Quando l’ho portato a casa con tanta fatica, l’ho poggiato sulla scrivania e lì è rimasto per un bel po’. Il mio unico pensiero era “come” riuscire a leggere questo volume che, oltre alle dimensioni (circa 25*25 cm),, pesa ben 1 kg e 250 gr! Mi sono detta che avrei dovuto farcela e ce l’ho fatta, lasciandolo sulla scrivania e mettendo post-it, segnalibri e foglietti vari in ogni pagina che mi interessava tornare a leggere.
Perché questo libro va letto così.
Innanzitutto si trova un posto dove lasciarlo. Si preparano i post-it e la matita, ma soprattutto ci si deve preparare mentalmente, come se si dovesse affrontare un rito sciamanico. Una volta iniziato, si deve arrivare alla fine; una volta iniziato o lo si ama o lo si odia; una volta iniziato, il libro è leggerissimo e aspetta solo di essere sfogliato fino all’ultima pagina, compreso le pagine bianche che sì, ce ne sono.
Consiglio di leggerlo con l’umore positivo, perché se sei triste, non riuscirai proprio a connetterti con lo scritto, anzi con gli scritti, e di intraprendere questo viaggio con amore e paura. Perché la casa di foglie è proprio una di quelle belle dimore dove nessuno vorrebbe mai aprire un mutuo per tutta la vita.
La maestria dell’autore, oltre a concepire un volume che si legge da ogni punto di vista e in diverse posizioni, è stato quello di dividere la storia, e raccontarla attraverso quattro personaggi totalmente diversi e rendere ognuno di essi, IL protagonista. Se è vero che i personaggi secondari sono davvero le spalle nella storia, i quattro pilastri del racconto lasciano vivere ogni pagina insieme a loro. C’è Johnny, che si divide tra i pensieri reali e strutturati, e i pensieri frivoli e sconnessi, dopo essersi sballato e anche pesantemente. Spesso risulta ironico e spensierato perché in fondo deve continuare a valutare quello che sta leggendo con autocritica, che non ha. C’è Zampanò, che esegue dei filmati documentaristi sulla famiglia Navidson, come se fosse nascosto e poi rilega tutto in un baule, mischiando ritagli, appunti e quant’altro, per poter un giorno ricostruire una storia che non farà mai in tempo a ricostruire. C’è Tom, capofamiglia dei Navidson, che vive questa avventura spaventosa con la moglie e il figlio, ma il solo protagonista è lui. In suo aiuto arriverà qualche amico, alcuni li perderà, altri scapperanno, altri lo tradiranno. Infine, c’è la casa, la vera protagonista della storia. Una casa molto bella e all’apparenza normale, ma che cela tanti lati oscuri, che si sveleranno poco a poco… e mai tutti.
E veniamo al punto fermo del libro. La storia mette paura e angoscia. Nonostante i personaggi, le vicende, le diverse sfaccettature di ciascun attore, in ogni pagina ritroviamo noi stessi. La casa che si modifica, crea labirinti, angoli ciechi, crea e sposta muri, provoca il buio, fa smettere di funzionare qualsiasi cosa, crea voragini, abissi e ci soffoca. Perché spesso la sensazione è proprio questa: soffocamento. Quello che ci porta paura e ci induce a pensare che i veri mostri sono nella nostra mente.
O forse no.
