Recensione a cura di Dario Brunetti
Bisogna maneggiare storie vere per poterne raccontare altre, ed è un po’ quel che accade nei romanzi del giornalista e scrittore Franco Faggiani. Nella sua nuova opera La luce del primo mattino (Fazi editore), ci riporta a una realtà storica ben documentata riguardante le avventure dei librai ambulanti della Lunigiana.
Prima di diventare librai erano contadini, pastori, artigiani e boscaioli che. molto spesso, non sapevano nemmeno leggere.
I protagonisti di questa incredibile storia sono Aldina, rimasta vedova del falegname e carbonaio Oliviero e i suoi figli Lando ed Ermellina.
Dopo la dolorosa scomparsa del marito, Aldina si trova costretta ad attingere a tutte le proprie forze per cercare di risollevare le sorti della sua famiglia. Il suo sguardo si proietta verso un nuovo orizzonte che non è solo geografico, ma un viaggio fisico che la condurrà lontano dal contesto rurale in cui è sempre vissuta.
Boschi, mulattiere e sentieri saranno solo lontani ricordi per Aldina e Lando che andranno sempre più incontro a un mondo nuovo. Il distacco si concretizza dal momento esatto in cui lasciano per sempre la terra che per generazioni la famiglia ha coltivato, recidendo quel legame intimo con i ricordi di Oliviero per trasformarsi in viandanti.
Da quel momento, la strada diventa la loro nuova casa e la vita, una pagina bianca sulla quale riscrivere il loro destino.
Il sacrificio e la fatica del lungo viaggio saranno il prezzo da pagare per scacciare una miseria che incombeva sui protagonisti. Ma se il raccolto della terra è avaro, quello della strada porta i suoi frutti: i libri si trasformeranno in nutrimento della conoscenza.
Aldina e Lando portano il peso dei volumi nella loro gerla attraversando piazze e borghi, costantemente circondati dalla curiosità dei clienti, accendendo in loro un immediato interesse verso qualcosa di percepito come prezioso.
Madre e figlio diventano così portatori sani di una cultura che acquisirà un valore inestimabile, pur non essendo inizialmente consapevoli del potere rivoluzionario del bene che si accingono a vendere. Questa fortuna non resta isolata, ma viene condivisa con la gente e potenziata dall’incontro con Stella, un’altra donna rimasta vedova con ben sei figli a carico. Aldina e Stella si ritroveranno unite nella loro missione, guidate da uno spasmodico desiderio di riscatto sociale che le spingerà ad affrontare insieme i mercati e le fiere, fino ad allestire la storica bancarella sotto i portici del molo di Genova.
Una bancarella improvvisata, che nasce dall’unione e dalla determinazione di due madri coraggiose e che non rappresenta solo il traguardo di un benessere famigliare, ma costituisce il nucleo fondativo di un fenomeno culturale unico nel nostro Paese.
Da quella prima e fortunata esperienza commerciale ligure si svilupperà, negli anni, una fitta e straordinaria rete editoriale. I venditori ambulanti della Lunigiana continueranno a viaggiare per tutta la penisola, trasformando col tempo i banchi temporanei delle piazze in librerie stabili. Questa tradizione culturale toccherà il suo apice nel 1952 con l’istituzione del Premio Bancarella di Pontremoli.
ll premio assegnato dai librai indipendenti decretò nella sua prima storica edizione Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway.
Faggiani ha saputo fondere con precisione chirurgica la ricerca storica alla sensibilità narrativa che lo contraddistingue per la sua delicatezza nel trattare un tema di riscatto sociale affrontando anche valori morali come l’amicizia e la condivisione reciproca del dramma umano.
L’unione di due mondi solitari si trasforma in forza collettiva attraverso lo spirito di sacrificio.
Dopotutto, chi non conosce il buio della notte non potrà mai guardare verso la luce del primo mattino.

