Film biografico 2025 Regia di Giuseppe Piccioni con Federico Cesari, Benedetta Porcaroli, Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Liliana Bottone, Luca Maria Vannuccini, Sandra Ceccarelli, Fausto Paravidino, Alessandro Cucca, Marco Trionfante. Distribuzione Academy Two
Recensione a cura di Antonio Falleti
Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli (2025) è il nuovo film dedicato al poeta, diretto da Giuseppe Piccioni e interpretato da Federico Cesari. Il racconto si sviluppa attraverso i ricordi della sorella Mariù (Benedetta Porcaroli) nel 1912, poco prima della morte del poeta. Il film ricostruisce una vita segnata da traumi profondi: l’assassinio del padre, la povertà, la fragilità emotiva e un’inquietudine che non lo abbandonerà mai.
Uno degli aspetti più coraggiosi dell’opera è la scelta di affrontare finalmente temi a lungo rimossi o attenuati ,nella narrazione pubblica di Pascoli:
– l’alcolismo,
– il dolore fisico,
– la dipendenza affettiva dalle sorelle,
– le ombre della sua omosessualità,
– la sua incapacità di emanciparsi dal trauma originario.
Manca ,invece quasi del tutto il riferimento alla componente (censurata) e più rivoluzionaria della sua poesia: il Pascoli politico, sociale, talvolta perfino sovversivo, rimane sullo sfondo. È un’assenza che si avverte, perché avrebbe aggiunto un ulteriore livello di complessità al ritratto.
Gli attori offrono interpretazioni intense, spesso trattenute .
È difficile capire se si tratti di una scelta voluta – per restituire la fragilità infantile che Pascoli non superò mai – o di un eccesso di pudore registico. In ogni caso, questa oscillazione crea un interessante contrasto emotivo.
La regia di Piccioni e la fotografia, morbida e avvolgente, costruiscono un’atmosfera sospesa: una leggiadria dei sentimenti dolorosi che accompagna i personaggi senza mai schiacciarli. È un linguaggio visivo che non edulcora, ma filtra la sofferenza attraverso una luce quasi protettiva.
In conclusione, Zvanì non è un film accomodante: è un’opera coraggiosa, che restituisce un Pascoli come uomo ferito e complesso, pur lasciando aperti alcuni territori inesplorati. Proprio questa incompletezza lo rende vivo, capace di generare domande e di restituire al poeta una dimensione più vera.
