Mandorla Amara
Sette cadaveri su uno yacht alla deriva. Causa della morte, avvelenamento. Un delitto quanto mai insolito che spalanca un abisso di ipotesi, sospetti e stranezze in cui Vanina Guarrasi, nonostante il difficile momento personale, è pronta a calarsi. È una calda mattina di luglio quando l’avvocata Maria Giulia De Rosa e il medico legale Adriano Calí, usciti per una gita in mare, ascoltano alla radio un avviso della capitaneria di porto: nelle acque in cui stanno navigando c’è una grossa imbarcazione che potrebbe trovarsi in difficoltà. Il loro tentativo di soccorso si rivela però inutile, a bordo di quello che è un vero e proprio panfilo sono tutti morti. Calí, con la sua esperienza, ci mette poco a capire che a uccidere quelle persone è stata una dose di cianuro, forse mescolata a del latte di mandorla. E chiama subito l’amica vicequestore. Vanina, che si era allontanata per qualche giorno, rientra immediatamente nel capoluogo etneo per immergersi in un’indagine serratissima. Com’è ovvio, non le mancherà il sostegno del commissario in pensione Biagio Patanè. L’anziano poliziotto stavolta potrà aiutarla solo per telefono: si trova a Palermo accanto all’amata moglie Angelina, che ha appena subito un delicato intervento al cuore.
“Nei miei libri la Sicilia non è uno sfondo: è un personaggio”

Decimo libro dedicato alla serie del vicequestore Vanina Guarrasi, che vede la luce nel 2018 con Sabbia nera.  L’ambientazione è sempre una splendida Sicilia, di cui il lettore può aspirarne il profumo di agrumi e di mare che traspaiono dalle pagine.  La trama parte subito con una scrittura accattivante, un delitto alquanto inusuale interrompe una malaugurata settimana di ferie che Vanina, a dirla tutta,  non vedeva l’ora di troncare con una bella indagine, aspettava solo una scusa per  tornare a Catania dritta filata.

A bordo di uno yacht vengono ritrovate ben sette persone morte, tutte presumibilmente nello stesso modo. “Morte di morte naturale o ammazzate?” “A occhio sembrerebbe avvelenamento. Al novantanove per cento da cianuro”. 

Parte così un’indagine corale tra i membri di diverse famiglie, che vengono colpite da un lutto improvviso e inspiegabile. Sono diverse le voci da sentire, le storie da ricostruire, il movente da trovare. La scrittura della Cassar Scalia è sempre raffinata, l’utilizzo della lingua locale permette al lettore di immergersi completamente nella storia, di trasferirsi nella regione sicula per il tempo della lettura.

Anche in quest’indagine non mancherà il sostegno fondamentale del commissario in pensione Biagio Patanè, già co-protagonista negli altri romanzi. Si tratta di un delitto a fondo mafioso? Mah…le indagini prendono strade diverse, motivi passionali, prove di tradimenti vengono a galla e rapporti familiari non proprio idilliaci.

“Il pm concordò in pieno con la convinzione che lei e Patanè avevano maturato, ognuno per conto proprio, e partendo da presupposti diversi. Un’immagine lei, un gioco di schemi lui.” Sarà proprio la scelta del veleno, il cianuro con la sua caratteristica fragranza di mandorla amara, l’elemento basilare per risolvere il caso.

E proprio quando sembra raggiunta la quiete, risolto il caso, e anche la situazione sentimentale di Vanina arriva a un punto di svolta, il lettore viene spiazzato dall’ultima frase del libro…..che non può che preludere a un nuovo capitolo. Vedremo!

Dai libri è stata tratta anche una serie per la tv, trasmessa da canale 5, “Vanina – Un vicequestore a Catania” che al momento vede due stagioni da quattro  episodi ciascuna. Giusy Buscemi, Giorgio Marchesi e Maurizio Marchetti vestono rispettivamente i panni di Giovanna “Vanina” Guarrasi, Paolo Malfitano e il commissario Biagio Patanè.

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