Lutto di miele
Il nuovo caso affidato al commissario Franck Sharko si dimostra complesso e inquietante fin dalla scena del crimine: all’interno del confessionale di una chiesa viene ritrovato il corpo di una donna, inginocchiata, nuda, completamente rasata e con alcuni esemplari di falena “sfinge testa di morto” posati sul capo. L’autopsia rivelerà che è deceduta a causa di una rarissima forma di malaria, trasmessa da zanzare che in Francia non esistono. Gli insetti sono solo il primo di una serie di lugubri elementi che si riveleranno parte del dissennato piano ordito dall’assassino, e Sharko, insieme all’équipe del 36, si troverà coinvolto in una macabra caccia al tesoro nella speranza, vana, di evitare ulteriori omicidi. Ma il filo conduttore tracciato dal colpevole arriva a coinvolgere i peccati capitali e le trombe dell’Apocalisse, alla ricerca di una vendetta antica i cui germi si annidano nel cuore delle Alpi. Sharko, dolorosamente segnato dalla tragica perdita della moglie e della figlia, dovrà sfidare il passato per riuscire a sventare una carneficina, e la risoluzione del caso assumerà ben presto i contorni di una discesa agli inferi: per riemergere dall’orrore sarà costretto a salvare anche se stesso.
la discesa agli inferi di un uomo già in ginocchio
lidia_delgaudio
Autore Promettente
Lidia Del Gaudio
Nata a Napoli, appassionata di musica, pittura e filosofia, il suo cuore batte per le atmosfere cupe della letteratura: gialli, mystery, fantascienza. Stephen King, Isaac Asimov e la tensione perfetta dei film di Hitchcock. Dal 2014 ha costruito passo dopo passo il suo percorso nel thriller e nel noir italiano, pubblicando racconti e romanzi che le hanno regalato soddisfazioni e premi: il Garfagnana in Giallo, il Gran Giallo di Cattolica, il Premio Scerbanenco Lignano. Nel 2019 ha pubblicato Il delitto di via Crispi n. 21, (Fanucci) un giallo storico che ha avuto un’accoglienza speciale soprattutto per la proposta allo Strega, seguito nel 2021 da Il delitto di Vico San Domenico Maggiore. Nel 2023 ha vinto il Neroma Noir Festival con Filastrocca in Nero (Libraccio Editore, 2024), un intreccio di tensione, psicologia e immaginario misterioso. Per Delos Digital, ha pubblicato il racconto lungo Io vagabondo e il romanzo mistery I colori del male. https://www.facebook.com/lidiadelgaudioautrice/ https://lidiadelgaudio.it/

 

In libreria per Fazi Editore, nella collana Darkside, «Lutto di miele» (titolo originale Deuils de miel, Éditions Pocket 2008), tradotto dal francese da Daniela De Lorenzo. È il terzo capitolo della saga che ha reso Franck Thilliez uno dei nomi più solidi del thriller francese contemporaneo, quello della coppia investigativa Franck Sharko e Lucie Hennebelle, e arriva a distanza di anni dal capostipite “La stanza dei morti”, di cui è diretta continuazione.

L’incipit è un’immagine che si fa fatica a scrollarsi di dosso: il cadavere di una donna, nuda, rasata, ritrovato in un confessionale. Nessuna ferita visibile, eppure gli organi sembrano essere collassati dall’interno. Sul cranio, sette farfalle sfinge testa di morto, disposte con cura quasi liturgica. Da qui parte un’indagine che porterà Sharko nei tunnel sotterranei di Parigi, tra simbologie criptiche lasciate volutamente dall’assassino e un gioco del gatto col topo che si fa via via più personale.

Il vero terreno di scavo è però psicologico. Thilliez sceglie di riprendere in mano il suo commissario in un momento di macerie private, un lutto che lo ha svuotato, insonnia, dipendenza dai farmaci, e lo spinge fino al limite della tenuta mentale. Non è un caso che il titolo giochi proprio su questa ambiguità: il lutto non è solo quello scoperto sulla scena del crimine, ma quello che Sharko si porta addosso. La scelta espone il romanzo a un rischio narrativo evidente, ma l’autore la controlla con mestiere, rendendo il confine tra ciò che il protagonista vede davvero e ciò che la sua mente ferita gli restituisce il motore della suspense.

Thilliez usa uno stile sincopato, capitoli brevi, tagliati con l’accetta, alternanza serrata di punti di vista: è la sua grammatica tipica, pensata per un consumo quasi compulsivo. L’autore lavora molto sul disgusto fisico, un uso dell’entomologia (insetti, larve, simbolismo naturalistico legato alla morte) come firma ricorrente nella sua produzione, costruendo immagini che restano scomode. Chi cerca un procedurale rassicurante resterà spiazzato: qui l’obiettivo dichiarato è disturbare, non consolare.

L’intreccio tiene fede alla reputazione dell’autore: false piste ben calibrate, un antagonista costruito con pazienza (quasi un “co-protagonista” nell’economia del romanzo), un finale che non concede nulla fino alle ultime pagine. La caratterizzazione di Sharko, per chi segue la serie, segna un salto di maturità rispetto agli esordi: meno eroe, più uomo in bilico.

In sintesi: un thriller nervoso, disturbante nel senso più tecnico del termine, che funziona perché non ha paura di far soffrire davvero il proprio eroe.

 

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