Cemento e sangue
San Paolo è una città che cresce divorando se stessa, e dove il cemento copre tutto: fiumi, corpi, responsabilità. Everton Barros, trentadue anni, è un cronista svogliato di un grande quotidiano. Una mattina, pedalando lungo il rio Pinheiros, riconosce tra le acque nere il cadavere di Flávio Bloch, eco attivista e amico. La polizia archivia il caso come suicidio. Everton no: decide di indagare, anche se il suo stesso giornale, legato a interessi immobiliari e politici, vorrebbe lasciar perdere. Tre storie si muovono in parallelo: la morte di Bloch; l’omicidio brutale di Leonard Zappavigna, palazzinaro e proprietario di una gelateria; e la scomparsa di Florian Kaufmann, ingegnere svizzero invischiato tra Amazzonia, narcotraffico e politica. A collegarle sembra esserci Donato Abreu, politico neoliberale in ascesa, volto televisivo rassicurante e promotore di un piano di “privatizzazione sociale” volto a trasformare senzatetto e edilizia popolare in un affare. Everton indaga senza protezioni, aiutato da pochi amici e da due giovani gelatai improvvisatisi detective. Intorno al protagonista, dirigenti ambigui, imprenditori senza scrupoli e figure femminili decisive disegnano una rete in cui informazione, potere e profitto diventano inseparabili. Ma più Everton si avvicina alla verità, più capisce che non esiste una storia pubblicabile: ogni rivelazione, infatti, produce ulteriore violenza. Un romanzo teso di stampo civile che usa il noir per raccontare una metropoli costruita sul cemento e sul silenzio, dove la verità ha sempre un prezzo. Pagato dai più deboli.
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zrotondi
Penna Esordiente
zrotondi
Sono nato a Cave nel 1961. Per lungo tempo ho vissuto a Roma, con una parentesi di cinque anni a Londra per perfezionare gli studi di economia, prima di trasferirmi nel 2008 a Ferrara dove attualmente vivo. Dopo una carriera da economista in banca e all’università sono andato in pensione e mi dedico solo alla scrittura. Il noir “Bestiario Privato”, pubblicato da Damster Edizioni, è il mio primo romanzo e nel 2024 è risultato vincitore al GialloFestival. I miei interessi spaziano su tutto quello che è noir, giallo e thriller.

Recensione a cura di Zeno Rotondi

Cemento e sangue è il nuovo romanzo di Carlo Calabrò, pubblicato in Italia da Marsilio Editori.

Con il romanzo di esordio, Meccanica di un addio (finalista al Premio Scerbanenco Opera Prima), Carlo Calabrò si è imposto all’attenzione di lettori e critica. Il secondo romanzo è sempre ambientato in Brasile e vengono ripresi alcuni dei personaggi del precedente libro (fra i quali Florian Kaufmann, lo svizzero protagonista della storia). Ma Cemento e sangue non è il seguito del romanzo d’esordio.

Due gli elementi di rottura che ne garantiscono l’autonomia. Innanzitutto l’ambientazione: un contesto urbano, quello di San Paolo, profondamente diverso dalla foresta brasiliana del primo romanzo. In secondo luogo il punto di vista narrativo: l’autore sceglie di raccontare la storia dal punto di vista di un brasiliano, il giornalista Everton Barros, mentre nel romanzo d’esordio il punto di vista è quello di uno straniero, un gringo.

Nella toccante recensione di Maurizio de Giovanni, uscita sul Corriere della Sera il 3 luglio di quest’anno, è stata sottolineata l’abilità di Carlo Calabrò di usare il noir per mettere a nudo la metropoli paulista – in cui interessi economici, speculazione edilizia, corruzione e disuguaglianze sociali si intrecciano indissolubilmente – e allo stesso tempo riuscire nonostante tutto a farla amare alle vittime di quel sistema, a trovare una speranza dove sembra non essercene alcuna, per andare avanti, per non fuggire via.

Un sistema quello descritto che si adatta benissimo ad altre metropoli più vicine a noi e altrettanto oggetto di amore disperato. Il genere noir, che mette in mostra i lati più feroci e spietati della nostra società senza risolverli, e il concetto di speranza sembrano due opposti. Ma nel romanzo di Carlo Calabrò si incontrano in modo struggente per raccontare la resistenza umana di fronte al buio.

Carlo Calabrò non è quello che si definirebbe una persona monotona. Nato a Palermo. Bioingegnere per formazione. Sceneggiatore e attore per passione. In un paio di vite precedenti è stato consulente, banker e imprenditore tra Parigi e San Paolo. Attualmente vive a New York, dove lavora come corrispondente per QN – Quotidiano Nazionale e HuffPost.

Una poliedricità la sua che si riflette nella scrittura, caratterizzata da una prosa multiforme volta a creare qualcosa di unico e ibrido. L’ironia si confonde con il sarcasmo (specie quando si tratta di descrivere un sistema dominato dal profitto). Il realismo più cupo si tramuta spesso e volentieri in grottesco e comicità nera (senza svelare troppo della trama si veda la scena del crimine in cui entra in gioco un gatto con ciò che ne consegue). L’improbabile viene usato per esplorare le emozioni umane e svelare aspetti nascosti del mondo che la sola cronaca non sarebbe in grado di mostrare (emblematico l’esempio del protagonista che nella gerarchia della trama investigativa viene retrocesso da giornalista d’inchiesta a gelataio e dei due gelatai “veri” che vengono promossi a investigatori). Il cambio di angolazione, lo spostamento del punto di vista sulla stessa realtà viene impiegato per gestire il ritmo e la tensione emotiva. L’uso dello zoom e del campo e controcampo per imitare i movimenti della macchina da presa si rintraccia in diverse parti del testo narrativo (qui i trascorsi da sceneggiatore dell’autore forse c’entrano qualcosa). E nonostante questa continua varietà di stimoli la scrittura rimane, impresa tutt’altro che semplice, fluida, catturando l’attenzione del lettore grazie a un ritmo scorrevole.

In conclusione la prosa di Carlo Calabrò rappresenta una forma di narrazione eclettica che rifiuta la linea retta per riflettere la complessità del reale, e si traduce in quella che, a mio avviso, rappresenta una voce nuova e originale nel panorama del noir italiano contemporaneo.

 

 

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