Franco Basaglia. La libertà è terapeutica
Nel centenario della sua nascita, un libro dedicato alla figura di Franco Basaglia, il medico veneziano che ha liberato i manicomi e riformato la salute mentale in Italia ispirando la legge 180/1978: è stato uno dei più importanti psichiatri del XX secolo. Francesco Foti ripercorre la vita, le idee e le pratiche di uno dei pensatori più moderni e originali dell’Italia del secondo Novecento, anche attraverso le interviste ad alcuni dei protagonisti della grande stagione riformatrice che, tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Novanta, ha immaginato non solo un nuovo approccio alla malattia mentale, ma una più moderna concezione del rapporto tra comunità e individuo e del ruolo decisivo dei diritti sociali e civili nel determinare la salute di tutte e tutti. Perché la libertà, per prima quella dai bisogni, è terapeutica. Prefazione di Massimo Cirri.
La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia.
mbaldi
Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

1978. Approvazione della legge n.180, meglio nota come Legge Basaglia. Nel centenario della nascita di Franco Basaglia, psichiatra veneziano, i libri su di lui, sulla rivoluzione epocale da lui fortemente voluta sono più di uno. Oggi che i disagi psichici tornano spesso alla ribalta, che le differenze sociali, economice e culturali sembrano sempre più marcate è doveroso parlare di Franco Basaglia e farlo conoscere a chi non c’era e non sa. Diceva Basaglia che “La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragione d’essere.” La Repubblica dei matti che poneva domande ed esigeva risposte, chiedeva di restituire dignità alle persone, prima persone e non malattia. L’approccio alle persone era a tutto tondo: non solo la cura medica, ma tutto ciò che a una persona è necessario per vivere: la dignità, il riconoscimento sociale, il lavoro, la casa, la cura.

Attorno a Basaglia si era formata una comunità che credeva fortemente in lui e si identificava con le sue idee. L’intervento, come detto, non si riferiva solo alla terapia ma doveva servire come lezione a quelli “fuori”, lavorando anche sul lessico usato, non più parole come “matti”, “alieni”, “normali”.

Francesco Foti racconta in questo agile libro, una parte della storia di Franco Basaglia perchè è una storia che conosce da vicino, suo nonno Tullio Fragiacomo, aveva lavorato con Basaglia occupandosi non solo della parte sanitaria, era infermiere, ma diventando responsabile della legatoria interna all’ospedale psichiatrico. Perché Basaglia non era un uomo di sole parole, concretamente metteva in pratica quanto affermava, il lavoro per un internato o ex internato era determinante nell’affermazione della propria individualità, gli permetteva di tornare a far parte di una comunità, di rivendicare il suo posto nel mondo.

Le azioni, gli scritti, le cose in cui credeva Franco Basaglia, svelavano (svelano) le contraddizioni di tutta la società. Era (è) la sofferenza generale che va affrontata a tutti i livelli.

Penso che il pensiero di Basaglia sia attuale come non mai, ma mi ha meravigliato la naturalezza con la quale Foti ne scrive, forse dovuta ai racconti del nonno, nel libro ci sono puntuali riflessioni sul pensiero e l’azione di Basaglia, dati biografici e interviste.

Sono passati molti anni, ma la forza delle idee di Basaglia, Foti è riuscito a passarcela tutta con grande sensiblità e maestria e di questo gli sono molto grata, perché lo stigma delle malattie mentali pesa sulle persone, sulle famiglie, in generale c’è molta difficoltà a parlarne, spesso mancano proprio le parole. Leggere il libro ci consente di trovare le parole che ci servono e di capire quanto grande sia stata la figura di Basaglia.

Ne consiglio la lettura a chi è sensibile al tema, a chi è incuriosito dalla figura di Franco Basaglia, a chi non ne sa niente, perché è un ottimo modo per conoscere.

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