#28 – A TAVOLA CON UN DANDY : Lord Peter Wimsey e la cucina della Golden Age

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Dorothy Sayers, si sa, contende ad Agatha Christie il titolo di regina della detection britannica. Alcuni la preferiscono a Dame Agatha per lo stile forbito, il funambolismo della parola, le dotte citazioni e, più in generale, il retrogusto di una cultura non solo posseduta ma sapientemente padroneggiata. Molte sono le ragioni che inducono a propendere per l’una o per l’altra, ma non è questa la sede di esporle. E i gusti, comunque, non si discutono.

Certo è che queste autrici, a distanza di una manciata di mesi, riuscirono a dar vita a due figure di detective senza precedenti, che sarebbero poi entrati nella storia del genere. Antieroi dall’acume infallibile e dall’eleganza ricercata, Hercule Poirot della Christie debuttò nel 1920, con The misterious affair at Styles (Poirot a Styles Court), mentre Lord Peter Wimsey della Sayers fece la sua prima comparsa nel 1923, all’interno del romanzo Whose body? (Peter Wimsey e il cadavere sconosciuto).

E adesso veniamo a Lord Peter, protagonista di questa carrellata sui gusti di un detective della Golden Age. Un privilegiato, senza dubbio: nobili natali, è figlio cadetto del Duca di Denver; brillantezza accademica, ha studiato a Eton e al Balliol College di Oxford; cospicuo patrimonio, grazie al quale può coltivare le sue passioni bibliofile senza dover lavorare; bell’aspetto e modi accattivanti.

È un “dandy per vocazione e un detective per passione”. In lui, infatti, l’aspirazione a un raffinato edonismo contende la scena a un’irrefrenabile curiosità per il crimine. “Un vagabondo di lusso, la cui occupazione è di occuparsi degli affari altrui” e la cui “expertise di vini è pari a quella degli incunaboli”, come lo presenta la Sayers stessa.

In ossequio al suo dandismo, caracolla, per le vie eleganti di Londra o per le idilliache contee britanniche, armato di un monocolo che in realtà è una lente di ingrandimento e di un raffinato bastone da passeggio in malacca che cela al suo interno una lama affilatissima.

1. dorothy sayers serie di lord peter
Fig.1 – La serie di Lord Peter Wimsey di Dorothy Sayers

Riempie di sé undici romanzi (Fig.1 – La serie di Lord Peter Wimsey di Dorothy Sayers) – il dodicesimo Thrones, Dominations, edito in Italia con il titolo Il matrimonio perfetto, è stato completato da Jill Paton Walsh, dopo l’improvvisa scomparsa della Sayers – e ventuno racconti, nei quali indossa un’irresistibile “maschera di impenetrabile frivolezza”, ironizzando sui propri privilegi e sciorinando con nonchalance erudite citazioni.

Bibliofilo appassionato e detective irriducibile, Lord Peter dimostra che, alla base di queste sue passioni, si cela un’identica spinta ossessiva, un’autentica smania della caccia, sia essa rivolta ad accaparrarsi un tomo introvabile o a catturare un assassino imprendibile.

L’aristocratico detective insegue i criminali sullo sfondo di fastose dimore cittadine, club esclusivi, aristocratiche magioni di campagna, ove può dar sfogo a un altro suo diletto, esercitare il suo palato di gourmet.

Ed è tale il suo talento nel riconoscere i vini più raffinati – lo champagne non lo convince, per bere qualche sorso di Veuve Clicquot o di Pol Roger deve quasi usarsi violenza – che, nel racconto A matter of taste della raccolta Lord Peter views the body, per confermare la propria identità tra alcuni individui che si spacciano per lui si esibisce nel riconoscimento di vini prelibati e assai rari e nel loro accoppiamento ad alcune prelibatezze. Ecco così che alle ostriche abbina un Chablis Moutonne del 1915, al consommé un Chevalier Montrachet del 1911 e alla sogliola un’eccellenza della cantina Schloss Johannisberg (Fig.2 – I vini prediletti da Lord Peter).

2. i vini di lord peter
Fig.2 – I vini prediletti da Lord Peter

I suoi porti, i chiaretti, i brandy, i Sauternes e i Borgogna sono comunque i migliori del suo tempo, e la maggior parte viene prodotta ancora ai giorni nostri. Naturalmente, per palati altrettanto raffinati del suo.

Anche il cibo del resto è un grande protagonista delle sue detective story, e non stupisce perché, fin dalla giovinezza, la sua creatrice ne era a tal punto appassionata da affermare: «Food is my most only sinful extravagance (Il cibo è il mio solo lusso peccaminoso)».

La passione per il cibo di Wimsey data dagli anni del college, quando compose addirittura un’ode al prosciutto, e prosegue nel tempo con un’autentica idolatria nei confronti di aragosta alla maionese, fagiano arrosto e pernice avvolta in foglie di cavolo. Per colazione però non disdegna le burrose focaccine della sua terra Devonshire splits (Fig.3 – Le focaccine di Lord Peter), servite con panna rappresa e marmellata di fragole.

3. le focaccine di lord peter
Fig.3 – Le focaccine di Lord Peter

Gli ambienti dell’aristocrazia o dell’alta borghesia, le cene di quattro portate, i servitori impeccabili, i vini invecchiati sono nell’opera della Sayers l’habitat naturale del suo nobile detective.

Entrambi, l’investigatore e l’autrice, mostrano uno spiccato gradimento per ciò che viene d’Oltremanica, in ossequio al binomio Francia-sensualità, ma non nascondono “una preferenza per le semplici delizie della cucina inglese”. Assolutamente aborrito, invece, è il cibo russo: le pagine di Clouds of Witness (Il gatto dagli occhi verdi), dedicate alla cena di Lord Peter presso il Soviet Club, trasudano del suo disgusto per un pasto ”peggio che esecrabile”, servito con un pane nero (così popolare!) e composto di stufato di montone, privo di qualunque raffinatezza.

Prelibatezze francesi come il Soufflé Glacé – scelto da Lord Peter in The Unpleasantness at the Bellona Club (1928) da un menu di ristorante che includeva ostriche al forno e fagiano -, o portate al veleno come in Strong poison del 1930 (Veleno mortale) si rincorrono tra le pagine delle sue opere.

A proposito di quest’ultima opera, il romanzo si apre con il pasto che conduce a morte la vittima, lo scrittore Philip Boyes, in cui si alternano portate di pesce e carne secondo il costume dell’era vittoriana: un brodo freddo, rombo con salsa, pollo in casseruola, annaffiati da un Borgogna Corton. È il dessert, una frittata dolce farcita di marmellata, a essergli fatale. Del crimine è accusata Harriet Vane, scrittrice essa stessa di romanzi gialli, che Lord Peter conosce nell’occasione, per poi caderne perdutamente innamorato.

Da un familiare pranzo di Capodanno alla Fenchurch St. Paul Rectory in The Nine Tailors del 1934 (Il segreto delle campane) – che inizia con una Shepherd’s pie (sformato del pastore), per  proseguire con Farmhouse Cheddar (formaggio di latte vaccino) e terminare con Biscuits with Bass (biscotti alla birra) -, all’assaggio di diversi tipi di Porridge (pappa d’avena)in Murder must advertise del 1933 (Lord Peter e l’altro), al pranzo al sacco dopo l’autopsia in Busman’s honeymoon del 1937 (Un’indagine romantica), al menù impeccabile di Five Red Herrings del 1931 (Cinque piste false) – allestito, in uno spartano cottage scozzese, da Bunter, il maggiordomo del detective, a base di  casseruola di manzo con verdure, soufflé al formaggio e patate lesse -, il cibo accompagna Lord Peter nelle sue scorribande di piacere o di avventura e, di volta in volta, asseconda il suo gusto aristocratico o l’aspirazione al rassicurante rifugio dei sapori della sua terra (Fig. 4 – I cibi preferiti di Lord Peter).

4. i cibi preferiti di lord peter
Fig. 4 – I cibi preferiti di Lord Peter

Una curiosità, per concludere: un delizioso saggio del 1981, The Lord Peter Wimsey Cookbook di W.J. Eakins ed Elizabeth Bond Ryan, oggi introvabile e mai edito in Italia, raccoglie molti dei piatti prediletti da Lord Peter, completi di ricette e citazioni dei romanzi della Sayers in cui vengono gustati.

 

L’autrice (Biografia emanata dalla Dorothy Sayers Society)

DOROTHY LEIGH SAYERS nacque a Oxford il 13 giugno 1893, unica figlia del reverendo Henry Sayers, di origine anglo-irlandese. Suo padre era all’epoca preside della Christ Church Cathedral School. Fu allevata a Bluntisham Rectory, Cambridgeshire, e frequentò la Godolphin School, Salisbury, e vinse una borsa di studio al Somerville College, Oxford. Nel 1915 si laureò con il massimo dei voti e la lode in lingue moderne. Non amando la routine e l’isolamento della vita accademica, si unì a Blackwell, gli editori di Oxford, lavorò con l’amico Eric Whelpton all’École des Roches in Normandia e dal 1922 al 1929 prestò servizio come copywriter presso la società pubblicitaria londinese Bensons.

Nel 1923 pubblicò il suo primo romanzo, Whose Body , che presentava Lord Peter Wimsey, il suo eroe per dodici romanzi e ventuno racconti. Scrisse altri quattro romanzi in collaborazione e due serie di storie. Scrivendo a tempo pieno, divenne la decana dei giallisti del “Detection Club”, di cui fu anche presidente. Si occupò con grande competenza di poesia, curatela di raccolte e traduzioni, tra cui il Tristano  di Thomas dal francese medievale, il più antico poema su tale soggetto, e la Chanson de Roland. Fu profonda ammiratrice dell’opera di EC Bentley e GK Chesterton e frequentò in amicizia TS Eliot, Charles Williams e CS Lewis.

Sposò Arthur Fleming nel 1926. Nel 1928 suo padre morì a Christchurch nelle paludi, la sua ultima parrocchia, e lei acquistò un cottage a Witham, nell’Essex, per accogliere sua madre. Alla morte di quest’ultima, un anno dopo, si trasferì da sola e acquistò la casa accanto, al n. 22 di Newland Street, per riunire le due case in una sola. Lì lavorò fino alla sua morte, avvenuta nel 1957.

Nel 1937 rinunciò alla scrittura poliziesca e, con la sicurezza finanziaria acquisita, si dedicò alle sue passioni letterarie.

Ogni attimo del suo tempo lo trascorse scrivendo, fino alle ore piccole del mattino. Lettere, articoli e saggi fluivano dalla sua penna. Esplorò le vie della conoscenza, si dilettò con gli enigmi e partecipò molti dibattiti che condusse con brillante arguzia.

Dopo la guerra, imparò da sola l’italiano antico e redasse una traduzione in terza rima della Divina Commedia di Dante. Morì improvvisamente per insufficienza cardiaca il 17 dicembre 1957 mentre era impegnata nel Paradiso, che la sua amica, la dottoressa Barbara Reynolds, completò.

 

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