La paura del buio è un thriller intenso e coinvolgente, in cui il buio – fisico, emotivo e psicologico – diventa il vero protagonista. Alessandro Beriachetto, al suo esordio letterario, costruisce una narrazione che mantiene alta la tensione dalla prima all’ultima pagina. Grazie a una trama che mescola abilmente introspezione, azione e un tocco di originalità, il lettore si trova costantemente sul filo del rasoio.
Al centro della storia troviamo Mec Moretti, un commissario tormentato e disilluso dalla vita. Mec è molto più che un cliché del poliziotto anziano con un passato doloroso: è un personaggio stratificato, capace di sorprendere per la sua capacità di intuire i segreti della mente umana, e soprattutto di confrontarsi con i propri demoni interiori. Accanto a lui, Vincenzo D’Amato, un vice ispettore ambizioso ma rispettoso, crea un contrasto generazionale ricco di sfumature. Non è una semplice “spalla”, ma un investigatore capace di crescere e brillare di luce propria.
Martina, operatrice sanitaria intrappolata in una vita domestica difficile, aggiunge una prospettiva femminile ricca di empatia e forza. Il suo coinvolgimento nella vicenda, nato quasi per caso, introduce un elemento di indagine personale che arricchisce la trama.
E poi c’è il mostro, il motore occulto dell’intera storia, che emerge lentamente attraverso gli indizi sparsi nel corso della narrazione. Beriachetto riesce a umanizzarlo quel tanto che basta per renderlo ancora più inquietante.
Uno dei punti di forza del romanzo è la capacità dell’autore di mantenere costantemente alta la suspense. Ogni capitolo è costruito per lasciare il lettore con il fiato sospeso, grazie a un’abile alternanza di punti di vista e a uno stile che non lascia spazio a pause o momenti di rilassamento. La Torino descritta nelle pagine del libro è buia, glaciale e implacabile, quasi un personaggio essa stessa, che avvolge e condiziona le azioni dei protagonisti.
L’uso sapiente dei dettagli psicologici e delle ambientazioni cupe dà vita a un’atmosfera che richiama alla mente i grandi classici del noir e del thriller psicologico, pur conservando una freschezza narrativa che lo distingue.
Nonostante il rischio di cadere nelle trappole del “già visto”, Beriachetto riesce a innovare il genere. Le citazioni di film, serie TV e libri sono disseminate con intelligenza, offrendo al lettore esperto una piacevole sfida interpretativa senza mai appesantire il racconto. L’autore gioca con i tropi del thriller, piegandoli al proprio stile e creando un’esperienza di lettura che non manca mai di sorprendere.
Il climax del romanzo è gestito con maestria. Proprio quando sembra che le indagini siano giunte a una soluzione, la trama prende una svolta inattesa, ma assolutamente logica e coerente con gli indizi disseminati. Il finale, drammatico e soddisfacente, chiude il cerchio con un’abilità rara per un’opera prima.
La paura del buio è un esordio letterario che lascia il segno. Alessandro Beriachetto dimostra di essere già all’altezza dei grandi maestri del thriller italiano. Il libro è una lettura imperdibile per gli amanti del genere, capace di offrire emozioni forti, una riflessione sul lato oscuro dell’animo umano e, perché no, un pizzico di ironia. E per quanto l’autore ammetta nei ringraziamenti di aver “scopiazzato” da molti film, pur avendo avuto una sensazione di dejà vu, non sono riuscita a beccarne nemmeno uno!

