Summis desideranctes affectibus
Una raccolta di racconti brevi sullo sfondo di una Roma violenta e stregata, ordinaria solo in apparenza. Nel suo vasto territorio, fatto di strade trafficate, ma anche di bosco e campagna, convivono persone comuni accanto a fantasmi, amanti e assassini, antiche divinità, fattucchiere e gatti magici. Ognuno di loro desidera che la propria vicenda non sia dimenticata. “Summis desiderantes affectibus”, cioè “desiderando con supremo ardore”, è infatti l’incipit della famigerata bolla papale del 1484 che condannava coloro che venivano considerati “fuori dalla grazia di Dio”, ma su chi sia il vero mostro della storia la risposta non è sempre certa.
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Recensione a cura di Dario Brunetti

Summis desiderantes affectibus è l’opera di esordio della giornalista, pubblicista e redattrice di programmi radiofonici Emanuela Di Matteo uscita per Scatole parlanti editore.

Da cosa deriva il titolo del volume? Summis desiderantes affectibus significa “Desiderando con supremo ardore” ed è l’incipit della famigerata bolla papale del 1484 promulgata dal pontefice Innocenzo VIII che condannava gli scomunicati, gli eretici e la stregoneria nella regione della Valle del Reno.

L’autrice regala un testo sorprendente attraverso una scrittura e uno stile avvolgente che catturerà il lettore. L’opera contiene tanti brevi racconti, alcuni particolarmente suggestivi che lasciano quel sapore magico in una Roma come forse non l’abbiamo vista.

Nelle fiabe nere ci sono mostri, creature deformi che rappresentano la paura, l’orrore, negli esseri umani invece si palesano i loro incubi, ossessioni e disturbi psicologici, questi aspetti tendono a farci osservare al meglio il lato tenebroso dell’esistenza. Gaber nel brano I mostri che abbiamo dentro tratto dall’album Io non mi sento italiano si sofferma sulle nostre mostruosità interiori che scatenano a loro volta delle reazioni che fanno dell’essere umano un eterno incompiuto incapace di amare.

La città eterna diventa teatro di tante piccole storie che escono fuori dalla vita ordinaria e che sembrano concedere dei punti di riferimento solo in apparenza, lasciandoci col beneficio del dubbio in un mondo misterioso e oscuro.

Essere fuori dalla grazia di Dio è il vero significato che racchiude l’opera e implica agli esseri umani un allontanamento non solo dalla fede, ma dalla rettitudine, dalla moralità e li pone in una condizione di tormento e sofferenza.

San Giovanni della Croce analizzando questo concetto che anche l’autrice riprende, spiega la mancanza di amore che sfocia nel peccato e quindi in una condizione di aridità e di sentimenti sterili.

L’opera è il risultato di un’ottima fusione di generi letterari con storie ambientate in una Roma contemporanea. L’amore, l’orrore, l’esoterismo, l’avventura, l’umorismo ruberanno la scena portandoci in una dimensione sconosciuta quasi irreale.

Niente è come sembra, niente è come appare, perché niente è reale erano le frasi del testo per l’appunto di Niente è come sembra di Franco Battiato dall’album Il vuoto, che ci racconta di come la realtà che ci circonda è superficiale e ingannevole ricca di insidie che mettono a repentaglio il nostro vivere quotidiano.

In questo volume Emanuela Di Matteo ci parla proprio di questo disorientamento dei suoi protagonisti che forse hanno un impellente necessità dello stupore attraverso l’immaginazione. È giusto e doveroso che i bambini vivano la loro infanzia attraverso la scoperta.

Ed è proprio nella scoperta che forse si potrà sperare nella rinascita degli adulti e di un mondo migliore e non passivamente relegati a una vita frenetica che li fa perdere l’essenza delle piccole cose.

Abbiamo davvero bisogno di guardare oltre le apparenze, cercando di superare le illusioni e le paure che spesso ci circondano e dalle quali restiamo intrappolati, per farlo bisogna affacciarci in una dimensione più ampia cercando di creare un solido legame con l’universo.

Un volume imperdibile e memorabile che si avvale nella preziosa prefazione del saggista e critico cinematografico Roberto Lasagna.

 

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