La madre di Eva
Una madre parla alla figlia tra le mura di una clinica serba. Al di là di una porta stanno preparando la sala operatoria. Eva ha appena compiuto diciotto anni e da quando è nata aspetta questo momento. Vuole cambiare sesso sottoponendosi all’intervento che la renderà come si è sempre sentita: uomo. Sua madre le parla col corpo, perché è il corpo ad essere sbagliato, ingannevole, traditore, un corpo come il suo che la natura stessa vuole negare. In un dialogo senza risposte, sospeso tra l’immaginato e il reale, la madre racconta la loro vita fino a quel momento, ne ripercorre i sentieri come muovendosi in una terra straniera. La sua voce è concreta, toccante, vivida e parla di una lotta che non ha vincitori né vinti, per cui non esiste resa, in cui la forma più pura dell’amore diventa bifronte e feroce.
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“Non ero io quello sbagliato, sei tu che hai fatto la cosa a metà”, cita l’autrice.

Oggi, a distanza di tempo, sono seduta su questa sedia scomoda, priva di comfort e voglio stare sola, non voglio neppure gridare o cercare inutili appigli.

Cerco il silenzio, mi basta questo. Tu ti sentivi una scatola, un involucro ingombrante, ermetico e poco affine alla tua indole. Tu eri all’interno e non vivevi, anzi questa cosa ti faceva soffrire, eri un animale ingabbiato in qualcosa che non ti apparteneva.

Ma la scatola un giorno si è squarciata, non del tutto, si è aperta una crepa e da lì è entrata la luce. Da quella lacerazione si è introdotto qualcosa di nuovo, di violento ma che ti aggradava.

Da quello squarcio entrò anche il Dottor Radovic e la sua clinica di Belgrado. La Serbia non è solo guerra e devastazione ma anche un luogo per poter rinascere. Tu avevi scelto da tempo e con cura il tuo stregone e lo adoravi. Io che amavo il teatro con tutta me stessa invece lo vedevo come un regista macabro. Lui dirige la tua opera, io mi ritrovo seduta a riflettere e a scindere le emozioni: quelle di madre da quelle di donna.

I 18 anni sono per tutti un traguardo importante e tu hai scelto come vincere la corsa.

Ringrazio l’autrice Silvia Ferreri per avermi regalato questo libro forte, intenso, un vero pugno nello stomaco.  A tratti toglie l’aria, si annaspa spesso tra le righe. Personalmente da donna mi sono soffermata a riflettere su molti spunti e – dato che non sono madre- posso solo immaginare, in parte, i pensieri di questa donna ancorata bene a terra. Una madre che comunque ama incondizionatamente sua figlia.

Vi consiglio di conoscere Eva e  sua madre. Buon viaggio!

  • Collana: Iena

 

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