Il romanzo di esordio di Alberto Beruffi è strutturato con l’avvicendarsi di due storie avvenute a distanza di tempo tra loro, per cui il lettore rimbalza tra un antefatto e la storia attuale. Non è semplice creare una sorta di “doppio romanzo” riuscendo a catturare l’attenzione del lettore, ma l’autore ci riesce benissimo attraverso una scrittura asciutta e diretta che dona un ritmo serrato alla narrazione.
Se da un lato all’inizio si “soffre” la moltitudine di personaggi per paura di dimenticare qualcosa, man mano che la storia progredisce questa sensazione viene meno, complici anche gli sviluppi della vicenda. La colonna sonora che accompagna lo svolgimento dei fatti, riporta indietro nel tempo chi come me (ahimè, l’età avanza…) quegli anni li ha vissuti, riuscendo ad aumentare l’empatia del lettore nei confronti della trama stessa.
Forse, in alcuni passaggi, la ricerca del colpo di scena o la costruzione dell’enigma, che si cela dietro l’omicidio, appaiono un tantino forzati, ma questo rientra nel gusto personale di ciascun lettore.
Il personaggio principale, l’ispettore Marco Pioggia, poteva secondo me distaccarsi dallo stereotipo classico del poliziotto solitario e ombroso con un crimine irrisolto alle spalle. Questo avrebbe, a mio modo di vedere, aggiunto originalità e freschezza al protagonista, anche perché non ho trovato una stretta necessità nella storia di una figura con tali caratteristiche.
Queste considerazioni personali nulla tolgono ad un romanzo godibile e indicato soprattutto per chi ha la passione per gli anni ’80.
- Collana: Nuova narrativa Newton


