi di ciò che è accaduto.
Anche Edmonde è una figura interessante. È la donna che condivide con Lambert un segreto e che, almeno apparentemente, sembra riuscire a mantenere una distanza emotiva sorprendente. Il loro rapporto diventa così qualcosa di più complesso di una semplice relazione clandestina: è una complicità che assume un significato sempre maggiore proprio quando la tragedia entra nelle loro vite.
Simenon dedica molta attenzione anche all’ambiente familiare e sociale di Lambert, mostrando le relazioni, le abitudini, le convenzioni e quella rispettabilità che sembra essere tanto importante per lui. È un mondo nel quale ogni persona occupa un ruolo preciso e nel quale ciò che appare agli altri conta molto.
Ma quanto può durare una vita costruita sulle apparenze quando dentro di sé si porta un segreto?
È questa la domanda che attraversa tutto il romanzo.
I complici non è soltanto la storia di un incidente e delle sue conseguenze. È soprattutto un’indagine nell’animo umano, nel senso di colpa e nella difficoltà di convivere con una scelta che non può essere cancellata. Simenon mostra quanto sia sottile il confine tra ciò che una persona è disposta ad ammettere a se stessa e ciò che invece cerca disperatamente di negare.
Mi è piaciuto particolarmente il modo in cui l’autore riesce a trasformare un fatto avvenuto in pochi istanti in qualcosa che continua a occupare ogni momento della vita del protagonista. Non servono grandi colpi di scena per far sentire il peso della tragedia: è sufficiente seguire Lambert mentre cerca di continuare a vivere come prima.
E alla fine rimane soprattutto lui, Joseph Lambert, con le sue contraddizioni, le sue debolezze e una coscienza dalla quale non può fuggire.
Un romanzo breve, intenso e profondamente psicologico, nel quale Simenon dimostra ancora una volta quanto possa essere potente raccontare non soltanto ciò che accade, ma soprattutto “ciò che accade dentro una persona dopo che qualcosa ha cambiato per sempre la sua vita”.
