Con questo “strano caso”, nel quale viene coinvolto il detective Nigel Strangeways, torniamo indietro nel tempo. Troviamo le ambientazioni gotiche tipicamente inglesi, le educazioni molto british, in cui i bambini giocano a fare i pupazzi di neve seguiti da un adulto e sognano mondi fantastici, mentre gli adulti parlano di affari e spettegolano di amici, parenti e conoscenti. Come nei gialli più importanti, c’è sempre un omicidio che può essere passato per un suicidio; un assassino o forse più assassini; un sospettato, tanti o forse tutti sospettati e tutti con uno scheletro nell’armadio; un detective scrupoloso e attento che non disdegna l’aiuto di sua moglie e ascolta in consigli di un “investigatore per diletto”; un finale che, proprio nelle ultime pagine, scioglierà tutti i nodi e ci darà la soluzione.
Il romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1941, ci dona una scrittura non c’è più e che oggi sarebbe anche difficile da replicare, ma fa capire che è proprio quello che cerca un lettore di gialli classici, attento e preciso.
Scritto correttamente e in maniera impeccabile, questa bella storia ci riporta indietro ai tipici libri di successo come i romanzi di A. Christie. Blake però aggiunge la libertà di parlare di uso di droghe, di sesso libero, amicizie diverse e rapporti intricati e intriganti; caratterizza i personaggi in maniera dettagliata e dona a ciascuno un difetto o un pregio che lo rende unico in tutto il romanzo; l’ambientazione natalizia è solo di contorno, al contrario c’è un bel freddo inverno della campagna inglese con tanta neve, gelo e camini accesi nella manor. Non manca nei dialoghi, sempre scelti con cura e diversificati per ogni attore, un certo humor e aplomb inglese, completati dalle descrizioni degli abbigliamenti e delle stanze, descritte una ad una dettagliatamente.


