Il paese dei morti
La notte è senza luna, tra le lapidi s’insinua un vento gelido e l’unico rumore è quello di passi sul vialetto di ghiaia. Poi l’uomo si ferma e rabbrividisce, ma non per il freddo. Lo sguardo è fisso sulla tomba di una giovane donna, morta decenni prima. Il segreto deve rimanere sepolto. Per sempre. Mai Guido avrebbe immaginato che una cosa del genere potesse accadere nel suo minuscolo paese, al limite estremo della Valle Cervo, dove gli inoffensivi residenti del cimitero da tempo superano di gran lunga quelli in vita. Un uomo è stato trovato morto, ucciso. La vittima era una persona che raramente si faceva vedere in giro, non si capiva bene nemmeno di cosa vivesse, ultimo discendente di una famiglia una volta in vista ma poi caduta in disgrazia. Sebbene Guido incarni la quintessenza dello spirito della Valle – poche parole e ancor meno sorrisi –, e per lui siano più importanti le piante di cui si prende cura come giardiniere rispetto alle miserie degli esseri umani, quella morte violenta gli fa scattare dentro quel misto di curiosità e ossessione per la verità che lo ha già messo nei guai più di una volta. E così una notte non resiste alla tentazione di entrare in casa della vittima, giusto per dare un’occhiata alla stanza dove il poveretto è stato ucciso. E subito un senso opprimente d’inquietudine lo avvolge: alle pareti, infatti, sono appese decine di ritratti fotografici e d’ingrandimenti di sguardi particolarmente disturbanti. Inoltre, chiedendo in giro, Guido viene a sapere che la vittima era solita visitare i cimiteri per scattare fotografie delle fotografie dei defunti… Possibile che sia lì la chiave del mistero? Anche perché, strano a dirsi, sembra che parecchie persone abbiano la passione di girare per cimiteri. A Guido quindi non rimane che raccogliere tutto il suo coraggio e inoltrarsi anche lui nel paese dei morti, sperando non sia troppo pericoloso…
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Era da tempo che desideravo iniziare a leggere i romanzi scritti da Linda Tugnoli. Il problema grosso è che di libri interessanti, che mi attirano, ce ne sono moltissimi, ma ne riesco a leggere solo uno per volta. Mi trovo inevitabilmente a dover scegliere. Capita anche di non fare sempre la scelta giusta e per un lettore è parecchio frustrante: tempo poco, libri tanti, e se succede anche che si sbaglia nella scelta… Questa volta è andata benissimo, ma ne ero certo, diciamo che per una volta non ho voluto rischiare. Avevo bisogno di certezze e sono andato sul sicuro. Ho appunto letto l’ultimo romanzo scritto da Linda Tugnoli, Il paese dei morti. Un romanzo, ultimo (in ordine di tempo) di una serie, con protagonista il giardiniere Guido Boggio-Martinet. Sarà protagonista, insieme ai tanti personaggi che si susseguiranno sulla “scena”, anche la valle Cervo e gli spettacolari scenari che offre questo angolo di Piemonte, che anche io in parte conosco. Guido questa volta cercherà di capire, insieme al suo amico commissario, perché sia stato ucciso, in casa propria, il Pierangelo, ultimo discendente di una ricca famiglia del luogo ormai caduta in disgrazia. Pierangelo aveva un hobby un po’ macabro. Collezionava foto dei defunti, che otteneva fotografando a sua volta le immagini che vengono messe sulle lapidi per ricordare il morto. Possibile che sia a causa di questa passione che sia stato ucciso? La voglia di scoprire la verità metterà Guido in guai seri e riuscirà a capire cosa si nasconda dietro al delitto solo al termine di una lunga e pericolosa indagine. Il finale segue la logica di un romanzo che appartiene ad una serie. I personaggi principali arrivano incolumi, anche se acciaccati, alla meta. Io preferisco i finali più cinici ma devo dire che è comunque coerente e logico. Appropriato al racconto sviluppato dall’autrice. Linda Tugnoli insomma ha creato una bella storia con personaggi vivaci e divertenti. A cominciare da Guido una persona schiva e taciturna amante della natura e della sua terra. Un romanzo che si legge con piacere quindi. Originale e coinvolgente. Come in ogni giallo che si rispetti poi non mancano le sorprese e i colpi di scena. Così come anche i momenti di pathos. I complimenti all’autrice sono perciò d’obbligo, sentiti e autentici.

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