Recensione a cura di Rino Casazza
Di Daniele Cellamare ho già recensito “Takeko. Storia di una samurai”, ambientato nel giappone del tardo novecento. Con questo nuovo romanzo, dedicato ad una pietra miliare nella storia del progresso tecnico-scientifico, l’ingegnere tedesco Rudolf Diesel (il cognome esenta dallo specificare per quale invenzione è rimasto famoso) torna al genere biografico mantenendo pressoché identico il periodo storico ma spostandosi dal lontano Oriente all’Europa con un notevole salto geografico e, soprattutto, socioculturale.
Cellamare se la cava bene grazie allo stile sobrio, che evita accuratamente, e meritoriamente, le lungaggini descrittive che sono spesso sgradita zavorra della narrativa storica, senza venir meno alla precisione nel rendere il contesto e il profilo del protagonista.
La vita di Diesel presenta molti elementi di interesse e Cellamare, con scelta che a me è piaciuta, anche perché non sono un patito di motori e locomozione, non si sofferma più di tanto sull’ aspetto che ci si attenderebbe predominante, ovvero il racconto di come è nata ed ha avuto successo l’invenzione tecnologica che ha gli ha dato notorietà imperitura, preferendo puntare l’attenzione sul carattere e le relazioni familiari ed umane del personaggio. Non a caso il libro incomincia con la narrazione di un episodio in cui Diesel ha una funzione affatto marginale, trattandosi delle circostanze speciali in cui i suoi genitori, che hanno influito molto, anche per contrasto, sulla sua maturazione personale, poco prima che lui nascesse, a Parigi, hanno rischiato di essere travolti dalle conseguenze di un attentato sovversivo di cui non erano responsabili.
Dopo aver approfondito il periodo degli studi, in cui Diesel si tuffa con un impegno che ricorda quello “matto e disperatissimo” leopardiano, rivelando tendenze compulsive e quasi paranoiche, Cellamare prosegue attraversando “a volo d’uccello” la fase della sua vita connotata dal successo professionale e imprenditoriale, anche se in mezzo a ostacoli e traversie, per concentrarsi, come indica il sottotitolo, sul mistero, con connotazioni gialle, della sua scomparsa.
A prendere a cuore le indagini è lo stesso funzionario della polizia francese che, tanti anni prima, era stato vicino ad arrestare, ingiustamente, il padre di Diesel per complicità in uno spettacolare atto terroristico contro il re di Francia.
L’inchiesta sulla morte di Diesel occupa più della metà del romanzo ma, ben presto, perde il carattere di fulcro della narrazione, che si allarga al clima torbido, pieno di volontà di rivincita e/sopraffazione, e spietate trame spionistiche, in cui si trova immersa l’Europa, e invischia l’investigatore, animato da solo desiderio di giustizia. Se Diesel è morto annegato precipitando in mare da uma nave traghetto che lo portava in Inghilterra, non è per disgrazia o suicidio ma, lo si capisce sempre di più, per un complotto legato allo sfruttamento militare delle sue scoperte. Del resto, nell’imminenza dell’assassinio a Sarajevo del duca Ferdinando, il vecchio continente sta correndo verso la più estesa e atroce guerra mai conosciuta.


