Nabucco
Un buffo cagnolino giallo era la mascotte dei soldati italiani che nel dicembre del ’42 patirono sofferenze inaudite sul Fronte Russo. Era stato chiamato Nabucco, perché faceva una specie di balletto quando qualcuno intonava il Va’ pensiero di Verdi. Dopo ottant’anni, quel cagnolino ricompare: si presenta alla porta dell’anziano Osvaldo proprio mentre lui, costretto dai tre avidi figli, sta per trasferirsi in una casa di riposo che somiglia molto da vicino a un lager. Tra i due si instaura un legame magico e miracoloso perché il cane conosce la verità su quanto è accaduto nella valle di Arbusovo, dove si erano perse le tracce del padre di Osvaldo, dichiarato disperso dalle autorità militari. E la rivelazione è così consolatoria da far vivere ai derelitti ospiti della ributtante struttura la notte più dolce della loro esistenza
Una carezza oltre il tempo
arinaldi
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Alessandra Rinaldi
Ciao a tutti, sono Alessandra. Adoro leggere, fin da bambina sono cresciuta con i libri in mano. Ho dei generi preferiti, come tutti, ma mi piace spaziare. Mi sono cimentata nella scrittura, ma ho trovato la mia dimensione nell’editing, nella correzione di bozze e nella valutazione dei testi. Mi piace entrare in contatto con gli autori, cercare di immedesimarmi nei loro pensieri, per collaborare e provare a migliorare i testi. Grazie a GialloeCucina ho la possibilità di trasferire su carta, attraverso le recensioni, le emozioni che un romanzo mi regala. GialloeCucina mi permette di scoprire nuovi autori, di leggere le interviste esclusive e di assistere alle dirette, oltre che informarmi attraverso le varie rubriche. E, dettaglio da non trascurare, ho la possibilità di migliorare la mia scarsissima esperienza in cucina. Cosa c’è di meglio che mangiare un buon pezzo di torta, sorseggiando un calice di vino mentre si legge un buon libro?

Nabucco è una ghost story che riesce a toccare corde emotive profonde, con una scrittura capace di travolgere il lettore. Al centro della narrazione c’è Osvaldo, un anziano costretto con brutalità emotiva dai suoi figli a trasferirsi in una casa di riposo che ricorda, per freddezza e disumanità, un lager. In questo contesto cupo e spietato irrompe l’elemento soprannaturale: un cagnolino giallo, chiamato Nabucco, che sembra arrivare da un altro tempo, da un’altra dimensione della memoria.

Il cagnolino, mascotte dei soldati italiani sul Fronte Russo nel dicembre del ’42, non è solo un’apparizione tenera o nostalgica, ma un vero e proprio portatore di verità rimossa. Conosce i segreti sepolti nella neve dell’Arbusovo, là dove il padre di Osvaldo fu dichiarato disperso. La sua presenza scatena una rivelazione tanto miracolosa quanto consolatoria, capace di riscattare una vita intera fatta di rimpianti e ferite mai sanate.

La scrittura si distingue per la potenza con cui riesce a rendere la tristezza di Osvaldo. In certi momenti, la sua angoscia è descritta con una tale autenticità da diventare quasi insostenibile per il lettore: si sente il nodo alla gola, l’impossibilità di andare avanti con la lettura senza prendersi un respiro. E proprio in questa capacità di scuotere così visceralmente l’animo del lettore risiede una delle grandi forze del romanzo.

Ma Nabucco non è solo una storia di fantasmi o di memorie riemerse: è anche una riflessione lucida, e per certi versi feroce, sulla vecchiaia e sull’abbandono. I figli di Osvaldo, adulti e senza scrupoli, lo spingono fuori dalla propria casa come si mette via un oggetto ormai inutile. È una denuncia sottile ma penetrante, che tocca una tematica dolorosamente attuale: il progressivo smantellamento del valore della cura familiare, del rispetto per chi ha vissuto e ha amato.

In definitiva, Nabucco è un romanzo che incanta e ferisce, che fa commuovere e riflettere. Una ghost story che, paradossalmente, è più viva di tante storie realistiche: perché parla dell’anima, della memoria, e di quei legami invisibili che nemmeno la morte può spezzare.

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