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I maestri del giallo

MARGARET YORKE
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Margaret Beda Larminie, scrittrice britannica, nacque il  30 gennaio 1924 a Compton, nella contea di Surrey, e morì il 17 novembre 2012 a Long Crendon, all’età di 88 anni. Dopo aver trascorso l’infanzia a Dublino, nel 1937 ritornò in Inghilterra, dove frequentò la “Prior’s Field Girls School” di Godalming, e durante la seconda guerra mondiale prestò servizio come autista nella “Women’s Royal Naval Service”. Nel 1945 sposò Basil Nicholson, da cui ebbe due figli.

Dopo il matrimonio, per cinque anni abitò vicino a Stratford-upon-Avon, dove nacque la sua grande passione per Shakespeare. Successivamente lavorò nelle biblioteche di due college oxfordiani, e fu la prima donna impiegata nella famosa Christ Church Library di Oxford.

Nel 1957 divorziò dal marito e nello stesso anno esordì nella narrativa col romanzo Summer Flight, che, pur non essendo un giallo, contiene già alcuni elementi propri del mystery. Da quel momento – adottato lo pseudonimo di Margaret Yorke per non essere confusa con una parente anch’essa scrittrice – la Yorke inaugurò una carriera prolifica, pubblicando una quarantina di romanzi, fino all’ultimo, A Cause for Concern, del 2001. E’ solo al 1970, peraltro, che risale il suo primo poliziesco, Dead in the Morning – pubblicato in Italia, come i suoi pochi altri, nella benemerita collana dei Gialli Mondadori (Morire all’alba, GM n. 1532, 1978) – che ha per protagonista Patrick Grant, un investigatore oxfordiano che condivide con l’autrice il profondo interesse per Shakespeare. Morire all’alba fu seguito da altri quattro gialli della stessa serie (Silent Witness, 1972; Grave Matters, 1973; Mortal Remains, 1974; Cast for Death, 1976), nessuno dei quali però fu tradotto nella nostra lingua. Questo esordio, tuttavia, merita d’esser ricordato per la peculiarità della trama, già nel segno del mystery psicologico:

La vecchia signora Ludlow ha tutto per essere considerata una vittima designata. Arrogante, dispotica, crudele, esigente, domina tutti quelli che la circondano e li piega alla sua volontà, tanto da risultare più temuta che amata. Così, quando la governante della casa, la buona e innocua signora Mackenzie, viene trovata morta, tutti, polizia compresa, sono convinti che la dose fatale di barbiturici che l’ha uccisa fosse destinata alla sua padrona. Toccherà allora al professor Grant, da investigatore dilettante, scoprire il vero omicida, pur rischiando di incriminare un innocente…

Degli innumerevoli gialli della Yorke, oltre a Dead in the Morning, dopo attente ricerche da parte nostra, solo altri quattro risultano editi in versione italiana. Il primo è Dead on Account del 1979 (Il vecchio Robbie va alla guerra, GM n. 1700, 1981), in cui Robbie Robertson, bancario assiduo e zelante nel lavoro, dominato da una moglie prepotente, nel privato sogna a occhi aperti davanti al televisore, affascinato da ogni thriller, immaginando di emulare i suoi eroi neri. E un giorno il “vecchio” Robbie pensa bene, anzi pensa male, di trasformare l’immaginazione in realtà: organizzare un furto nella banca in cui lavora…

Bastano queste annotazioni a inserire la Yorke tra i cultori del thriller psicologico, in cui vengono indagate le paure, le solitudini, i sogni umani di protagonisti che appaiono come persone comuni, coinvolte in eventi che possono plasmare o distruggere le loro vite. Non fa eccezione il secondo giallo, The Scent of Fear del 1980 (L’intruso del piano di sopra, GM n. 2013, 1987), in cui la signora Anderson teme di essere sul punto di perdere la testa: comincia a scordare dove mette le cose, quali acquisti ha fatto e perfino quello che ha mangiato. Vivendo da sola nella grande, vecchia casa dove abita da cinquant’anni, è isolata dal resto del mondo, dimenticata dai parenti, senza più nessuno degli amici di un tempo. Ma la signora Anderson non è esattamente sola. Ha un visitatore. Un intruso. Un uomo che arriva puntualmente tutte le sere, sgattaiolando dentro dalla finestra della sala da pranzo. Che si serve di cibo e di denaro, che s’è perfino organizzato una comoda camera da letto su in soffitta. Un uomo che si diverte a esercitare il suo potere, un potere sottile e autogratificante…

Conferma questa struttura di thriller psicologico anche il terzo romanzo, The Hand of Death del 1981 (Una mano dall’ombra, GM n. 2096, 1989), in cui Ronald Trimm, in apparenza cittadino modello, si muove in modo irreprensibile nel mondo degli antiquari, ma il venerdì sera, chiuso il negozio, indulge in fantasie proibite. I suoi sogni diventano realtà quando una ricca vedova sola lo seduce. Ronald spera che nasca una relazione appassionata, ma rimane deluso. E dopo che anche il suo successivo incontro con una donna affoga nell’insuccesso, decide di forzare la relazione e, alla fine, di uccidere. I sospetti cadono su  un uomo che è stato visto aggirarsi vicino alla scena del delitto. E mentre il caso “monta” contro quest’innocente, Ronald commette un secondo delitto. Ed esiste già un’altra vittima designata: la giovanissima studentessa che considera Trimm una sorta di benevolo, vecchio zio…

Il quarto e ultimo giallo della Yorke pubblicato in Italia, Safety to the Grave, del 1986 (Il coraggio della paura, GM n. 2024, 1987), ribadisce magistralmente la sua appartenenza al filone del thriller psicologico, elevando a protagonista una figura indimenticabile, di vittima e carnefice insieme, quel Mick Harvey che per tutta la vita ha tratto piacere dal far paura alla gente, usando persino contro la sua stessa famiglia l’arma della violenza, l’unica che lo fa sentire vivo. E’ stato acciuffato una sola volta per furto, e da quel momento sta molto attento. Poi una sera, per puro caso, incrocia in macchina due ragazze che tornano da una festa. Mick è di pessimo umore, guida come un ossesso e le due commettono l’errore di denunciarlo alla polizia, senza rendersi conto che con questo atto scateneranno l’ira che cova sempre in un angolo buio del cervello dell’uomo, e la sua sete di vendetta. Ma come si può combattere un uomo dalla mente ottenebrata e dalle azioni del tutto imprevedibili?

Diversamente dall’Italia – dove la sua produzione senza personaggi fissi ha ostacolato la fidelizzazione da parte dei nostri lettori – all’estero la narrativa della Yorke ha riscosso successo sia di pubblico sia di critica. Basti pensare al giudizio di Val McDermid, che ne ha evidenziato la maestria “nell’analizzare il lato oscuro della rispettabilità e della vita di periferia, con una penna intinta nell’acido”, o ad Andrew Taylor, che l’ha definita “la miss Marple del genere poliziesco”. Ma va ricordato anche che la Yorke, presidente della Crime Writers Association nel 1979-80, ricevette nel 1982 il premio Martin Beck dall’Accademia Svedese di Investigazione, e nel 1999 il prestigioso Cartier Diamond Dagger alla carriera, per il suo eccezionale contributo al genere.

A noi piace però – soprattutto in tempi come quelli odierni, sempre più sfavorevoli alla lettura a vantaggio di smartphone e audio-libri – ricordare della Yorke l’impegno costante a favore del servizio bibliotecario pubblico (e per la tutela dei diritti degli autori), memore anche della propria attività giovanile. E tale impegno, da ultimo, soprattutto verso le biblioteche rurali, è continuato fino agli ultimi mesi della sua vita. Nell’aprile del 2012, infatti, ospite d’onore in occasione del passaggio della biblioteca del suo villaggio, Long Crendon, alla gestione comunitaria, in un discorso sentito e alquanto controverso, ha affermato: “La chiusura delle biblioteche in tutto il Paese è un atto di vandalismo, un attacco all’alfabetizzazione. E’ semplicistico dire che le informazioni si possono ottenere online. Certo, ma dov’è la gioia che si prova nel maneggiare libri veri, nello sfogliare uno scaffale e trovarne per caso uno che ti invoglia a leggerlo, così da scoprire un nuovo autore o un nuovo interesse?”

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