Ennesimo appuntamento, il 17°, anche in questo caso ben riuscito, proposto dalla casa editrice Sellerio. Ennesimo, in quanto parte di una serie infinita ed ottima, direi. Una scelta, quella di Sellerio, che è risultata sempre vincente. Comunque è, come si suol dire, vincere facile. Ricorrere ad autori che sono divenuti , con quanto scrivono, popolari, letti, nelle classifiche ecc … è una scommessa vinta in partenza. Ciò non significa che quanto edìto sia da accantonare e da non leggere, anzi ben venga l’ultimo arrivato. Cominciare a leggere “ Animali in giallo “ con Alicia Gimenez Bartlett vuol dire partire con il piede giusto: Berta Mirales ispettrice di polizia a Valencia, e la sorella; i tori ammazzati, 7; il guardiano di un’agenzia di sicurezza, imbavagliato e con le mani legate, la cui uccisione non è altro che un danno collaterale. La corrida, sempre più elemento di divisione culturale e sociale, con le battaglie animaliste che vanno accentuandosi. Berta che privilegia teoria e pratica, ma che nel connubio con la sorella/collega, Mada, ha nell’intuizione l’elemento predominante. Due sorelle che convivono, grazie al fatto che nel quartiere in cui vivono i prezzi sono bassi anche se l’appartamento può essere piccolo e squallido …. ma pulito, due sorelle che si attengono a regole ben precise: niente gelosie, nè bisticci professionali in particolare quando ci sono indagini congiunte e che a cena, vis a vis, trovano il momento per scambiarsi i propri punti di vista sullo stato delle indagini in corso, alla ricerca di quel movente che può fare un passo in avanti alle indagini, che diviene elemento indispensabile per capire. E poi il Partito Ambientalista contro il maltrattamento degli animali. Da Alicia, si passa a “ La donna che parlava ai cani “ con all’opera Andrej Longo: all’insegna del tutto andrà bene, e poi Gaetano Salvatieri con il suo “ Leoni a Makari “, la sua Sicilia dove è sufficiente guardarsi attorno per avere cattivi maestri e dove se hai 30 anni o sei “ criminale “ o sei assessore con un futuro radioso all’orizzonte, con panelle ed arancini, . Quindi arrivi a Luca Mercadante con “ Ai cani piacciono le ossa “ ed il contesto si sposta verso Napoli, tra resti di case degli anni ’60, ruderi da aggirare ed ambulanti di ogni “ razza “; Castel Volturno che significa una sconfitta collettiva, zona con centinaia di costruzioni fatiscenti, abbandonate, campagne padulose, un luogo che no è altro che lo sversatoio dei rifiuti di tutta la regione, il dormitorio, d’emergenza, per i terremotati e dove lo spaccio va a ruota libera. Dove ci sono le regole non scritte, ma osservate, per sopravvivere: non aver visto niente, non saper nulla, non esserci. E poi i cani, perché è di quelli di cui si parla, i cani del mucchio randagio che scorrazzano indisturbati, invadendo allevamenti, facendo stragi di gatti, con l’audacia dell’assalire, e l’arte dell’arrivare in ritardo quando tutto è già concluso. Quindi arriva Andrej Longo con “ La donna che parlava ai cani “, con l’intercalare degli idiomi dialettali: da “ i danni che si azzeccano “ a “ la morta sgarrupata “ ed il “ voltamento di stomaco “. Ma se ciò che può colpire l’attenzione di chi legge, sono le parole nel gergo come le prelibatezze culinarie ad esempio la pasta al forno bianca, che dire dei combattimenti dei cani, dei regolamenti di conti e della criminalità organizzata. Ed i morti che salgono numericamente, uccisi dai cani, come se “ non bastavano i cristiani, pure i cani si mettono ad ammazzare “, perché i cani non si vendicano ma non dimenticano ; una storia su di un mondo impazzito. Ecco, quindi, Simona Tanzini con “ La buffa creatura e lo sceicco “. Pagine incentrate su un rapporto, rapporto strano che rientra nella sinestesia, tra colore e musica. Il tutto ambientato nei pressi di Palermo, città incasinata, chiassosa con un giornalista, anzi un cronista in crisi d’identità ed i bulli che usano la sopraffazione e la forza in quanto i deboli sono loro. Quindi la coppia Malvaldi/Bruzzone con “ I rospi sono una cosa seria “ e se lo dicono loro …. Tra un ricercatore biologo trovato morto, il processo di sintesi, le rane freccia pericolose per il veleno che producono, ed il contrabbando di animali velenosi. Infine Francesco Recami “ Il corpo dilaniato della massaggiatrice cinese “. Ovviamente Recami non poteva sottrarsi dalle case di ringhiera, appartamenti che condividono lo sesso ballatoio, che hanno contraddistinto l’edilizia popolare ed in cui la ricerca di protagonismo è sempre presente. Anche in quanto scrive Recami abbiamo di nuovo a che fare con il nostro amico a quattro zampe. Ma in particolare con le nuove attività commerciali in arrivo dalla Cina, ed osteggiate dai vicini, che sostituiscono le precedenti, come il centro massaggi sul quale ruotano le cose scritte da Recami.

Noir
Recensione a cura di Gino Campaner (ginodeilibri) “Quanto alla memoria, se dio ci avesse davvero amati come dicono, ci avrebbe creati senza. Nessuno si è

