Ci sono gialli che chiedono al lettore di seguire ogni indizio con attenzione e altri che scelgono una strada diversa: accompagnarlo in un’indagine dove il mistero diventa anche occasione per sorridere, conoscere personaggi eccentrici e lasciarsi trasportare dall’atmosfera. Assassinio al Carlo Felice. Una nuova indagine della Berta di Nicoletta Retteghieri appartiene proprio a questa seconda categoria.
La protagonista è Berta Riccardi, settantenne dall’energia inesauribile e con una particolare passione per le indagini. Quella che dovrebbe essere semplicemente una serata a teatro per assistere alla Norma di Bellini si trasforma presto in un nuovo caso da risolvere: durante lo spettacolo, infatti, viene ritrovato senza vita un anziano ex oboista dell’orchestra.
Berta, naturalmente, non riesce a rimanere spettatrice. Con il suo carattere deciso, il suo spirito curioso e quel modo tutto personale di affrontare le situazioni, si ritrova coinvolta nella ricerca della verità. Ad accompagnarla in questa nuova avventura troviamo il figlio Davide e l’amico Marco Castello, giornalista e personaggio altrettanto particolare, che contribuiscono a creare quella dimensione corale che è uno degli elementi più divertenti del romanzo.
Il vero punto di forza del libro sono proprio i personaggi. Nicoletta Retteghieri costruisce una piccola galleria di figure sopra le righe, capaci di strappare più di un sorriso. Tra queste spicca Tilde, cugina di Berta, personaggio apparentemente ruvido e imprevedibile, ma capace di sorprendere mostrando lati completamente diversi a seconda delle situazioni. È proprio questo contrasto a renderla una delle presenze più curiose della storia.
L’ambientazione genovese contribuisce a dare colore alla narrazione. Il Teatro Carlo Felice, il mondo della lirica e i suoi protagonisti diventano lo sfondo ideale per un’indagine che mescola mistero e ironia. Anche la leggenda del fantasma di Leila, legata ai sotterranei del teatro, aggiunge una sfumatura di fascino e mistero alla vicenda.
Il romanzo non punta sulla tensione serrata tipica del thriller, ma su un ritmo più leggero, fatto di dialoghi brillanti, situazioni surreali e una continua alternanza tra indagine e commedia. La lettura procede con il sorriso, grazie soprattutto alla capacità dell’autrice di creare personaggi riconoscibili e di inserirli in una trama che privilegia il divertimento e l’atmosfera.
Assassinio al Carlo Felice è quindi una lettura adatta a chi ama i gialli dal tono ironico, quelli in cui il caso da risolvere è solo una parte del piacere della storia. Un romanzo che porta il lettore tra le quinte di un teatro prestigioso, dentro una Genova ricca di fascino e accanto a una protagonista ormai abituata a trovarsi sempre nel posto giusto… o forse nel posto più complicato.


