A mano armata
Per un attimo sembrò che i suoi occhi si appannassero, poi una fiammella al loro interno avvampò, e le sue labbra si aprirono in un grande sorriso che scoprì i suoi denti anneriti e cariati. – Ti sto dicendo che ho degli amici che hanno in mano un lavoro molto grosso, dove ci sono in ballo un sacco di soldi, cazzo. Cercano gente come voi, coi coglioni, perché da soli gli mancano le persone, devono essere almeno in sei, e loro sono in tre. Poi ci sono io, e io gli ho detto che conoscevo due tipi belli tosti, che di sicuro non si cagano sotto se c’è da fare un po’ di casino, e che hanno bisogno di soldi che sono nella merda. Adesso mi capisci? – Un attacco a un furgone blindato, dove ci scappa il morto. Due fratelli, poveri e senza regole, che combattono quotidianamente per trovare soldi per il pane, e si fanno reclutare da una banda di criminali stranieri. Una scia di sangue e violenza che parte dalla piccola cittadina di provincia e porta nei luoghi oscuri del crimine. L’ispettore Depaoli, della Polizia Giudiziaria, si trova coinvolto in un caso dai risvolti difficili, tra rapinatori albanesi, gente sbandata e, soprattutto, quasi nessun indizio, se non il cadavere di una guardia giurata che si era trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Una serie di tasselli che piano piano andranno al loro posto per portare alla sanguinosa resa dei conti finale.
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Recensione a cura di Edoardo Todaro

Il panorama noir ha un nuovo nome: Marcello Gado. Non voglio enfatizzare niente, ma visto che “ A mano armata “ è il romanzo d’esordio per Gado, possiamo dire che è un buon inizio, e che sia solo l’inizio di altri scritti interessanti. Gado parte da un episodio criminoso per evidenziare il contesto sociale in cui avviene e cosa lo produce. Una banda di rapinatori, in perfetto stile militare, assale un furgone di un’azienda di sicurezza con un attacco ben fatto, uno scenario da guerriglia urbana. All’apparenza tutto più o meno facile nelle modalità dell’agire malavitoso. In questo caso non tutto va come dovrebbe, come era stato pensato: ci scappa il morto. Un morto che non ci voleva e che manda all’aria quanto era stato pensato. Al centro troviamo due fratelli che rappresentano le contraddizioni che questa società ci pone: immigrazione, rapporto locali/nuovi arrivati; amicizie che nascono sul bisogno economico; miseria e difficoltà di andare avanti; contesto familiare disastrato con effetti dirompenti; il carcere che trasmette disumanità. Tutto questo da un lato, ma c’è l’altra faccia della medaglia rappresentata dall’ispettore De Paoli della divisione anticrimine della polizia giudiziaria, che nutre un particolare rispetto verso i furti ben organizzati, con un formidabile intuito investigativo e che divide, con uno dei fratelli, Paolone, l’amore per una cavalla. Un’indagine che, prendendo in prestito l’usualità delle cronache nere, brancola nel buio, un’indagine che in realtà è un mercanteggiare per ottenere qualche risultato. Possiamo azzardare una valutazione: più che la storia di una rapina ci troviamo di fronte alla storia di uno dei due fratelli. Paolone e del suo modo di vivere riconducibile a: “ sono nato povero ma sono nato libero “.

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