“Non ero io quello sbagliato, sei tu che hai fatto la cosa a metà”, cita l’autrice.
Oggi, a distanza di tempo, sono seduta su questa sedia scomoda, priva di comfort e voglio stare sola, non voglio neppure gridare o cercare inutili appigli.
Cerco il silenzio, mi basta questo. Tu ti sentivi una scatola, un involucro ingombrante, ermetico e poco affine alla tua indole. Tu eri all’interno e non vivevi, anzi questa cosa ti faceva soffrire, eri un animale ingabbiato in qualcosa che non ti apparteneva.
Ma la scatola un giorno si è squarciata, non del tutto, si è aperta una crepa e da lì è entrata la luce. Da quella lacerazione si è introdotto qualcosa di nuovo, di violento ma che ti aggradava.
Da quello squarcio entrò anche il Dottor Radovic e la sua clinica di Belgrado. La Serbia non è solo guerra e devastazione ma anche un luogo per poter rinascere. Tu avevi scelto da tempo e con cura il tuo stregone e lo adoravi. Io che amavo il teatro con tutta me stessa invece lo vedevo come un regista macabro. Lui dirige la tua opera, io mi ritrovo seduta a riflettere e a scindere le emozioni: quelle di madre da quelle di donna.
I 18 anni sono per tutti un traguardo importante e tu hai scelto come vincere la corsa.
Ringrazio l’autrice Silvia Ferreri per avermi regalato questo libro forte, intenso, un vero pugno nello stomaco. A tratti toglie l’aria, si annaspa spesso tra le righe. Personalmente da donna mi sono soffermata a riflettere su molti spunti e – dato che non sono madre- posso solo immaginare, in parte, i pensieri di questa donna ancorata bene a terra. Una madre che comunque ama incondizionatamente sua figlia.
Vi consiglio di conoscere Eva e sua madre. Buon viaggio!
- Collana: Iena


