Ed eccoci al terzo volume della saga gialla di Olga Cazzaniga Peroni e Franco Reali, Investigatore privato lui, infiltrata scass… ehm un po’invadente lei. Il teatrino tra i due è sempre più esilarante, in questa terza avventura i “Pastardi” si sono davvero superati in quanto a battute, metafore, doppi sensi e dialoghi serrati. Ma facciamo un passo indietro: nel primo volume Olga, la brianzola bionda “di ritorno” (nel senso che ri-torna a fare la tinta a ogni accenno di ricrescita) cercava una agenzia investigativa per un problemino di cuore della nipote. Era infatti dubbiosa sulla onestà del di lei fidanzato e il fato volle che capitasse nell’ufficio di Franco Reali, belloccio milanese, elegante e un po’ fighetto ma di buon cuore, che da subito si troverà sul filo del rasoio nei rapporti con la donzella, da un lato scocciato e dall’altro, sotto sotto, attratto. Lei, “single incallita” contro la sua volontà, è intrigata fin da subito. Non solo dall’uomo ma anche dal gusto per l’indagine e, pur essendo una notevole pasticciona, affetta da “maldestrite” fulminante, sembra azzeccarci parecchio e dunque fra un tira e molla perenne con Reali riesce a infilare il piede nell’agenzia e lasciarcelo con tutta la scarpa.
Fatta la doverosa premessa, veniamo dunque ai giorni nostri, questa ultima fatica dei brillanti e talentuosi autori vede un terzo elemento, amico e collaboratore occulto di Reali, Benedetto Cicogna detto il Nero, ferito gravemente in un attentato che lascia a terra un morto stecchito e lui in coma in ospedale. E qui va aperto un capitolo sull’amicizia, che in questa terza avventura è elemento preponderante. Reali soffre veramente, non solo per la paura di perdere l’amico di sempre, ma anche perché ne teme il coinvolgimento in loschi affari: cosa ci faceva il nero con Achille Tallone, pregiudicato di mezza tacca? L’unica ad avere fede incrollabile in Benedetto Cicogna è Olga; invece, a Franco Reali qualche dubbio viene, anche se… se ne cruccia, è combattuto e ci soffre.
La Brianzola bionda, temporaneamente aiuto investigatrice, a casa deve vedersela con la Frau (sua madre: Irma Cazzaniga Peroni) e con due sorelle una più squinternata dell’altra. In alcuni momenti giusto il gatto Oscar pare dotato di sanità mentale in quella casa di Besana Brianza, teatro di purificazioni olistiche, riti vegani e, per dirla con Olga, altre “minchiate” del genere. E anche qui le battute e il sarcasmo la fanno da padrone, un esempio? Quando la sorella “fricchettona” abbigliata a mo’ di squaw, con tanto di trecce e pietre dai poteri soprannaturali, attacca a parlare di “aura” che dovrebbe circondare tutti noi, Olga cita il famoso brano: “L’aura non c’è, è andata via”… insomma a me la lettura ha strappato parecchie risate, di gusto, ma non crediate che la trama gialla ne esca sminuita perché non è affatto così. Regge, e regge bene!
Ah, sicuramente qualcuno solleverà obiezioni: A Milano mica c’è il mare, c’è il naviglio… ecco, non necessariamente si parla di acqua, come ben scriveva Andrea G. Pinketts…
Non dirò di più: per sapere cosa accade in questa intrigante storia… vi consiglio caldamente di leggerla!

Giallo
Con il romanzo Milano pastis Davide Pappalardo ci riporta nella Mlano degli anni 60 dove imperversavano le bande criminali e gli inseguimenti della polizia contestualizzate

