L’abito della festa
Per quale motivo Rosa è stata punita? Sette sono i giorni in cui, nella stanza degli addii, si sfiorano, si incrociano e si sovrappongono vite in transito o al capolinea. Sette sono i giorni in cui, come in una Genesi terrena, Rosa ha un compito: prendersi cura di chi ha in tasca un biglietto di sola andata, preparandolo al meglio per l’ultimo viaggio. La sua, però, è una missione gravata dalla colpa: i gesti lievi sui corpi inermi sono carezze di conforto e tormentato tentativo di espiazione.
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Autore Promettente
Marika Campeti
Marika Campeti è nata a Roma nel 1979. Nel 2002 si è laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo. Dopo gli studi ha svolto i suoi primi lavori nella post-produzione televisiva e cinematografica come rilevatrice dialoghi e assistente al doppiaggio. Attualmente è caporedattrice per la rivista letteraria Writers Magazine Italia diretta da Franco Forte. Insegna danza orientale dal 2005. Ha pubblicato quattro romanzi , un romanzo breve e curato due antologie: Il segreto di vicolo delle Belle (Apollo Edizioni 2018), Lo scorpione dorato (Augh edizioni 2020) Neravorio (Augh edizioni 2022) L’ultimo respiro di Mara (Bertoni editore 2023), Giochi di coppia (Delos Digital 2024), 365 racconti gialli, thriller e noir (Delos Digital 2024), La notte della menta (Settechiavi, novembre 2024).

Questo è il terzo romanzo che leggo dell’autore civitavecchiese Anthony Caruana, e anche questa volta Caruana non ha tradito le mie aspettative.

La sua scrittura è inaspettata, delicata, profonda. L’autore sa rendere vivi i personaggi, li svuota davanti ai nostri occhi di lettori, e lo fa con una delicatezza e un’armonia di linguaggio da ingannare chi legge, per poi colpirlo con argomenti forti, senza scampo, senza pietà.

In questo romanzo, Caruana affronta un tema molto scottante e controverso, uno di quegli argomenti per i quali finiamo spesso a litigare: l’eutanasia.

Con coraggio e un tatto nell’usare termini e maneggiare sentimenti che gli fa onore, Caruana ci presenta una storia di uomini e donne le cui esistenze sono legate impercettibilmente da un filo invisibile che lega la vita e la morte inesorabilmente. Rosa, sua madre, i corpi che passano all’obitorio, i portantini, il bambino ucciso dalla leucemia, i fratelli che pensano con una stessa testa, (ho apprezzato molto l’esperimento del punto di vista narrativo doppio), sono tutti personaggi che hanno il compito di tirar fuori le nostre paure più profonde, accompagnandoci tra dialoghi malinconici in un ritmo che ricorda il lento morire delle foglie.

Sette sono i giorni in cui si svolge la trama, che l’autore mostra come un rovesciamento dei giorni in cui Dio ha creato il mondo, i giorni appunto che impiegano i personaggi a rispondere alla domanda iniziale che si pone il lettore: chi è Rosa? Di quale colpa si è macchiata? I giorni che impiegano tutti per comprendere il non senso della morte e -forse- rinascere.

Un romanzo che si legge in pochissimo tempo, un prezioso gioiello da tenere sul comodino e rileggere ogni tanto, perché ci parla del dolore puro, senza orpelli, evoca verità ed essenza.

Fatto di tutto ciò che serve per legarsi al cuore di chi legge.

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