Genere:
All’arme! All’arme! I priori fanno carne!
«All’arme! All’arme! I priori fanno carne!» grida un artigiano per incitare alla rivolta. È il 20 luglio del 1378, siamo a Firenze in piena rivolta dei Ciompi, una delle tante che infiammano l’Europa nel corso del Trecento. Utilizzando le cronache del tempo, Alessandro Barbero ci fa rivivere la concitazione, l’entusiasmo, la violenza di quelle giornate in cui una massa di persone decise che il futuro così come lo vedeva non gli piaceva e provò a cambiarlo. Arrivano completamente inaspettate. Durano pochissimo, talvolta solo qualche settimana, poi vengono represse. Ma in quel poco tempo succedono cose tali da rimanere per sempre incise nella memoria collettiva. Sono le rivolte popolari. La storia, almeno nell’ultimo millennio, è tutta punteggiata da momenti critici in cui una massa di persone decide che il futuro così come lo vede non gli piace, e prova a cambiarlo.Il Medioevo non fa eccezione: anche allora non sono mancati movimenti insurrezionali che nel loro sviluppo iniziale non sembrano affatto distinguibili dalle più travolgenti rivoluzioni moderne. In particolare nella seconda metà del Trecento se ne sono concentrati così tanti da costituire un’anomalia. Alessandro Barbero racconta proprio le più spettacolari fra queste insurrezioni. Per molto tempo gli storici hanno visto nel loro fallimento non solo la prova che i rivoltosi non avevano nessuna possibilità di riuscire, ma che non perseguivano neppure un obiettivo consapevole. Nulla di più falso: i rivoltosi sapevano quello che stavano facendo, avevano rivendicazioni precise e si battevano consapevolmente per realizzarle.
Rivolte partendo dal basso, cercando di modificare condizioni di vita non più accettabili

Alessandro Barbero è un divulgatore eccezionale e sta facendo piacere la Storia a tante persone. Racconta di rivolte, il nostro professore, di quella dei Ciompi a Firenze, ma di fatto delle rivolte che infiammano l’Europa nel Trecento1358, la Jacquerie; 1378, il tumulto dei Ciompi; 1381, l’insurrezione inglese; 1386, la rivolta dei Tuchini.

Rivolta e rivoluzione, partendo dal basso, cercando di modificare condizioni di vita non più accettabili, provando a cambiare, dirigendosi verso una nuova direzione.

Nel saggio Barbero si chiede e ci porge un ragionamento partendo dalla domanda: «E prima?»

I momenti critici, di sollevazione popolare nella storia non sono mancati e se la sollevazione riesce si può parlare di rivoluzione. Quando invece il cambiamento non riesce allora siamo nell’ambito delle rivolte, il potere è riuscito a soffocarle.

Nel libro troviamo quindi il racconto di alcune di queste rivolte che però vennero represse. Il professor Barbero ci racconta la Storia dalla parte dei vinti, indaga le cause, spiega i bisogni a cui si cercava di rispondere rivoltandosi. Avvalendosi p.es. delle cronache di Jean Froissart, che racconta episodi della Jacquerie, la rivolta dei contadini francesi nel 1358, ci fa capire chiaramente il pregiudizio dell’osservatore.

Questo libro del 2023 non fa altro che ridarci in forma scritta, una serie di lezioni che si trovano anche in rete, sulle molte rivolte che caratterizzarono il Medioevo.

Sono quattro le rivolte di cui leggiamo: la già citata Jacquerie francese (1358), la rivolta dei Compi a Firenze (1378), la rivolta dei contadini inglesi (1381) e la rivolta dei Tuchini (1386). Si tratta di rivolte contadine, tranne quella dei Ciompi. In Francia e Inghilterra sono rivolte di massa con nemici ben definiti e cioè nobiltà e alto clero con appelli alla giustizia del sovrano. Nel caso della rivolta dei Tuchini si tratta invece di una rivolta locale contro potere e arroganza dei feudatari. Diversa la rivolta dei Ciompi che invece riguarda un proletariato cittadino contro la borghesia. I ciompi erano operai addetti alle varie lavorazioni della lana che non avevano rappresentanza all’interno delle corporazione delle arti e dei mestieri che caratterizzava i comuni medievali in Italia. Una delle più importanti richieste dei rivoltosi infatti fu il diritto alla rappresentanza.

Barbero ci racconta di queste rivolte usando un linguaggio semplice e divulgativo, rendendo piacevole una lettura che fa parteggiare per i rivoltosi consentendoci di vivere, per il tempo della lettura, in un altro mondo.

Consigliato.

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