Non sono mai stata così felice – Anna Pia Fantoni

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Questa nuova rubrica guarderà al mondo della autopubblicazione nel campo dei libri. Non verrà previlegiato un genere piuttosto che un altro ma ovviamente si avrà un occhio di riguardo per il giallo, il noir e tutte le loro sfumature. Sarà per forza di cose una visione molto parziale del mondo variegatissimo degli autori che si auto pubblicano. Io sono un grande estimatore e fruitore di romanzi self publishing ed in base alla mia esperienza (ed ahimé ai miei gusti) presenterò quelli che in un dato momento e per un particolare motivo meritano di essere analizzati. E’ una visione parziale certo ma è un modo a mio parere più che valido per far conoscere ai lettori anche questo genere di scrittori che cercano di emergere senza avvalersi dell’appoggio di una casa editrice. Tra di loro si “annidano” davvero ottimi scrittori, che meritano di essere conosciuti e promossi. Nella prima parte della rubrica darò tre ottimi motivi per leggere il romanzo preso in esame, argomentandoli brevemente. Nella seconda ci sarà una rapida intervista all’autore che parlerà del suo ultimo romanzo pubblicato e della sua produzione in generale. Per questo nuovo appuntamento di Spazio self publishing ho il piacere di illustrare le opere di un’autrice che mi è entrata nel cuore come persona prima ancora che come scrittrice. Sto parlando di Anna Pia Fantoni. Il libro che voglio consigliare oggi si intitola: Non sono mai stata cosi felice.

 

Tre motivi per leggerlo:

Dopo un silenzio di quattro anni (il suo ultimo romanzo, Io sono la preda, è del 2019) la Fantoni torna con un’opera che gronda emozioni ad ogni pagina. Angelica è la protagonista ed insieme a lei agiscono tanti altri personaggi variamente disturbati e disturbanti.

 

Questo è un romanzo duro spietato figlio dei nostri giorni, del momento di estrema violenza che stiamo vivendo. Violenza verbale e psicologica, stalking, aggressioni fisiche, pedofilia sono solo un piccolo esempio dei crimini che quotidianamente compaiono nella cronaca di giornali e telegiornali. Ma anche alcolismo, prostituzione, bulimia…

 

Una storia che disturba che non ammicca al lettore che non ha eroi da coccolare che va dritta per la sua strada che non cede alla dolcezza dei finali scontati da mulino bianco. Un romanzo duro, estremo, ma realista. Una autrice coraggiosa che ha investito tanto emotivamente per scrivere questa vicenda.

 

 

fantoni

 

Intervista ad Anna Pia Fantoni

 

Ciao Pia, come va? Benvenuta nel mio angolo dedicato agli autori Self. Ho voluto fortemente questa chiacchierata. Lo so che a te costa tanto, soprattutto in termini emotivi, ma il tuo ultimo romanzo, Non sono mai stata così felice, questo sacrificio lo vale tutto.

Per prima cosa ti devo ringraziare, Gino, perché sei riuscito a convincermi a fare questa intervista. Devo dire che ti stimo tantissimo e mi sono affezionata a te perché sei stato uno dei primi recensori di Io sono la preda, quindi hai avuto gioco facile.
Mi ero ripromessa di non parlare di Non sono mai stata così felice perché ogni cosa che direi sarebbe uno spoiler. Penso che questo libro parli da solo, mettiamola così… Ma il fatto che persone che conosco a malapena, o addirittura proprio non conosco, mi scrivano che sono rimaste colpite da questa storia o, addirittura, abbiano perso un paio di notti per leggerlo tutto, mi fa capire che è giusto che ne racconti perlomeno la genesi.

 

La prima domanda che ti vorrei fare è questa: quanto tempo ci ha messo questo romanzo a nascere? Voglio dire il tuo ultimo libro è del 2019 poi dopo cosa è successo? Come mai questa lunga attesa? 

Andiamo per gradi: dal 2019 all’uscita di Non sono mai stata così felice ho scritto due romance storici a quattro mani con una mia carissima amica, sempre da indie, con vendite davvero notevoli, e un piccolo brano per il 25 novembre: Bianco di neve, rosso di sangue, giallo di primule pubblicato su la Repubblica, in un inserto culturale online che, ovviamente, hanno chiuso. Ti pareva…

Aggiungi che di mestiere sono editor e che la mia passione sono le lingue (inglese, francese, tedesco, spagnolo, tre anni di russo e… il sanscrito, bella sfida per una linguista!) Tra l’altro il sanscrito mi ha fatto avvicinare alla hindi, che posso praticare guardando film di Bollywood e serie tv e mi diverte moltissimo. Aggiungi ancora che sono una lettrice forte e ho una vita abbastanza piena…

No, aspetta, confesso: sto un po’ svicolando.

Dunque, questo romanzo è nato come ‘idea’ dieci anni fa, poi è diventato un racconto lungo e quando è arrivato dal mio editor, Diego Di Dio, lui ne ha visto le potenzialità per scrivere un buon romanzo. Il problema è nato con l’editing, e te lo dico in tre parole e senza perifrasi: mi ha schiantata.

Scrivere di Angelica è stato terribile. Darle dignità nel disastro di vita in cui si è ritrovata, anche nei momenti più crudeli e più indecenti, è stata una sfida che ho quasi perso, perché tante volte mi sono detta: “Ma chi te lo fa fare?”, poi ho chiuso il file e l’ho archiviato. E ripreso. E mollato ancora.

Ma Angelica, in un modo quasi inquietante, era un ronzio continuo, un personaggio che voleva a tutti i costi farsi conoscere. Insomma, alla fine ho ceduto.

 

Per te, donna, mamma, nonna, so che parlare apertamente di questo romanzo ti costa tanto. Soprattutto a livello emotivo. Non è stato un “viaggio” semplice ma lo hai ritenuto necessario perché il dolore che provi per i tanti bambini violati doveva essere incanalato. E per te da scrittrice l’unico modo era scriverci una storia sopra, dura, crudele, vera. Per questo hai sentito l’esigenza di scrivere Non sono mai stata così felice?

Sì, per questo. Perché ho fatto, organizzato, gestito decine di conferenze su questi temi, ma alla fine arrivavano solo persone che questo genere di problema lo conoscevano già. Penso che, invece, ‘vivendolo insieme ad Angelica’, il messaggio che arriva venga percepito anche da chi mai si sarebbe aspettato di leggere una storia del genere.

 

Nella mia recensione ho detto che se dovessi dare un titolo a questa “operazione” avrei scritto molto sinteticamente: all in, Fantoni mette in campo tutto, soprattutto sé stessa. Ovvero, per un’opera di questa portata aveva bisogno di circondarsi di persone valide e spalle forti su cui appoggiarsi. E lo ha fatto: Diego Di Dio come editor, amico e mentore, la collaborazione di Michela Crepaldi e Gaia Valeria Patierno per grafica e impaginazione, in ultimo l’incoraggiamento di un amico, come Ferdinando Salamino. Insomma ha chiamato a raccolta il meglio, lei invece ci hai messo il cuore, l’anima, il sacrificio insomma tutto il possibile per ottenere un romanzo indimenticabile. Pensiero corretto il mio?

All in, bravo. Ma aggiungi pure Giancarlo Vittaloni come esperto informatico e la meravigliosa Maria Stella D’Andrea, dottoressa esperta in violenze su minori, tra le altre cose autrice di Child abuse. Riconoscere e svelare le violenze sui minori, che mi ha aiutato in un punto cruciale.

Ho voluto dare il massimo, paradossalmente proprio grazie al mio essere autrice indie. Poi, lo so anch’io, la perfezione non è di questo mondo e i miracoli non li so fare, eh.

 

Devo dire, anche se è chiaro che sia così altrimenti non parteciperesti a questa rubrica, che il romanzo è un Independently published, perché questa scelta? Per coerenza con le altre tue pubblicazioni? Per aver libertà di scrivere ciò che desideravi senza problemi?
Per scrivere quello che voglio, per avere la qualità che merito (tante, troppe CE, ormai, sono stamperie che non fanno né editing né correzione di bozza e buttano tutto sulle spalle dell’autore, vincolandone i diritti per anni e, spesso, con poca trasparenza nelle vendite), per scegliere i miei collaboratori e, perché no?, per avere il controllo sulle vendite. Considera che le altre mie pubblicazioni non erano inedite, entrambe erano state pubblicate con editori, quindi ho trovato naturale pubblicarle in self.

Mi sono trovata bene e non ho alcuna intenzione di cambiare. Tra l’altro, poi, ho incontrato Gaia Valeria Patierno, che mi cura la promozione dei libri e questo, per una timidona come me (lo so, sono un Giano Bifronte: da un lato sono autoironica, adoro ridere e le persone divertenti, dall’altro parlare di me mi viene tanto difficile, preferisco di gran lunga ascoltare).

 

Passiamo a qualche accenno al romanzo. Lo hai dedicato a tutti i bimbi violati e maltrattati. Io lo dedicherei anche a tutte le Angelica del mondo che purtroppo sono tante a mio parere. Sei d’accordo? 

Sono perfettamente d’accordo, Gino, anche se Io sono la preda l’ho dedicato a tutte le ‘Giuditta’, se ricordi. Sono tante, le ‘Angelica’ che ci camminano di fianco con un carico di disperazione che nascondono bene o che sono talmente schiantate da non nasconderlo nemmeno. Se penso al momento in cui ho scritto la scena del ‘baratro’, ancora rabbrividisco, e sai perché? Perché forse, se me la trovassi davanti, farei come la signora che si incolla al muro per schivarla. Siamo tutti bravi a parlare… ma quando ci troviamo ‘l’altro’ (cit. Nicolò Fabi) di fronte cosa facciamo, di fatto?

 

Angelica non ha mai avuto momenti di vera felicità se non quelli fugaci trascorsi con Allegra. Personaggi positivi ce ne sono veramente pochi ne ricordo uno, Sergio. Purtroppo tutti i personaggi negativi potrebbero essere reali. Il vicino, il dirimpettaio, l’impiegato delle poste ecc. Tu da cosa hai tratto ispirazione per scrivere questa storia? 

Per quanto riguardano i personaggi secondari, sono arrivati da soli, uno alla volta, come soldatini. Però, e te lo ricorderò in privato, lei un personaggio positivo l’ha trovato eccome, e le ha creato anche dei dubbi su quello che aveva intenzione di fare…
Sergio, sicuramente, le era affezionato, ma è anche comoda, sai, dire: “Dovevo fare così”… Non ti ricorda vagamente Norimberga?

Claudia, in compenso, per me non è un personaggio negativo: semplicemente, non le è mai stata data, proprio dalla stessa Angelica, la possibilità di avvicinarsi troppo.

 

Siamo giunti al termine della nostra chiacchierata. Lascio a te le considerazioni finali. Se vuoi aggiungi pure le informazioni che ritieni opportune e che magari non sono venute fuori durante il nostro confronto. 

Ecco, Gino, quando ho scelto la copertina e quando ho dato l’imprimatur non avrei mai pensato che questo libro raccogliesse tanti consensi. Mi aspettavo di essere massacrata da perbenisti, troll et similia. Non è ancora successo, a parte le adorabili recensioni anonime monostellari.

Voglio però ripetere quello che ho scritto nei ringraziamenti, perché questa storia ha occupato un posto molto ingombrante nella mia famiglia, per anni:

[…] Ma soprattutto devo ringraziare mio marito Paolo e i miei figli Lorenzo e Diletta, che per anni hanno sentito parlare della storia di Angelica e hanno subito il mio dolore sopportandomi, cosa non facile.

Infine… ringrazio me stessa, perché è stato tanto, tanto difficile scrivere questa storia, ed è stato ancora più difficile farla volare via.

 

Ti ringrazio per la disponibilità a presto.

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