Ci sono assenze che insegnano a vivere

La poesia è una materia impalpabile, una sorta di nebbia emotiva che avvolge chiunque vi si avvicini. Eppure, in Fili d’erba sotto le dita, Alessandra Nepa riesce a darle una forma concreta, rendendo il suo verso un filo teso tra l’assenza e la presenza, tra il dolore della perdita e la dolcezza della memoria.

Questa raccolta si muove con leggerezza e profondità tra le sfumature dell’esistenza umana, esplorando le mancanze – e forse anche le liberazioni – che il vivere ci impone. Ogni poesia è un piccolo tassello di un mosaico più grande, in cui la scrittura diventa un gesto di resistenza e al tempo stesso di abbandono.

Il filo conduttore dell’opera è proprio l’assenza, intesa non solo come perdita di persone e momenti, ma anche come spazio in cui si può ricostruire sé stessi. Il titolo stesso richiama una sensazione tattile: la poesia di Nepa è un’esperienza sensoriale, in cui il lettore è chiamato a sfiorare il passato e il presente con la stessa delicatezza con cui le dita accarezzano l’erba di un prato.

L’autrice esplora diversi tipi di vuoti: il padre lontano, la madre che resiste alla malattia, l’amore che si dissolve, la nostalgia di un tempo che non torna. Questi temi emergono con forza in componimenti come Senza padre, in cui la distanza affettiva si misura nelle fotografie sbiadite e nei silenzi incolmabili, o in Senza mia madre, dove l’amore materno diventa un’ancora di salvezza contro la paura e l’incertezza.

La scrittura di Nepa è fluida e avvolgente, quasi un canto sommesso che si insinua nell’animo del lettore. L’uso delle immagini è ricercato e mai banale: i suoi versi evocano suoni, colori, odori, creando un universo poetico che appare vicino e familiare.

Il ritmo delle poesie è scandito da ripetizioni sapienti e metafore delicate, come in Senza tristezze, dove la tristezza non è solo un’emozione negativa, ma un elemento imprescindibile per comprendere la bellezza della vita:

“Vivere senza tristezze non so

immaginare

cosa voglia dire,

mi sembra come pretendere che la bambina di un tempo,

non abbia mai smesso di sentirsi figlia.”

Le poesie di Nepa non cercano effetti roboanti, ma scavano dentro, si insinuano con grazia nelle fragilità umane, lasciando spazio alla riflessione e all’introspezione.

Uno degli aspetti più affascinanti della raccolta è il modo in cui l’autrice riesce a trasformare la sottrazione in un atto di scoperta. Ogni poesia ha un titolo che inizia con SenzaSenza ricordi, Senza musica, Senza ispirazione – come se ogni mancanza fosse una possibilità di riscoperta.

E verso la fine, probabilmente non a caso, troviamo Senza abbandonarmi più, una sorta di promessa finale, un impegno a non perdersi, a custodire la propria essenza nonostante tutto.

Fili d’erba sotto le dita è una raccolta intensa, profonda, capace di toccare corde intime senza mai scadere nel patetico. La poesia di Alessandra Nepa è una carezza malinconica, un soffio di vento che porta con sé il profumo delle cose passate e la speranza di quelle future. Un libro da leggere con calma, lasciandosi avvolgere dai versi come in un abbraccio.

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