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Piergiorgio Pulixi

Piergiorgio Pulixi, benvenuto su Giallo e Cucina!

Nato a Cagliari, vive a Milano, padre di due serie: quella con protagonista Biagio Mazzeo e quella con Vito Strega, che poi ha fatto incontrare con altre due protagoniste seriali, Croce e Rais, ha scritto anche libri auto conclusivi, parecchi racconti. Vincitore nel 2018 prima del Premio Scerbanenco dei lettori con il libro “Lo stupore della notte, neroRizzoli, e nel 2019 con “L’Isola delle anime”, Rizzoli ed. del Premio Scerbanenco. (quello della giuria).

Il 5 settembre sarà in libreria con “Stella di mare” per neroRizzoli una nuova avventura di Vito Strega, Mara Rais e Eva Croce.

 

1.MaBal – Piergiorgio, quando e perché hai iniziato a scrivere?

P.P.  Ho iniziato a scrivere a scrivere in realtà un po’ per gioco dopo aver letto un libro di Stephen King, che si intitola “On writing, Autobiografia di un mestiere“. Io ero un patito di King sin da quando ero ragazzino. È l’autore che forse mi ha segnato di più nell’adolescenza e King alla fine degli anni novanta aveva scritto questo libro in cui appunto la prima parte è un’autobiografia e la seconda parte era un piccolo corso di scrittura, un piccolo libro sulla scrittura. Io non avevo mai scritto niente e sulla base delle sue indicazioni provai a scrivere un racconto anche perché c’era un un concorso, la casa editrice italiana Sperling&Kupfer aveva bandito un concorso,  chi avesse scritto un racconto sulla base delle indicazioni di Stephen King, tra tutti quelli pervenuti, il più bello avrebbe vinto un viaggio nel Maine, negli Stati Uniti, nella regione di Stephen King e una cena con lui.  Non vinsi assolutamente, il racconto sicuramente era un racconto brutto, però mi piacque l’atto creativo, mi piacque molto. E dal quel momento iniziai, un po’ sulla falsa riga di quei consigli, a scrivere. Poi tutto ovviamente è cambiato quando a ventitré anni sono entrato nella scuola di Massimo Carlotto. Ho avuto questa grande fortuna e lì ho capito qual è la differenza tra scrittura amatoriale e la scrittura professionale. Lì ho imparato un mestiere, ho imparato un metodo e da quel momento sono andato avanti, il mio primo vero libro che considero tale è “Una brutta storia” del 2012 e da lì poi sono undici anni di pubblicazioni ormai è diventato il mio mestiere e la cosa più bella è che tuttora è la mia passione più grande e mi fa anche strano dire che è il mio mestiere, ecco.


  1. MaBal – Nella scrittura è più importante la storia, il personaggio o l’ambientazione?

P.P. Io sono di quella scuola che ritiene che il personaggio sia la storia. La storia è il personaggio. Da questo binomio non si esce perché una persona si appassiona soprattutto alle vicende umane e le vicende anche interiori del personaggio. È quella la chiave per far entrare il lettore all’interno di un libro, creare un’empatia, creare una connessione emotiva e emozionale con il personaggio. Quindi io sono di questo avviso, a volte chiaramente magari ti raccontano una storia, o c’è un qualcosa nella cronaca che ti incuriosisce e da quel momento tu cerchi di creare una storia attorno a quel racconto, attorno a quella notizia, e mi è capitato più volte di farlo in questi anni, però, cerco sempre di trovare il personaggio che più, che meglio, potrebbe raccontare quella storia, che meglio potrebbe ritagliarsi uno spazio in quella vicenda, che deve essere prima di tutto una vicenda umana, altrimenti io per primo non trovo interesse a raccontarlo. Quindi sono dell’avviso che la storia è il personaggio.

 

3.MaBal  –  Le storie che racconti hanno spesso una colonna sonora. Ascolti musica mentre scrivi?

P.P. Sì, mi capita spesso di ascoltare musica mentre mentre scrivo se sono all’inizio di una storia solitamente ascolto della musica classica, strumentale, che mi permette di concentrarmi. Mi sono reso conto negli anni che la  musica classica quindi Beethoven, Mozart, Chopin, tutti gli autori diciamo classici, Wagner, mi aiutano a trovare concentrazione.  Non ascolto musica con del testo perché se dovessi farlo la mente andrebbe subito a seguire le parole o a tradurre le parole se il testo è in inglese quindi mi deconcentrerei invece dal lato scrittorio. Quando poi sono invece in una fase un po’ più avanti della storia in cui la concentrazione è tale che quasi niente riuscirebbe a deconcentrarmi, allora inizio ad ascoltare le canzoni che nella fase iniziale ho scelto di inserire all’interno della storia e quello mi crea comunque delle emozioni, mi crea delle sensazioni, la musica mi suggerisce delle sensazioni che poi io voglio tradurre in parole o in emozioni all’interno del racconto, quindi è il momento in cui utilizzo la colonna sonora che ho scelto all’inizio della storia. Quando invece sono nella fase finale, solitamente cambio genere ed entra un rock un po’ più forte, un hard rock, addirittura della musica metal, proprio per per darmi anche il ritmo, per dare, sai, la sensazione che il ritmo sta accelerando e ci stiamo avvicinando verso un  finale.


4.MaBal –   Sei conosciuto (anche) per la cura con la quale scegli le parole, ti capita o ti è mai capitato di non trovare la parola giusta per dire una certa cosa?

P.P. Sì, intanto ti ringrazio per il complimento. Mi capita tutti i giorni di non trovare la parola giusta, perché per fortuna la nostra lingua è molto ricca di sfumature, ma bisogna sempre ricordarsi che in italiano la ripetizione è considerata un errore, quindi cerco sempre di trovare un sinonimo per evitare delle ripetizioni, a volte è impossibile perché ci sono alcune parole che, in qualche modo, hanno sfumature di significato simili ma non sono esattamente complementari, non sono esattamente identiche nella rosa del significato. E quindi questo a volte mi getta un po’ nello sconforto. Passo parecchi minuti, a volte addirittura buona mezz’ora, a far girare la frase al meglio, a trovare l’aggettivo oppure il sostantivo più adatto che possa rendere l’immagine più chiara. Diciamo che per me la scrittura deve essere invisibile. Deve essere un vetro invisibile, intanto la lettura è sempre un’opera di traduzione, perché quando il lettore legge trasforma e traduce la parola in un immagine, in un suono, in un profumo, in un’emozione. Quindi più la parola è chiara più la la parola è ben levigata, più questa traduzione è istantanea ed è quello che io cerco di fare, avere una frase chiara, una frase pulita, una frase ordinata, simmetrica, ritmata, e questo mi porta a spendere tanto tempo nella cura e nel disegno artistico delle mie frasi.


5.MaBal –   Nel 2019 scrivesti una lunga analisi sullo stato del noir in Italia (Quel profondo scrutare nel buio), che mi piacque molto e che ho letto e riletto varie volte. Nelle mie ultime interviste per questo blog (Macchiavelli, Tura, Verasani p.es.) ho chiesto di dirmi il loro pensiero rispetto allo stato dell’arte del noir/giallo. Massimo Carlotto da tempo dice che il noir va ripensato.

Citandoti, concludevi così la tua riflessione di cui sopra …”Abbiamo bisogno di autrici e autori che, in quest’era di facce e filtri tutti uguali, ci prendano per mano portandoci innanzi allo specchio e ci mostrino per davvero chi siamo diventati. A costo di sporcarsi le mani.”  

A distanza di quattro anni, mi dici se è cambiato qualcosa nella tua riflessione, come vedi il noir italiano?

P.P.  Ti direi che in questi quattro anni dal 2019 a oggi, a mio avviso, la situazione è addirittura peggiorata, nel senso che è difficile trovare un’identità nel noir italiano. Se parliamo del noir che ha fatto la storia recente negli anni ’90, il noir italiano della scuola appunto di Carlotto, Lucarelli, De Cataldo, Dazieri, Grazia Verasani, Macchiavelli, Garlaschelli e tanti altri autori, Santo Piazzese e così via, quel noir lì, a mio avviso, non esiste più e non esiste un noir con una fortissima connotazione italiana, mi sembra che siano più dei modi di ricalcare degli stilemi americani soprattutto, per certi versi francesi, ma soprattutto la direzione generale della letteratura poliziesca italiana sta andando più verso un’altra direzione che è quella della commedia italiana, della commedia poliziesca italiana, del giallo un po’ più consolatorio, del cosy crime, del thriller, del thriller metafisico, come lo chiama De Cataldo, e così via, ma quella vena di denuncia, di forte legame con l’attualità, con la contemporaneità, con la strada, io non lo sento più come un tempo. Magari ci sta perché è un’evoluzione, il noir poi ovviamente è ciclico, cambia, così come cambia la società e questo è un momento di crisi della società, in cui la nostra società sta vivendo una continua rivoluzione tecnologica e virtuale, che la sta portando a cambiare, a cambiare molto velocemente, anche a livello politico p.es. e quindi è probabile che il noir risenta di questa crisi. Sono sicuro però che tra qualche anno, nuovi autori, sapranno di nuovo mettere le mani nel fango, impastare di nuovo un tipo di narrazione che sia scomoda, che indichi davvero chi stiamo diventando e così via. Forse, in questo momento però, è un momento ancora di stasi che è stato determinato anche e non soltanto dalla crisi sociale, ma anche da una crisi dal punto di vista editoriale perché, quel genere lì è stato stra-abusato, inflazionato, soprattutto dagli editori e adesso gli editori non vogliono più pubblicare noir perché stanno seguendo un’ altra moda, che è appunto la moda di pubblicare un giallo più leggero, più consolatorio, passami il termine, più televisivo.

 

6.MaBal –   Veniamo al libro con il quale sei attualmente nelle librerie: “La libreria dei gatti neri”, Marsilio ed. hai cambiato genere, questa volta siamo nell’ambito di un giallo nel senso più classico, lo vedo come un omaggio a Agatha Christie, ma anche un omaggio alle librerie e al lavoro di libraio (che hai svolto prima di dedicarti alla scrittura) è cambiato qualcosa nel tuo modo di scrivere rispetto agli altri libri?

P.P. Allora, sì, è cambiato quasi tutto, perché, come sottolinei tu, è un libro che è molto diverso dai miei romanzi precedenti, fa parte, come posso dire, di un nuovo ciclo forse?  Con cui sto iniziando a omaggiare i grandi della letteratura poliziesca nei diversi generi letterari. Quindi questa volta ho avuto questa occasione, ho avuto questa bellissima proposta da Marsilio di scrivere un romanzo su commissione e ho deciso, di comune accordo con l’editore, che l’aveva consigliato, di scrivere un cosy crime, cioè di confrontarmi con un genere totalmente nuovo, che sinceramente non avevo mai affrontato e mi sono molto divertito. Chiaramente cambia tutto, non cambiano soltanto i personaggi, la struttura dei personaggi, la costruzione della storia. Scrivere una storia gialla, di impostazione classica, omaggiando i grandi dalla Golden Age come Dickson Carr, Agatha Christie, Conan Doyle e così via, è molto diverso rispetto a scrivere un noir o un thriller, no? E quindi ho dovuto veramente cambiare un po’ pelle, ma credo che faccia bene ogni tanto cambiare pelle, credo che faccia bene ogni tanto uscire dalla propria zona di comfort e questo mi ha permesso di raccontare l’ambiente della libreria dove ho lavorato per diversi anni, parlare dei gruppi di lettura, cui io sono molto legato, e cercare in qualche modo di dare ai miei lettori un qualcosa di diverso, per far capire anche che io come autore non solo soltanto l’autore di Biagio Mazzeo, di Vito Strega di romanzi psicologici come “Per mia colpa” o “L’appuntamento” e così via ma posso anche dare qualcos’altro. E questo è un bene secondo me. Bisogna sempre prendere i lettori un po’ in contropiede, sorprenderli anche nell’affrontare diverse sfumature del genere.


  1. MaBal – Piergiorgio, Marzio Montecristo (il libraio protagonista de “La libreria dei gatti neri” n.d.r.), potrebbe essere un personaggio seriale, le librerie hanno un potenziale di storie (gialle) da raccontare?

P.P. Marzio Montecristo è un personaggio che mi è molto simpatico: mi sono molto divertito a scrivere di lui. Non è un vincente, ma una persona che cerca sempre di fare la cosa giusta, anche quando questo significa avere dei contraccolpi personali. Questa caratteristica lo rende molto umano e credo che sia semplice per il lettore empatizzare con una persona semplice e “normale” come lui. Così come è stato interessante raccontare il mondo della libreria, gli aneddoti, i momenti più esilaranti. Credo che in qualche modo scriverò ancora di lui. I lettori lo richiedono, e il futuro di una serie letteraria è sempre in mano ai lettori. Noi autori di narrativa popolare siamo sempre al servizio dei lettori, soprattutto quando scriviamo questo genere in particolare. Quindi sì, ti confesso che non vedo l’ora di rimettere piede (o mano) alla Les Chats Noirs.

 

  1. MaBal – Nel libro, il gruppo di lettura “gli investigatori del martedì” ha un certo peso nella vicenda, e ovviamente non possiamo rivelare quale, tu cosa pensi dei gruppi di lettura?

P.P. Penso tutto il bene che se ne possa pensare. Non c’è nulla di più bello che riunirsi insieme a persone a cui ci accomuna una passione così grande come la lettura. Ed è ancora più bello scambiarsi opinioni, suggestioni su  una lettura condivisa, che magari abbiamo amato e ci ha segnati. Mi è capitato svariate volte di partecipare a degli incontri di GDL: a volte come ospite – la lettura condivisa era una mia opera – a volte, invece, totalmente in incognito, nel senso che non mi presentavo come autore, ma come un semplice appassionato di storie. Ho imparato tanto da quegli incontri ascoltando le persone parlare. Sono state esperienze talmente preziose e pregnanti, che ho deciso di rendere “Gli investigatori del martedì” i veri protagonisti della storia.

 

  1. MaBal – Sei passato dall’ambientare le storie che scrivevi in una metropoli non meglio identificata (serie di Biagio Mazzeo n.d.r.) a storie ambientate a Milano (dove attualmente vivi) con Vito Strega come protagonista e poi hai fatto il passo, hai ambientato le tue storie in Sardegna dando vita a una coppia di investigatrici, Rais e Croce che sono state protagoniste dei tuoi libri precedenti. Hai dovuto allontanarti, fisicamente ed emotivamente per poter scrivere della tua terra?

P.P. Sì, è sempre necessario, perlomeno lo è stato per me, un po’ di distacco dalla propria terra e dalle proprie radici per poterle raccontare con oggettività e obiettività. Io amavo (e amo) troppo profondamente la mia terra. Forse questo è un handicap per un autore, perché non riesci a vedere le cose con la giusta freddezza. Vivendo per tanti anni fuori dall’Isola ho compreso e catturato molte cose che quando ci vivevo mi erano del tutto sfuggite. Cose che – nel bene o nel male – avevo dato per scontate. “L’isola delle anime” mi ha richiesto tanto studio, tanto lavoro, tanta ricerca, ma è stata un’opera fondamentale nella mia produzione, perché ha segnato una sorta di “ritorno a casa”. Da quel libro in poi qualcosa si è sbloccato e molte delle mie opere successive sono (e saranno) ambientate in questo paradiso che mi ha dato i natali.

 

  1. MaBal – Non voglio assillarti ma prima di essere una blogger, sono una tua lettrice, stai già lavorando al prossimo libro? (N.B. l’intervista è stata inviata all’autore, prima di sapere la data della pubblicazione del nuovo libro, “Stella di Mare”, in uscita/uscito il 5 settembre sempre per Rizzoli, ho ritenuto lasciare comunque la domanda perché l’autore ci dice qualcosa della trama e dei suoi ulteriori progetti)

P.P. ho chiuso prima dell’estate il romanzo che uscirà in libreria il prossimo martedì 5 settembre, “Stella di Mare”, per la collana Nero Rizzoli di Rizzoli, che segna il ritorno di Mara Rais, Eva Croce e del criminologo Vito Strega. È una storia dove emergerà il passato di questo strano poliziotto e sono davvero curioso di vedere come i lettori accoglieranno questa porzione della vita di Strega di cui ancora non avevo parlato. Nel frattempo sono già al lavoro sul romanzo successivo. Il bello di questo mestiere è che ci sono più storie da raccontare di quelle che materialmente puoi scrivere. Cerco di stare al passo con la mia immaginazione, ma a volte è impossibile.

 

  1. MaBal – Per il nostro blog “Giallo e Cucina” è d’obbligo chiederti se hai un piatto/cibo preferito?

P.P. Sono un grande amante della cucina mediterranea. Adoro la cucina siciliana, quella calabrese, pugliese, sarda… Se proprio dovessi scegliere il mio peccato di gola preferito, ti direi fiori di zucca in pastella. Per me sono irresistibili.

 

Ringrazio con tutto il cuore Piergiorgio Pulixi!

Mi mancano le parole per spiegare quanto gli sia grata per questa intervista senza risultare banale e stucchevole, ma posso dirvi che, quanto mi ha risposto, ha consolidato, anzi accresciuto, la stima che nutro per lui.

 

N.B. L’intervista ha avuto una gestazione abbastanza lunga, una parte delle risposte è vocale (nel senso che l’autore mi ha mandato dei vocali) l’altra per iscritto. Quindi per ogni refuso, omissione o errore la responsabilità è mia. (per aver sbobinato male la parte vocale)

Foto: dalla pagina FB dell’autore

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