Questo romanzo ha tre fulcri interdipendenti.
Innanzitutto è un tributo al gioco del calcio di cui viene esaltata la capacità di emozionare e coinvolgere la gente. Non a caso ci troviamo a Napoli negli anni 80, nel pieno dell’ esaltazione collettiva per le gesta del “Pibe de oro”, così grande artista del pallone da dover essere considerato uno dei tre più grandi calciatori di ogni epoca. Nello specifico la storia narrata chiama in causa e si svolge poco prima, durante e subito dopo uno degli episodi più significativi della carriera di Maradona: la vittoria del suo Napoli sulla Juventus grazie a gol “impossibile” su punizione realizzato dall’astro argentino trascinando nel delirio l’intera città partenopea.
Il romanzo è anche una rappresentazione, e riflessione sulle difficoltà dell’amore, incarnate dalla storia sentimentale tra il protagonista, quarantenne ispettore di P.S. “scapolone” e una coetanea impiegata con lati misteriosi.
Il loro “fidanzamento” un po’ stile vecchi tempi, fatto di delicatezza e romanticismo più che di passione, sembrerebbe avere tutti i crismi per riuscire, invece è proprio la vicenda poliziesca che tiene legato il tutto, per una sorta di contrappasso doloroso, a minarne le fondamenta.
Il terzo fulcro di “Punizione a due in area” è ovviamente l’inchiesta criminale, intricata anche se senza violenza estrema, dentro la quale il lettore è condotto dal suddetto ispettore che, secondo i canoni del giallo d’investigazione e d’azione, riesce a dipanare una matassa in cui un furto strano legato alla partita della “punizione irreale” si intreccia a insospettabili trame segrete.

