Recensione a cura di Edoardo Todaro
Il panorama noir ha un nuovo nome: Marcello Gado. Non voglio enfatizzare niente, ma visto che “ A mano armata “ è il romanzo d’esordio per Gado, possiamo dire che è un buon inizio, e che sia solo l’inizio di altri scritti interessanti. Gado parte da un episodio criminoso per evidenziare il contesto sociale in cui avviene e cosa lo produce. Una banda di rapinatori, in perfetto stile militare, assale un furgone di un’azienda di sicurezza con un attacco ben fatto, uno scenario da guerriglia urbana. All’apparenza tutto più o meno facile nelle modalità dell’agire malavitoso. In questo caso non tutto va come dovrebbe, come era stato pensato: ci scappa il morto. Un morto che non ci voleva e che manda all’aria quanto era stato pensato. Al centro troviamo due fratelli che rappresentano le contraddizioni che questa società ci pone: immigrazione, rapporto locali/nuovi arrivati; amicizie che nascono sul bisogno economico; miseria e difficoltà di andare avanti; contesto familiare disastrato con effetti dirompenti; il carcere che trasmette disumanità. Tutto questo da un lato, ma c’è l’altra faccia della medaglia rappresentata dall’ispettore De Paoli della divisione anticrimine della polizia giudiziaria, che nutre un particolare rispetto verso i furti ben organizzati, con un formidabile intuito investigativo e che divide, con uno dei fratelli, Paolone, l’amore per una cavalla. Un’indagine che, prendendo in prestito l’usualità delle cronache nere, brancola nel buio, un’indagine che in realtà è un mercanteggiare per ottenere qualche risultato. Possiamo azzardare una valutazione: più che la storia di una rapina ci troviamo di fronte alla storia di uno dei due fratelli. Paolone e del suo modo di vivere riconducibile a: “ sono nato povero ma sono nato libero “.


