Ritratto di un assassino. Jack lo Squartatore. Caso chiuso di Patricia Cornwell
Recensione a cura di Claudia Proietti
Se pensate di ritrovare le indagini della mitica Kay Scarpetta e il suo universo narrativo, avete sbagliato libro!
In questo saggio-inchiesta, la celeberrima Patricia Cornwell decide di cimentarsi in una vera e propria indagine in prima persona (per realizzare la quale ha anche investito buona parte del suo non proprio esiguo patrimonio) al fine di cercare di far luce su uno dei più grandi misteri della storia del crimine: l’identità del famigerato Jack lo Squartatore.
L’autrice procede attraverso l’analisi del DNA mitocondriale, lo studio delle filigrane delle lettere inviate dal killer a Scotland Yard e, non ultimo, con un’analisi accuratissima delle opere di quello che per lei è il vero Jack the Ripper: il pittore impressionista Walter Sickert.
Dal 2002, anno di uscita del libro, la Cornwell si cala nei panni dell’investigatrice, immergendosi e portando a sua volta il lettore negli archivi di Scotland Yard del 1888 e, contestualmente, nei laboratori scientifici più avanzati di oggi.
Tra i pregi di questo libro-inchiesta, oltre alla critica affatto celata alla società vittoriana — con una manifesta denuncia dei pregiudizi contro le prostitute, dell’inefficienza della polizia dell’epoca e dell’accusa che una classe sociale agiata fungesse da protezione per illustri criminali — c’è sicuramente la visione dell’arte come luogo in cui celare indizi e sfogo psicologico. Secondo l’autrice, infatti, Sickert avrebbe inserito nei propri dipinti la sua confessione attraverso dettagli non facilmente rintracciabili. Viene indagato anche il passato del pittore, ipotizzando traumi infantili e una presunta menomazione fisica: elementi spesso insiti nei cosiddetti lust killer, coloro che uccidono con una pulsione sessuale tramutando il disprezzo verso le donne in rabbia cruenta.
Ritratto di un assassino è quanto di più distante dal solito saggio storico; è un viaggio disturbante e crudo, declinato nel linguaggio del thriller. Pur non avendo convinto l’intera comunità degli storici, il testo mostra la grande passione e lo smisurato impegno dell’autrice nel voler risolvere il cold case per eccellenza, coinvolgendo attivamente il lettore.
Notevole è la sovrapposizione tra arte e crimine, in particolare sulla serie di dipinti di Sickert chiamata The Camden Town Murder, nella quale l’autrice nota come le posizioni delle vittime nei quadri siano l’esatta copia delle foto autoptiche delle vittime di Jack. Allo stesso modo, non si può non apprezzare il ritmo narrativo e la magistrale ricostruzione dell’atmosfera della Londra vittoriana, uniti a un approccio moderno alla “CSI”.
Per quanto riguarda i punti deboli, legati soprattutto alle critiche dei cosiddetti “ripperologi” (gli esperti del caso), va riportata la questione della cronologia dei viaggi di Sickert: molti storici sostengono infatti che egli si trovasse in Francia con la famiglia durante gli omicidi di Whitechapel, rendendo la teoria della Cornwell molto forzata.
Sotto accusa è finito anche l’uso del DNA mitocondriale che, essendo condivisibile con migliaia di altre persone, dimostra solo che Sickert potrebbe aver toccato quelle lettere, ma non che ne fosse l’autore. La critica maggiore — e forse la più imperdonabile — mossa alla Cornwell è stata però quella di aver distrutto opere originali di Sickert al fine di analizzarle. Questo vilipendio dei quadri ha scatenato le ire del mondo accademico e artistico. Patricia Cornwell è stata inoltre accusata di eccessiva sicumera nel dichiarare “chiuso” il caso di cronaca nera più importante degli ultimi secoli sulla base di teorie forensi non confermate dagli esperti.
Questo libro attirerà sicuramente i lettori di true crime, quelli che cercano prove laddove la polizia ha fallito, facendo leva sull’indiscutibile attrazione verso le cause del male. Tuttavia, forse non siamo davanti al miglior libro della Cornwell, che si cimenta in un ruolo inedito più per passione personale che per scopo narrativo.
Ritratto di un assassino è consigliato a chi vuole conoscere una versione diversa di un’autrice nota per la riconoscibile e apprezzatissima attitudine thriller. Il talento della Cornwell non viene meno, supportato da una dedizione professionale verso un caso storico che continua a generare interesse. È bene però approcciare la lettura di questo saggio mettendo in conto il rischio di rimanere delusi proprio da questo suo netto cambiamento di rotta.

