Le pagine iniziano a raccontarci una storia di amore familiare. Due sorellastre, stesso padre e due madri diverse, ci spiegano come si diventa sorelle, amiche, confidenti e alla fine “Amella”: amica e sorella. I segreti di famiglia pian piano si srotolano e si scopre che dall’infanzia all’età adulta, Mirjam e Lavinia (Nia) si sono sempre cercate, fin quando si sono trovate. Nelle classiche famiglie allargate per scelta di uno dei due genitori, ci si trova ad avere fratelli e sorelle dei quali non si sa nulla perché è più facile nascondere piuttosto che unire e amare. Due ragazzine tanto diverse, quanto simili, che lasciano tracce invisibili, affinché l’altra si accorga della sua presenza e così avviene. Nessuno può capire il rapporto che nasce tra le due, la complicità, il legame e l’amore incondizionato che si ritrova nella casa sull’Isola e davanti al “pino fortunato”.
Però si cresce e, crescendo, si incontrano persone che ci allontanano e questo capita anche alle due “amelle”. Mirjam, affronta diverse relazioni inutili finché trova l’uomo dei suoi sogni, restando sempre legata indissolubilmente a sua sorella; Nia si imbatte in relazioni malsane da sempre e, ogni volta, ne va di mezzo il rapporto con Mirjam che si interrompe e poi riprende, in base all’andamento delle relazioni.
Quando Nia compie quarant’anni, la storia cambia e il romanzo prende una piega diversa. Nia invita Mirjam al suo “compleanno tra donne”, proprio sull’Isola, che anni prima fu acquistata dal suo compagno Konrad per sanare i debiti del padre. Mirjam è appena stata lasciata dal suo amore di una vita e, forse, un compleanno tra amiche, il ritorno sull’isola, il poter rivedere la sua amella dopo anni, potrebbe aiutarla in un momento tanto difficile.
E qui si arriva al disastro. Mirjam riscopre le violenze subite da Nia, il restare bloccata su un’isola nel mezzo del nulla, con un cattivo cane da guardia che la sorveglia. Un temporale, l’arrivo di amici e il palesarsi di Konrad, ci portano a vivere il secondo tempo del libro tra claustrofobia, paura, necessità di una vendetta e soprattutto il bisogno di salvare le due amelle.
Sara B. Elfgren ci porta in un finale angosciante, che si sviluppa attraverso il vissuto di Mirjam in prima persona e di Nia in seconda battuta. La storia di due donne, vicine e lontane, complici e nemiche, figlie di famiglie disfunzionali e in balia di uomini negativi, alle prese con tradimenti e violenza domestica, costrette dal tempo e dagli eventi a riunirsi di nuovo e a riabbracciarsi per restare vive.
Sullo sfondo, un’isola che durante l’infanzia è simbolo di libertà, vacanze e amore, durante l’età adulta diventa una prigione. Il simbolo del romanzo è il pino fortunato, che nonostante la cementificazione dell’isola, il mal tempo, gli anni che passano, resta lì, fermo e immobile a dare una speranza: si può sopravvivere nonostante tutto.

