La paura del buio
Mec è un commissario di sessantacinque anni che ha perso la voglia di vivere, ma ha un dono che non può ignorare: capire le persone, soprattutto la mente dei criminali. Per questo è richiesto sull’ennesima scena del delitto, questa volta affiancato da Vincenzo D’Amato, giovane vice ispettore ansioso di dimostrare il suo valore. L’assassino è meticoloso e seriale, sceglie con cura le sue vittime e le uniche tracce che lascia sembrano essere strani morsi sui cadaveri. Quando una paziente catatonica di una casa di cura psichiatrica sembra avere collegamenti con gli omicidi, Marti, un’operatrice sociosanitaria, inizia un’indagine parallela per scoprire la verità sul misterioso assassino.
Una caccia al mostro tra luce e ombra

La paura del buio è un thriller intenso e coinvolgente, in cui il buio – fisico, emotivo e psicologico – diventa il vero protagonista. Alessandro Beriachetto, al suo esordio letterario, costruisce una narrazione che mantiene alta la tensione dalla prima all’ultima pagina. Grazie a una trama che mescola abilmente introspezione, azione e un tocco di originalità, il lettore si trova costantemente sul filo del rasoio.

Al centro della storia troviamo Mec Moretti, un commissario tormentato e disilluso dalla vita. Mec è molto più che un cliché del poliziotto anziano con un passato doloroso: è un personaggio stratificato, capace di sorprendere per la sua capacità di intuire i segreti della mente umana, e soprattutto di confrontarsi con i propri demoni interiori. Accanto a lui, Vincenzo D’Amato, un vice ispettore ambizioso ma rispettoso, crea un contrasto generazionale ricco di sfumature. Non è una semplice “spalla”, ma un investigatore capace di crescere e brillare di luce propria.

Martina, operatrice sanitaria intrappolata in una vita domestica difficile, aggiunge una prospettiva femminile ricca di empatia e forza. Il suo coinvolgimento nella vicenda, nato quasi per caso, introduce un elemento di indagine personale che arricchisce la trama.

E poi c’è il mostro, il motore occulto dell’intera storia, che emerge lentamente attraverso gli indizi sparsi nel corso della narrazione. Beriachetto riesce a umanizzarlo quel tanto che basta per renderlo ancora più inquietante.

Uno dei punti di forza del romanzo è la capacità dell’autore di mantenere costantemente alta la suspense. Ogni capitolo è costruito per lasciare il lettore con il fiato sospeso, grazie a un’abile alternanza di punti di vista e a uno stile che non lascia spazio a pause o momenti di rilassamento. La Torino descritta nelle pagine del libro è buia, glaciale e implacabile, quasi un personaggio essa stessa, che avvolge e condiziona le azioni dei protagonisti.

L’uso sapiente dei dettagli psicologici e delle ambientazioni cupe dà vita a un’atmosfera che richiama alla mente i grandi classici del noir e del thriller psicologico, pur conservando una freschezza narrativa che lo distingue.

Nonostante il rischio di cadere nelle trappole del “già visto”, Beriachetto riesce a innovare il genere. Le citazioni di film, serie TV e libri sono disseminate con intelligenza, offrendo al lettore esperto una piacevole sfida interpretativa senza mai appesantire il racconto. L’autore gioca con i tropi del thriller, piegandoli al proprio stile e creando un’esperienza di lettura che non manca mai di sorprendere.

Il climax del romanzo è gestito con maestria. Proprio quando sembra che le indagini siano giunte a una soluzione, la trama prende una svolta inattesa, ma assolutamente logica e coerente con gli indizi disseminati. Il finale, drammatico e soddisfacente, chiude il cerchio con un’abilità rara per un’opera prima.

La paura del buio è un esordio letterario che lascia il segno. Alessandro Beriachetto dimostra di essere già all’altezza dei grandi maestri del thriller italiano. Il libro è una lettura imperdibile per gli amanti del genere, capace di offrire emozioni forti, una riflessione sul lato oscuro dell’animo umano e, perché no, un pizzico di ironia. E per quanto l’autore ammetta nei ringraziamenti di aver “scopiazzato” da molti film, pur avendo avuto una sensazione di dejà vu, non sono riuscita a beccarne nemmeno uno!

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