L’oro degli Ustaśa è il nuovo romanzo di Denise Antonietti pubblicato da Delos.
Denise Antonietti è conosciuta anche con il suo nick name Denise Jane con il quale ha già pubblicato due romanzi con Segretissimo (Mondadori) con protagonista il suo Emerson Ray: Prodigal Son (Premio Altieri 2023) e Leviathan. Considerata l’astro nascente delle spy story italiane, pur non discostandosi dal genere, stavolta la storia ha come protagonista Trieste e il periodo dell’immediato dopoguerra quando la città era contesa e suddivisa in più parti.
Denise Antonietti riesce a farci immergere in quell’atmosfera grazie anche a un racconto nel racconto. È abile a portarci per mano grazie al racconto di Sante, uno dei contrabbandieri protagonisti, intervistato quarant’anni dopo da una giornalista che riesce a rintracciarlo in Sudamerica nonostante l’uomo fosse stato abile a far perdere le sue tracce.
L’oro degli Ustaśa è un romanzo breve ma, nonostante le sue “sole” settanta pagine, racchiude in sé un mondo poco conosciuto, una storia, quella, in parte leggendaria, dell’oro del dittatore croato Pavelić, mai ritrovato e che Denise ci svela in maniera fantasiosa (ma chissà quanto). Protagonista, abbiamo detto è una Trieste spaccata, ferita, controversa, ma che viene raccontata attraverso i suoi quattro protagonisti, Sante, Italo, Branko e Mira, delineati con maestria e di un’intensità notevole e sorprendente, soprattutto visto il ridotto numero di pagine del romanzo.
Denise ha un ritmo narrativo sempre serrato e che, grazie anche agli intermezzi ad inizio di ogni capitolo, spingono il lettore a leggere il romanzo con avidità e a concludere (unica nota negativa) velocemente la storia. I dialoghi, molto ben misurati, e le ambientazioni, anch’esse precise e accurate, rappresentano una componente vincente della narrazione.
Un romanzo per il quale, come la stessa autrice ci racconta nelle note finali, la ricerca ha avuto un’importanza fondamentale e soprattutto ha contribuito a trasmettere in pieno i sentimenti, ma anche i chiaroscuri che una città come Trieste è stata costretta a vivere in quegli anni. Realismo e drammaticità che, uniti alla splendida penna dell’autrice, ci restituiscono lo scenario perfetto per una spy story che non ha nulla da invidiare a quelle dei maestri americani.
Insomma si tratta di un romanzo da leggere tutto d’un fiato, ma anche da rileggere subito dopo, con calma, soffermandosi sulle specificità del contesto storico e geografico, portate splendidamente alla luce da Denise Antonietti.


