Recensione a cura di Marianna Di Felice
Un autore al suo primo romanzo per di più laureato in fisica nucleare che riesce a trascinare, senza sforzi, il lettore all’interno del suo romanzo storico capitolo dopo capitolo! Sembra incredibile, ma è ciò che accade con Lo speziale di Steinbrueck. È ciò che accade leggendo il suo protagonista, Iacum in arte Gottlob, un bambino poco fortunato che vive in un paese del Friuli, in un villaggio dove l’unico ricco era il Conte. Villaggio che sembrava troppo vero per non andare a cercarlo in un motore di ricerca, ma l’autore ha inventato il luogo, forse intersecando la regione di origine con la storia creata. Ogni capitolo ha un suo titolo e riporta una sua data, fondamentale visto che l’autore sviluppa la storia tra presente e passato, mantenendo un filo costante che non si interrompe mai e che, in modo continuativo e senza scossoni, conduce il lettore nella vita del protagonista. Vita decisamente sfortunata, povera anche se ricca grazie all’amicizia che ha con Sandro e Marietta. Una vita difficile per le continue vessazioni, per i continui capricci di Orazio, il figlio del Conte che tratta male chiunque in modo costante e senza freni. L’arroganza del ricco nei confronti del povero che può esser letta come tracotanza data dal titolo nobiliare o come una conseguenza di quel titolo attraverso il quale, di solito, non si riescono ad avere amici genuini come tra gente comune. Anche se, tra la gente comune, esiste lo stesso quella boria di essere superiori ad altri; esiste l’invidia che riduce una persona tranquilla a vendersi come Maddalena a causa dell’isolamento creato attorno alla sua persona. L’autore pagina dopo pagina aumenta la curiosità del lettore insieme alla voglia di scoprire il colpevole del brutale assassinio senza mai stancarlo. Sono troppi gli argomenti nuovi che di volta in volta vengono sciorinati sotto gli occhi di chi legge per poterlo annoiare. I continui passaggi dal presente al passato, mantenendo sempre una scrittura lineare, inoltre accompagnano ad un desiderio di conoscere più particolari via via sempre più famelico.
La storia di Iacum, del villaggio, della sua vita lontano da esso, del suo diventare adulto è illustrata da descrizioni vivide grazie alle quali il lettore può immaginare i posti, il rumore dell’acqua del fiume, le persone e i loro crucci e gli accadimenti. Questo libro contiene anche una morale quando Orazio fa presente a Iacum che “aveva rinunciato a tutto per i soldi ed era rimasto comunque povero”, si capirà il perché leggendo il libro. Di solito non ho simpatia per i libri scritti in prima persona, ma questo mi ha fatto ricredere. Scrivendo in prima persona si arriva prima al cuore di Iacum e alle sue emozioni! Non nego di essermi commossa alla fine del libro, quindi posso solo aggiungere buona lettura!

