Fuoco
A Venezia la luce accarezza le superfici e cancella le ombre. Tra le calli silenziose, tutto appare immobile, eterno. Ma basta un attimo perché qualcosa si incrini. Basta un incontro, uno sguardo, un dettaglio fuori posto e la città, come acqua mossa dal vento, cambia volto. Lara insegna lingua e cultura cinese alla Ca’ Foscari. È una donna colta, abituata a muoversi tra simboli e significati nascosti. Nel rituale del tè trova un rifugio: una meccanica di gesti lenti e precisi che riflette il suo bisogno di ordine. Ma quando Adrian scompare nel nulla, tutto si spezza e Lara si ritrova sospesa tra due esistenze: quella che credeva di conoscere e quella, molto più oscura, che sta iniziando a intravedere. La relazione tra i due è iniziata da pochi mesi, ma è stata travolgente come un incendio. Poi, il mistero si somma al mistero. Lara viene a conoscenza del suicidio di una giovane donna, Tessa: una morte che sembra inspiegabile e che, invece, appare legata alla scomparsa di Adrian. Al centro di questo intrico di enigmi, c’è il Sanctuary Relais, lo splendido resort ricavato da un antico monastero su un’isola della laguna, il progetto più ambizioso di Adrian e del suo socio Marco. Il Sanctuary è avvolto dall’aura di un’ambigua bellezza. Mentre l’ispettore Trevisan conduce le indagini ufficiali, Lara decide di cercare la verità da sola. Accanto a lei ci sono Irene, l’amica a cui può confidare ogni paura, e una madre ingombrante e imprevedibile, capace di spingerla verso scelte inaspettate. Tra false identità, doppie vite e inattesi colpi di scena, Lara capisce che Adrian non era l’uomo che diceva di essere. Fuoco è un thriller magnetico che fino all’ultimo deforma la verità. Tra le nuove voci più forti e credibili della crime fiction italiana, Livia Sambrotta sonda con lucida sensibilità gli abissi dell’animo umano, laddove i rapporti personali si trasformano in un labirinto e ogni certezza è destinata a bruciare.
Coloro che credono di amarci possono distruggerci, appiccando incendi nella nostra anima col fuoco amico dell’amore perverso.
cproietti
Penna Leggendaria
Claudia Proietti
Claudia Proietti nasce a Roma nel 1985. Appassionata lettrice di gialli, noir e thriller, è laureata in Lingue Straniere. Pubblica molto giovane L’Alba della notte, un dark romance dalle tinte gotiche. Per anni accantona la scrittura creativa, ma collabora con diverse riviste online. Nel 2021 pubblica Imprese (im)Possibili di Animali Straordinari, raccolta di fiabe illustrate, nel 2022 il romanzo fantasy 2042 (PAV Edizioni) e il romance Parlami di me (Kdp). Nel 2023 esordisce nel noir con La coscienza del male che ottiene la menzione della giuria al Premio Nabokov 2024 sezione crime, il secondo posto al Garfagnana in Giallo 2024 (sezione “giallo classico”) e la menzione speciale al Festival Giallo Garda 2024. Molti suoi racconti sono presenti in antologie. Tra i riconoscimenti più importanti ci sono il premio al miglior racconto inedito al Garfagnana in Giallo 2023, la menzione giuria al Premio Moby Dick 2023 e il terzo posto al Mystfest Gran Giallo di Cattolica 2024. Cura la collana GiallOscuro (giallo e noir) di PAV Edizioni. Ha co-condotto la rubrica L’altro occhio nel programma Tra il dire e il male (CusanoTV). A novembre 2024 uscirà il suo secondo noir. È sposata e ha due bambine. Si occupa di ragazzi con DSA e ADHD. Ama il disegno, la pittura e la psicologia criminale.

Fuoco di Livia Sambrotta. Quando il thriller psicologico incontra l’analisi più spietata dei legami invisibili

 

A cura di Claudia Proietti

 

Esiste un criterio specifico che permette ai segreti più oscuri di stratificarsi: una sorta di logica spietata e inesorabile che guida il processo secondo il quale la cenere si deposita sulle cose, uno strato alla volta, dopo un incendio, coprendole e alterandone l’identità.

Questo presupposto appare necessario per iniziare a parlare dell’ultimo romanzo firmato da Livia Sambrotta ed edito per SEM. Si tratta di un thriller denso e teso, inserito in un terreno tanto cupo e torbido quanto affascinante e originale; una storia in cui la suspense e l’intreccio poliziesco incarnano sì gli elementi che l’autrice utilizza per raccontare una storia, ma anche gli strumenti che abilmente maneggia per dissezionare e analizzare i lati oscuri della psiche umana, esplorando nel profondo le dinamiche relazionali e le patologie affettive. Le sparizioni, le fughe e le indagini, infatti, diventano specchio costante dei territori più inesplorati della coscienza, proiettando la tensione esterna direttamente dentro ai personaggi e – di conseguenza – al lettore.

È un binario doppio quello su cui viaggia la narrazione: un connubio tra luoghi geografici e aspetti esistenziali che rendono più potenti le suggestioni. La Venezia decadente, labirintica e viva nei suoi canali silenziosi e nei riflessi plumbei e argentei della laguna, rappresenta l’ambiguità e la stagnazione emotiva. A essa si contrappone la montagna, che incarna l’inesorabilità del giudizio e della memoria attraverso l’isolamento dei boschi scuri e magnetici del Cadore, custodi silenziosi di segreti.

Su questo particolarissimo e ambiguo set si muove Lara, una donna la cui vita viene improvvisamente sconvolta da una scomparsa che innescherà un’inarrestabile reazione a catena, un effetto domino che farà crollare ogni sua certezza.

 

Uno degli aspetti più riusciti e affascinanti del romanzo è senza dubbio la costruzione psicologica dei protagonisti: nessuno è esattamente come appare, ma si svela, via via, diverso, con una nuova maschera da togliere o indossare. Sono figure stratificate e profondamente ambigue, a partire proprio da Lara, la protagonista. Lara è complessa e vulnerabile, divisa tra una forte identità professionale e una profonda fragilità affettiva. La sua ricerca della verità nasce da un bisogno profondo e disperato di dare un senso al dolore e di liberarsi da legami soffocanti. Questo ultimo concetto ci conduce all’enigmatica figura di Adrian, tanto sfuggente e narcisista quanto magnetico. L’uomo è il catalizzatore degli eventi, colui che incarna il fascino oscuro della manipolazione affettiva e la fonte delle ossessioni di chi gli vive accanto.

Tra gli altri personaggi troviamo Tiziana, una donna dall’indole molto particolare che ribalta radicalmente i canoni della protezione filiale. Dietro un’apparente fragilità si muove una mente fredda e determinata, capace di compiere scelte estreme pur di esercitare il proprio controllo e di inseguire un’illusione di riscatto.

A incarnare la rete di supporto in aiuto di Lara ci sono Irene, con la sua amicizia fraterna, e il cane Sirio. Queste due figure rappresentano l’ancoraggio alla realtà, il contrappunto leale in un mondo dominato dal sospetto.

 

Fuoco tocca temi di profonda attualità psicologica e sociale attraverso concetti più reali che mai come, ad esempio, la manipolazione affettiva e il narcisismo patologico: due sfumature di disagio emotivo tristemente sempre all’ordine del giorno. Viene esplorato con estrema lucidità il modo in cui i legami tossici possano erodere la personalità della vittima, alterandone la percezione della realtà fino a renderla ostaggio di un rapporto simbiotico e distruttivo.

Altra peculiarità del testo è il processo attraverso il quale viene smontata l’idea della famiglia come rifugio incondizionato, mostrando, invece, la materia più oscura che compone le proiezioni genitoriali, fatte di traumi irrisolti e controllo occulto: le declinazioni più crudeli dell’affetto che possono trasformare l’amore in una gabbia letale.

Anche la verità viene, in un certo senso, demitizzata. La sua scoperta avviene attraverso un percorso di accettazione doloroso e logorante. Quando il trauma viene rimosso, l’anima non guarisce ma viene distrutta dalla sua assenza proprio come dalla sua presenza. Questo aspetto è molto interessante poiché fornisce una chiave di lettura alternativa e, seppur ruvida, estremamente lucida e stimolante.

 

La scrittura di Livia Sambrotta è riconoscibile per l’abile fusione tra rigore formale e urgenza emotiva. Il lessico unisce la precisione tecnica della psicologia criminale e delle procedure investigative a un forte simbolismo sensoriale (la cenere, il fumo, il legno bagnato e la roccia). La sintassi alterna abilmente periodi ipotattici a forti stacchi paratattici nei momenti di maggiore climax, dosando i rallentamenti introspettivi con le accelerazioni improvvise della suspense.

Dal punto di vista narratologico, la gestione del punto di vista adotta una focalizzazione immersiva sull’interiorità di Lara, che conduce il lettore a provare empatia e, contestualmente, disorientamento. Si indaga e ci si smarrisce insieme alla protagonista.

A ciò si aggiunge la maestria nell’uso del sottotesto: i dialoghi sono intrisi di silenzi strategici, omissioni e sguardi che innescano nel lettore la capacità di decodificare le tensioni latenti prima che esplodano, leggendo anche ciò che non è espressamente scritto.

L’architettura del plot risponde a una solida ingegneria della suspense tipica del thriller, basata su un meccanismo a orologeria, in cui false piste e plot twist risultano sempre rigorosamente coerenti con la psicologia dei personaggi.

 

Questo ultimo romanzo di Livia Sambrotta si rivela un’esperienza letteraria che interroga le zone d’ombra della coscienza e approfondisce il modo in cui il pericolo più insidioso non risieda mai all’esterno, ma nel fuoco nascosto che brucia nei meandri più celati della nostra mente, dei nostri affetti e, soprattutto, della nostra anima.

 

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