Traduzione di Giuseppe Marano
Recensione a cura di Valentina Di Ludovico
Ogni passo che fai di C. L. Taylor è un thriller psicologico costruito attorno alla paura di essere controllati fino al punto di non sentirsi più al sicuro neppure nella propria casa o con la propria famiglia.
Alexandra, Lucy, Bridget, River e Natalie si sono conosciuti perché vittime di stalking e hanno formato un gruppo che diventa uno spazio di sostegno e protezione reciproca, almeno fino a quando Natalie viene uccisa. Dopo il suo funerale arrivano dei fiori e un biglietto che li avverte che tra dieci giorni uno di loro morirà. Da quel momento il romanzo si trasforma in un conto alla rovescia serrato, nel quale si costruisce un filo sottile dove non si è in grado più di distinguere chi protegge da chi minaccia.
La perdita graduale della libertà e l’escalation della paura è la parte più riuscita di questo libro. Parlare di stalking e non cadere nella retorica non è facile ma in questo libro la paura, l’osservazione, il controllo si infilano piano nell’intercapedine delle vite dei protagonisti cambiandone e condizionando gli umori, gli spostamenti, alterando i rapporti con gli altri e soprattutto distruggendo lentamente la capacità di fidarsi. La sensazione è quella di vivere continuamente con qualcuno che si aggira fuori casa.
Taylor utilizza più punti di vista e questo permette di entrare nelle diverse forme e nelle diverse percezioni che può assumere la paura. Nessun protagonista reagisce nello stesso modo. E una parte interessante del libro è che lo stalking non viene semplicemente rappresentato dal solito schema persecutore (uomo) vittima (donna) ma amplia il discorso sul pericolo dell’ossessione e sul possesso.
Il ritmo cresce soprattutto nella seconda parte, quando sospetti, omissioni e rivelazioni cominciano a sovrapporsi. In alcuni punti, forse, l’autrice viene meno al patto con lettore sulla credibilità degli eventi ma la tensione funziona e i cliffhanger e i colpi di scena tengono il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.
Lo stile è asciutto e cinematografico, con capitoli brevi, frequenti cambi di prospettiva e cliffhanger ben dosati. Taylor privilegia il ritmo e la tensione psicologica alla ricercatezza linguistica, riuscendo a trasformare anche situazioni quotidiane in qualcosa di minaccioso.
Ogni passo che fai è quindi un thriller molto contemporaneo, scorrevole e claustrofobico, che utilizza il meccanismo del conto alla rovescia per parlare di qualcosa di più profondo: la paura di perdere la sicurezza e la decisionalità sulla propria vita perché qualcun altro ha deciso di prenderne il controllo.
Consigliato a chi ama i thriller psicologici e corali costruiti sul sospetto e sulla vulnerabilità umana.


