L’oro degli Ustaśa
Trieste 1945: caccia al tesoro sul confine 1987: una giornalista arriva in Paraguay per intervistare un miliardario dall’oscuro passato. Obiettivo: scoprire la verità su una vicenda dell’immediato dopoguerra, quando un gruppo di contrabbandieri triestini fu reclutato da un agente americano per trasportare un carico clandestino dal confine al porto. Ma la vera posta in gioco era l’oro del dittatore croato Pavelić. Nella partita a scacchi tra est e ovest, le pedine sono le prime a essere sacrificate.
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L’oro degli Ustaśa è il nuovo romanzo di Denise Antonietti pubblicato da Delos.

Denise Antonietti è conosciuta anche con il suo nick name Denise Jane con il quale ha già pubblicato due romanzi con Segretissimo (Mondadori) con protagonista il suo Emerson Ray: Prodigal Son (Premio Altieri 2023) e Leviathan. Considerata l’astro nascente delle spy story italiane, pur non discostandosi dal genere, stavolta la storia ha come protagonista Trieste e il periodo dell’immediato dopoguerra quando la città era contesa e suddivisa in più parti.

Denise Antonietti riesce a farci immergere in quell’atmosfera grazie anche a un racconto nel racconto. È abile a portarci per mano grazie al racconto di Sante, uno dei contrabbandieri protagonisti, intervistato quarant’anni dopo da una giornalista che riesce a rintracciarlo in Sudamerica nonostante l’uomo fosse stato abile a far perdere le sue tracce.

L’oro degli Ustaśa è un romanzo breve ma, nonostante le sue “sole” settanta pagine, racchiude in sé un mondo poco conosciuto, una storia, quella, in parte leggendaria, dell’oro del dittatore croato Pavelić, mai ritrovato e che Denise ci svela in maniera fantasiosa (ma chissà quanto). Protagonista, abbiamo detto è una Trieste spaccata, ferita, controversa, ma che viene raccontata attraverso i suoi quattro protagonisti, Sante, Italo, Branko e Mira, delineati con maestria e di un’intensità notevole e sorprendente, soprattutto visto il ridotto numero di pagine del romanzo.

Denise ha un ritmo narrativo sempre serrato e che, grazie anche agli intermezzi ad inizio di ogni capitolo, spingono il lettore a leggere il romanzo con avidità e a concludere (unica nota negativa) velocemente la storia. I dialoghi, molto ben misurati, e le ambientazioni, anch’esse precise e accurate, rappresentano una componente vincente della narrazione.

Un romanzo per il quale, come la stessa autrice ci racconta nelle note finali, la ricerca ha avuto un’importanza fondamentale e soprattutto ha contribuito a trasmettere in pieno i sentimenti, ma anche i chiaroscuri che una città come Trieste è stata costretta a vivere in quegli anni. Realismo e drammaticità che, uniti alla splendida penna dell’autrice, ci restituiscono lo scenario perfetto per una spy story che non ha nulla da invidiare a quelle dei maestri americani.

Insomma si tratta di un romanzo da leggere tutto d’un fiato, ma anche da rileggere subito dopo, con calma, soffermandosi sulle specificità del contesto storico e geografico, portate splendidamente alla luce da Denise Antonietti.

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