Genere:
L’onda nera. Un caso siciliano per Libero Russo
Quando Libero Russo, ex investigatore privato ormai in pensione, sente squillare il telefono di casa a Bologna, intuisce che la tanto attesa tranquillità sta per finire. I suoi due pronipoti, Nabucco ed Emma, lo supplicano di tornare ad Acireale per aiutarli a recuperare la Venere dell’Etna, un’antica statua trafugata da un’area archeologica della zona. Nonostante manchi da parecchio tempo, l’accoglienza per il ritorno in “patria” non sarà delle migliori. Tra personaggi ambigui e razzisti, zuffe, depistaggi e scontri aperti con la locale cosca dei Trunzi, Libero si ritroverà in una vicenda ingarbugliata dalle svolte totalmente inaspettate. A coadiuvarlo nella ricerca della verità, oltre ai due pronipoti, sarà una squadra sui generis, quasi un’Armata Brancaleone siciliana: Biagio Mamma Mia, uomo sbeffeggiato da tutti e con la grande passione per gli Abba; Maria, una vedova dall’eloquio forbito capace di fargli perdere la testa; Paolo, squattrinato rider che si arrabatta tra un lavoretto e l’altro, e Nina, giovane di origine nomade ed esperta di antichità. Riuscirà l’ex investigatore a recuperare la misteriosa statua scomparsa o sarà anche lui travolto dalla dilagante onda nera?
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Ricordo con immenso piacere il personaggio di Libero Russo dai tempi di Buonasera signorina, un noir dove Davide Pappalardo fece già intravedere le abili doti di narratore. Lo ritroviamo alla veneranda età di 77 anni con i suoi acciacchi dovuti al tempo che avanza inesorabile.

Si vuole godere la pensione nella sua casa di Bologna, se non fosse per i suoi due pronipoti Nabucco (detto Nab) ed Emma che gli chiedono la cortesia di far ritorno ad Acireale per recuperare un’antica statua trafugata. Si tratta della Venere dell’Etna, un prezioso reperto archeologico che sarà oggetto di contesa soprattutto quando ci sarà di mezzo una cosca mafiosa locale.

In questo nuovo episodio uscito per Pendragon edizioni, dal titolo L’onda nera, il talentuoso Pappalardo ci riporta il suo protagonista Libero Russo che anche se non più giovane, si avvale del suo fiuto di ex investigatore privato e della sua esperienza per effettuare una nuova indagine nella quale è stato coinvolto.

Il protagonista ritroverà la sua Acireale cambiata dove ruoteranno personaggi che desteranno più di un sospetto per la loro doppiezza e ambiguità, spiazzanti, irriverenti che vien da chiedersi se era proprio il caso di far ritorno in patria.

Quando a chiamarlo in causa sono persone che fan parte della famiglia, Libero Russo deve affrontare l’ennesima indagine cercando di portarla a termine. Troverà anche il tempo per prendersi una cotta grazie a Maria, una vedova che riuscirà ad ammaliare proprio l’ex investigatore.

Pappalardo costruisce un noir insolito forse un po’ leggermente fuori dal consueto cliché, ma che comunque catalizzerà l’attenzione del lettore proprio per un mix di personaggi che entreranno nel cuore della storia e che non dimenticheremo facilmente nel bene o nel male.

Attraverso uno stile grottesco e ironico, l’autore siciliano affronta una tematica di particolare rilevanza come il razzismo che emerge nel suo profondo stato di amarezza proprio perché ci fa comprendere ancor di più che questo fenomeno ormai è completamente esteso nel nostro paese.

Non mancheranno i soliti riferimenti musicali tanto cari al buon Pappalardo e al tempo stesso pellicole che hanno scritto la storia del cinema americano.

Sorprese e colpi di scena li ritroveremo nella parte finale regalando alla storia quel pizzico di imprevedibilità.

Dimentichiamo con nostalgia il Libero Russo alla Humprey Bogart riscoprendolo con delle rughe sul viso segnato dal tempo e alla fine conoscendo bene questo personaggio lo troveremo poi così diverso nel suo modo di essere e di agire?

Lasciamo ai lettori l’ardua sentenza!

 

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