Recensione a cura di Dario Brunetti
Delitto al cimitero inglese è il nuovo romanzo della coppia Max & Francesco Morini uscito per la Fratelli Frilli editori.
In un freddo e piovoso inverno romano, non si vede l’ora di rifugiarsi in una libreria, rimanendoci il più possibile per assistere a una presentazione.
Se la stessa avviene nella premiata Libreria Misericordia di via San Giovanni Decollato e allora si preannuncia un successo più che garantito.
Il libraio Ettore Misericordia e il suo assistente Fango devono fare gli onori di casa a un autore (amico di Ettore) che non vede l’ora di far conoscere la sua opera riguardante Mastro Titta, il boia di Roma.
Mentre la presentazione è in fase conclusiva irrompono sulla scena l’ispettore Ceratti e il suo fedelissimo agente Cammarata per chiamare in disparte il bel tenebroso e affascinante Misericordia e annunciargli una sgradevole sorpresa.
È stato rinvenuto il cadavere di una donna davanti alla lapide del poeta dell’Ottocento John Keats; si tratta della vedova e ricca ereditiera londinese Agatha Blomfield.
Il libraio Misericordia e il suo assistente Fango diventeranno gli indiscussi protagonisti di un romanzo della regina del giallo Agatha Christie.
In questo volume troveremo tutti gli ingredienti necessari che porteranno la coppia di autori a costruire una trama che appartiene al giallo classico deduttivo. Sherlock Holmes e Watson si sono trasferiti a Roma e assumeranno le sembianze di Ettore Misericordia e del suo assistente Fango.
Un filone narrativo così apprezzato dai lettori con due simpatici personaggi che devono indagare su dei misteri appartenenti a un passato così troppo lontano e con una vittima che si è portata nella tomba tanti oscuri segreti.
Come mai la donna abitava nello stesso appartamento dove ha vissuto il boia di Roma, Giovan Battista Bugatti in arte Mastro Titta? E quali erano le ragioni che la spingevano ad essere talmente ossessionata dalla grande figura del nobile poeta britannico Lord George Byron?
Durante la sua visita alla Città eterna nel 1817, Byron fu visibilmente terrorizzato dalla figura leggendaria di Mastro Titta che si stava accingendo ad eseguire una delle tante esecuzioni ai danni di tre ladri. Uno spettacolo macabro che il poeta inglese annoterà con minuzia sul suo taccuino sporcandosi di un inchiostro che sembra avere il colore del sangue.
In questo giallo così ben scritto si gusta il dolce sapore della storia della letteratura inglese che si unisce ai tanti enigmi della capitale romana e sulla misteriosa figura del boia, un uomo dall’aria paciosa capace di condividere l’ultimo pasto con tanto di buon vino con i condannati al patibolo.
Se a quei tempi Byron ne rimase impressionato, al contrario le pubbliche esecuzioni in piazza ad opera del verniciatore di ombrelli e al tempo stesso boia di Roma diventavano un vero e proprio intrattenimento per il popolino da essere riconosciuto addirittura come uno strumento educativo per i loro figli, un ricordo che resterà per sempre scolpito nella loro memoria che si traduce in un vero e proprio messaggio di avvertimento a non fare la stessa ignobile fine.
Presente e passato troveranno il loro fil rouge che i fratelli Morini sapranno unire in una storia coinvolgente in cui l’avidità sembra giocare scherzi che possono risultare fatali.
Che dire! Ancora una prova maiuscola dei Morini brothers!

