
Recensione del film The Dressmaker – Il Diavolo è Tornato di Joicelyn Moorhouse
A cura di Stefania Ghlefi Tani
Trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Rosalie Ham.
Un film stravagante, sicuramente non per tutti, dai toni vivaci e drammatici, ambientato in uno strano mondo dove la comunità è un campione eccentrico che la sociologia potrebbe studiare…
Anni ’50, Australia, ritratta come terra inospitale, arida. Alberi senza foglie che rapiscono lo sguardo, pochi possenti e inquietanti rami come grosse braccia protese al cielo. Un paesaggio western brullo e polveroso è il palcoscenico sul quale si svolge un melodramma che rivela e al tempo stesso nasconde i segreti di famiglia e di una comunità ottusa e cattiva.
Il microcosmo di un paese di poche anime, fatiscente e minuscolo nel deserto della vita dove regnano omertà, vendetta, calunnia e follia.
Gli eventi mutano virando dalla tragedia alla commedia, passando per il noir.
La caricatura e la caratterizzazione dei cittadini, tutti perfettamente assortiti nei loro ruoli, diviene il motore che rende peculiare e fuori dagli schemi questa pellicola.
Qui è il singolo, la protagonista Tilly, splendidamente interpretata da Kate Winslet, che si impone come nuova e risoluta autorità morale che combatte per la verità e la giustizia. In suo aiuto, la madre Molly, la bravissima Judy Davis, personaggio che detta i ritmi narrativi.
The Dressmaker è una sagace metafora di quanto le malelingue possano condizionare la vita delle persone a discapito dell’identità dei rapporti, producendo vittime innocenti
Un film originale dove un capello da cowboy si incontra e si scontra con un sofisticato copricapo di piume.
A tratti magica fiaba, in molti momenti fumetto, sovente commedia, dramma e romanzo romantico e pure affresco sociale. Un gioco, un caos, una ricerca che non mi ha completamente convinta.

