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Palato da Detective

#14 – Le coq au vin della signora Maigret.
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Penna Esordiente
Paola Varalli
Paola Varalli, nata sul Lago Maggiore, vive a Milano; di professione architetto, progetta stand fieristici e scrive per passione. Ha pubblicato tre gialli con Fratelli Frilli Editori: Incroci Obbligati (nov. 2017) L'Antiquario del Garegnano (nov. 2019) e Giallo al Cimitero Maggiore (ott. 2021) tutti ambientati a Milano. Le sue protagoniste sono note come "le squinzie". Con Oakmond Publishing, solo in ebook, ha pubblicato la raccolta di racconti: Trilogia milanese. È stata finalista e menzionata in varie edizioni del Garfagnana, di Giallo Garda e al premio letterario La quercia del Myr, che nel 2023 l’ha vista vincitrice assoluta con il giallo Tira mòlla e messèda, (le indagini del bar William) Todaro editore. Sempre con Todaro Editore nel 2020 e 2021 aveva pubblicato, in precedenza, i lunghi racconti “Mani bucate” e “Che afa fa” sulle antologie "Quattro volte Natale" e "Odio l'estate" dando vita a personaggi della Milano da bere (anni '80) che ruotano intorno al Bar William di via Lomazzo. L’idraulico Pino con Marietto, virile e gommista, e il barista Viliam sono gli investigatori “sui generis” che conducono indagini amatoriali tra il serio e il faceto. Con questi personaggi ha pubblicato: Tira mòlla e messèda nel 2023 (4 ristampe) e Alba tragica nel 2024 (già in ristampa). Entrambi per i tipi di Todaro. Ha novelle e storie brevi sparse su più di venti antologie, la sua "carriera letteraria" è incominciata nel Lontano 2006, vincendo il concorso "Corpi" indetto dalla rivista Marea di Genova con il racconto "Crisi di identità". Da allora non la ferma più nessuno. Attualmente sta scrivendo la terza avventura del Bar William. Con il blog giallo&cucina collabora da diversi anni con recensioni e rubriche rigorosamente a tema “libresco”.
#14 - Le coq au vin della signora Maigret.

È noto: parecchi tra gli investigatori letterari sono degli inguaribili epicurei.
Vien da pensare che sublimino con la buona tavola quel loro starsene in mezzo a crimini, furti e delinquenza in genere. E forse è proprio così. Prendiamo ad esempio Pepe Carvalho di Montalban, precursore in tema di giallo e cucina! O gli arancini che la “cammarera Adelina” frigge per Montalbano, o ancora Nero Wolfe, chef così raffinato da competere con il suo cuoco in una gara di ricette all’ultima forchetta. E che dire della moglie del commissario Kostas Charìtos, creato dalla penna di Petros Markaris? I Gemistà della signora Adriana pare siano un’apoteosi! Per non parlare di Izzo e della golosa cucina marsigliese che Honorine propina al suo poliziotto Fabio Montale, con somma soddisfazione di quest’ultimo.
Insomma la lista è lunga, ne ho citati solo alcuni. Vedremo di darle, ad ogni uscita, un’occhiata insieme.
Partiamo per questa avventura tra “sapori e delitti” (più sapori che delitti) con un maestro indiscusso del giallo psicologico: George Simenon e il suo Maigret. Non è un uomo d’azione il nostro commissario, preferisce la speculazione e la buona tavola.  Quante volte durante gli interrogatori il garzone della Brasserie Dauphine fa la spola al Quai des Orfèvres per consegnare birre e panini? Sappiamo però che il buon commissario si concede pasti frugali di malavoglia e poi gli tocca buttar giù Calvados per digerire: per forza, la signora Maigret, Alsaziana d’origine e cuoca sopraffina, lo ha abituato troppo bene. Immaginiamolo mentre rientra a casa in Boulevard Richard-Lenoir e viene investito da un aroma di Coq au vin già sulle scale…

Un paio di giorni prima la signora Maigret ha acquistato un gallo bello grosso, lo ha tagliato a pezzi e lo ha “fiammato” sul fornello, per eliminare i residui di piumaggio e altre impurità della pelle, poi lo ha messo a marinare nel vino rosso con carote, cipolle e aromi (rosmarino, prezzemolo, pepe nero, timo). Oggi lo ha cotto a fuoco lento per due ore, (se tenero anche meno) in umido, con pancetta, aglio, cipolle piccole, prezzemolo, porro, alloro, scalogno, funghi champignon, limone, tuorlo d’uovo e panna. Tutto insieme? No! La signora Maigret sa quando aggiungere odori e ingredienti e lo fa con tempi suoi che non ci rivela. Però sappiamo che innaffia il tutto con cognac o armagnac, o, a volte, con la sua famosa “prunelle” liquore d’Alsazia, delle sue parti, insomma.
Il commissario ne “sbafa” alcune abbondanti porzioni e poi siede in panciolle a riempire la pipa. Che stia aspettando il dottor Pardon? Magari la moglie dell’amico medico porterà la famosa torta di riso, tanto cara a Maigret, ma questa è un’altra storia e per citare Ende… sarà da raccontarsi un’altra volta.

(Robert J. Courtine già nel 1977 ha scritto per Mondadori: “Le ricette della signora Maigret” con prefazione dello stesso Simenon. Solo per citarne uno.)

Edonisti, giallisti e cuochi in nuce… buona lettura e buon appetito!

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