Tony e Susan
Confessa, lettore. Se un conoscente ti recapita un manoscritto ingiungendoti di leggerlo entro qualche giorno, quando vorrà incontrarti per un responso, cosa provi? Nervosismo? Fastidio? Imbarazzo? Bene, più o meno quello che prova Susan, anche perché il mittente non è una persona qualsiasi, ma il suo ex marito, e il romanzo che le ha spedito è quello che ha fantasticato di scrivere, senza riuscirci, per tutta la durata del loro matrimonio. Quindi mentre tu, lettore, puoi accampare un qualsiasi pretesto che ti impedisce di fare quanto più desidereresti al mondo, cioè leggere quel benedetto manoscritto, Susan deve sedersi, e cominciare da pagina uno. Dove si racconta di una famiglia che torna a casa nella notte, in aperta campagna. Di un sorpasso e di un controsorpasso con una macchina sconosciuta. Di uno scambio di insulti dai finestrini. Di un agguato, qualche chilometro dopo. Di una moglie e una figlia portate via da tre balordi. Di un uomo rimasto solo, che vaga alla loro ricerca in una notte che, come un incubo perfetto, sembra sempre ricominciare daccapo. Allora, lettore? Se alla fine hai ceduto anche tu, se ormai stai leggendo da sopra le spalle di Susan, devi fermarti, come lei. Fare una pausa. Cercare conforto nei suoi pensieri, nel suo sforzo di capire da dove tutto questo abbia avuto inizio. Prima o poi però, insieme a lei, dovrai ricominciare a leggere. Di alcuni fatti muti, semplici, atroci. E di una lenta, feroce, allucinata vendetta…
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Ci sono romanzi che si dimenticano dopo aver sfogliato l’ultima pagina, e romanzi che continuano a scavare dentro di noi per molto tempo. Tony e Susan appartiene senza dubbio a questa seconda, rara categoria.

Pubblicato nel 1993 e riscoperto solo diversi anni dopo grazie al celebre film a cui si è ispirato, “Animali Notturni” di Tom Ford (interpretato da due straordinari Jake Gyllenhaal e Amy Adams), il libro di Austin Wright è un’opera singolare, capace di fondere introspezione psicologica e tensione narrativa in un intreccio che spiazza e ipnotizza. Al centro della trama troviamo Susan, una donna matura, dalla vita ordinaria e apparentemente serena, che riceve dall’ex marito, aspirante scrittore, la sconvolgente bozza di un manoscritto che racconta la storia di Tony Hastings, un uomo comune la cui vita, e quella della sua famiglia, precipita in un incubo di violenza durante una notte imprevedibile tra i boschi e le strade isolate del West Texas.

Il gioco a incastri fra il testo di Tony e lo sguardo di Susan diventa un’esperienza letteraria straniante e affascinante: da una parte il noir cupo e implacabile, dall’altra la riflessione intima di una donna costretta a confrontarsi con i fantasmi del passato, con le scelte compiute e con la vita che ha costruito sulle fragili fondamenta di compromessi e omissioni.

Wright orchestra il tutto con uno stile sobrio, curato e tagliente, senza mai indugiare in facili scorciatoie. La suspense ha un ritmo potente ma non eccessivo e sensazionalista, riuscendo sempre a mantenersi al servizio di qualcosa di più recondito e profondo: la capacità della letteratura di specchiare e deformare le nostre vite, obbligandoci a scrutare il nostro abisso, insieme a tutto ciò che preferiremmo nascondere sotto un lugubre tappeto.

Tony e Susan non è il solito giallo da ombrellone: è un’esperienza perturbante, un esperimento stilistico di metaletteratura colta e calibrata con sagacia. Una riflessione sul potere eterno dei libri, sulla crudeltà del destino e sul prezzo delle decisioni che ognuno di noi prima o poi è costretto a prendere.

Chi è alla ricerca di un thriller classico resterà sorpreso; chi ama la letteratura che incista nell’animo troverà in questo gioiello un’opera rara, capace di lasciare segni feroci che durano nel tempo.

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