Genere:
L’IMPOSTORE
Per Remie Yorke questo è l’ultimo turno al Mackinnon Hotel prima della chiusura invernale. L’indomani potrà finalmente lasciare la Scozia e godersi il tepore di Santiago del Cile. Sempre che la tempesta di neve non blocchi ogni collegamento col mondo esterno… Mentre le temperature precipitano e le linee telefoniche si interrompono, un uomo ferito chiede rifugio. Si tratta dell’agente Don Gaines, rimasto coinvolto in un terribile incidente. L’unico altro sopravvissuto? Il detenuto che la sua squadra stava trasportando. Bisogna isolare l’hotel, controllare ogni via di uscita e mettere in sicurezza gli unici due ospiti dell’albergo. Remie non capisce esattamente cosa stia succedendo, nonostante ciò l’unica cosa che può fare è mettersi a disposizione di quell’uomo; in fin dei conti è un poliziotto. Ma poco dopo arriva un secondo sconosciuto: anche lui è ferito e anche lui dichiara di essere Don Gaines. Stessa uniforme, stesso nome, stesso tesserino. Qualcuno sta mentendo e Remie, senza alcuna via di fuga, dovrà scoprire chi dei due sta dicendo la verità prima che sia troppo tardi. Perché se non la ucciderà il freddo, lo farà uno di loro…
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La psicologia ed il noir? Cosa succede di inquietante? Vedi la copertina, la 1 e la 4, de “L’Impostore”, e ti rendi conto che qualcosa di torbido ti attrae. Lavorare come responsabile notturna in un Hotel e sapere che devi affrontare l’ultimo giorno di lavoro, l’hotel chiuderà per l’inverno che si avvicina, aver già prospettato di andare in Cile, ed all’improvviso tutto cambia e tutto viene messo in discussione. Torna il suo essere, nonostante una famiglia disastrata,stata volontaria con giovani problematici e con la salute mentale precaria, esperta di ordinamento penale e detenzione giovanile, con la specializzazione in psicologia dell’errore nel processo decisionale; lo studio del rifiuto mentale e della negazione che fa evitare traumi possibili; il rapporto sorella/madre con il fratello, assassinato in carcere e che ha avuto un’infanzia a dir poco caotica contraddistinta da atti vandalici, da piccoli furti, fino allo stupro ed alle truffe alle compagnie di assicurazione, un rapporto che condiziona l’esistenza di Remie, la protagonista; il far da paciere e/o intermediaria in una famiglia allo sbando. E quindi l’arrivo dell’imprevisto, l’evaso, dal limitrofo carcere, violento e manipolatore, ma anzi il porre incubo è l’agente di polizia che da uno diviene due. E’ questo il ruolo che vedrà all’opera la manipolazione, la manipolazione che confonde; i dubbi che si fanno assillanti perché il raccontare per primo ciò che hai vissuto, la tua storia, non la può rendere più credibile né tantomeno vera, il tutto reso ancora più opprimente dall’incalzare del maltempo, dal vento implacabile che si trasforma in uragano con gli effetti collaterali connessi. Remie, che grazie ai propri studi analizza quanto avviene, analizza per capire dove sono le incongruenze; quali sono i tanti problemi, uno in contrasto con l’altro; che si arrovella di dubbi e domande su cos’è la vendetta, fenomeno sociale, materia di studio per antropologici, fenomeno prodotto da istinti, passioni. Tutte domande, in cerca di risposte, che nascono dal contesto che vive Remie, attraversata da sensi di colpa profondi e soffocanti. In tutto questo inserisci gli interessi economici che scaturiscono dal traffico d’armi e l’apprensione non può che accentuarsi. Arrivi alla fine e ti rendi conto che probabilmente il titolo del libro induce in errore. Abbiamo a che fare con “L’Impostore“ in quanto “genere”. Non ne abbiamo uno…

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